La ricerca per cura per l’Alzheimer continua senza sostanza e sarà sempre più necessaria con la popolazione globale sempre più vecchia. Per questo rimangono importanti scoperte come quelle di una recente ricerca che ha identificato un nuovo bersaglio molecolare. Studiando la progressione della malattia nei topi è stato trovato un nuovo modo per procedere e per sviluppare trattamenti mirati.
Un nuovo modo di combattere il morbo di Alzheimer?
Il bersaglio si chiama chinasi 2 ed è accoppiato tramite un recettore alla proteina GRK2. In un organismo funzionante, il suo ruolo è aiutare le cellule a rispondere in modo corretto allo stress. Purtroppo, può anche non funzionare a dovere. Questo porta un accumulo eccessivo della sostanza attorno ai mitocondri. In precedenza sono stati associati quest’ultimi al morbo di Alzheimer il che apre nuove possibili strade.
Durante periodi di stress, questo accumulo peggiora creando un corto circuito negativo che può esacerbare la situazione. Il risultato è un aumento della produzione della proteina beta-amiloide e di conseguenza si va verso il morbo di Alzheimer. Da questo punto però, i ricercatori hanno sviluppato un composto in grado di risolvere la situazione. Al momento funziona sui topi, ma bisogna fare il passo sulle persone.
Le parole dei ricercatori: “Gli aggregati di GRK2 bloccano i pori dei mitocondri, riducendo la quantità di energia che possono fornire e causando una situazione di stress all’interno delle cellule. L’Alzheimer è una malattia molto complessa. Ecco perché è così importante aver identificato una nuova proteina bersaglio, la GRK2, e un principio attivo che agisce tramite la GRK2 e quindi con un meccanismo diverso rispetto ai farmaci attualmente utilizzati per l’Alzheimer.”

