La cannabis rimane un argomento controverso nonostante ormai ci siano moltissimi studi che ne hanno evidenziato le qualità in ambito medico. Le nuove scoperte in materia, per esempio, hanno evidenziato due composti prodotti dalla pianta in questione in grado di intervenire efficacemente contro la malattia del fegato grasso. Oltre a riuscirci, sembrano non causa alcuna intossicazione tipica di altri trattamenti. Nello specifico si sta parlando del cannabidiolo, o CBD, e cannabigerolo, CBG.
Secondo lo studio condotto sui topi in laboratorio, questi due composti della cannabis sono riusciti a tenere sotto controllo lo zucchero nel sangue, a ridurre l’accumulo di grasso nel fegato e ad abbassare i livelli di lipidi sempre nel sangue. La loro efficacia è stata tale che dopo una dieta ricca di grassi, in appena un mese i due composti hanno riporto le funzionalità epatiche a prima della dieta.
Un altro punto per la cannabis
Mentre il cannabidiolo è un composto già ampiamente riconosciuto, anche proprio grazie agli studi sulla cannabis, il cannabigerolo è stato individuato solo di recente e risulta essere anche più promettente dal punto di vista medico. Entrambi comunque, nella loro forma pura e quindi non da utilizzo della pianta in sé, non vanno a sollecitare il cervello.
Le parole dei ricercatori: “I nostri risultati identificano un nuovo meccanismo attraverso il quale il CBD e il CBG migliorano l’energia epatica del fegato e la funzione lisosomiale. Questo duplice rimodellamento metabolico contribuisce a migliorare la gestione dei lipidi epatici e mette in evidenza questi composti come agenti terapeutici Nonostante il crescente onere clinico del MASLD, fino ad oggi non è stato approvato alcun trattamento farmacologico. Questo divario terapeutico sottolinea l’urgente necessità di nuovi agenti farmacologici che possano colpire i meccanismi alla base della progressione della malattia”.

