Una volta forse la desideravano un po’ più di persone, adesso probabilmente no, ma c’è comunque chi sogna di vivere molto più a lungo. Di ricerche in merito ce ne sono tantissime. Tra queste, un nuovo studio sembra aver riscontrato che un farmaco già esiste abbia di fatto la capacità di qualcosa per il problema dell'”invecchiare“. Il trattamento in sé serve a trattare l’ipertensione e sembra mimare effetti positivi già visto con la restrizione calorica a livello cellulare.
Al momento lo studiato si è concentrato sui vermi, un focus molto lontano dagli essere umani, anche solo delle normale cavie da laboratorio. L’effetto ottenuto studiando la rilmenidina però sembra essere promettente. Invecchiare è di fatto qualcosa che accumuna allo stesso modo quasi tutto il mondo animale. A farla da padrona sono i risultati che vedono l’effetto del farmaco simile a gli effetti positivi della riduzione calorica quindi si crea un parallelismo su cui lavorare.
Invecchiare di meno? Si può fare?
Un aspetto su cui i ricercatori si sono soffermati è un recettore di segnalazione biologica chiamato Nish-1. È fondamentale per l’efficacia del farmaco sopracitato e se si lavora attorno al suddetto si possono ottenere i risultati sperati, o così credono. Da questo punto di vista, invecchiare potrebbe smettere di diventare così lineare.
Le parole dei ricercatori: “Per la prima volta, siamo riusciti a dimostrare negli animali che la rilmenidina può aumentare la durata della vita. Ora siamo ansiosi di esplorare se la rilmenidina possa avere altre applicazioni cliniche. Con una popolazione globale che invecchia, i benefici derivanti dal rallentamento dell’invecchiamento, anche se lieve, sono immensi. Il riutilizzo di farmaci in grado di prolungare la durata della vita e la salute ha un enorme potenziale ancora inesplorato nella gerontologia traslazionale.”

