Perché gli uccelli “ignorano Newton” quando volano in stormo

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Quando la fisica classica sembra non bastare

A prima vista, un banco di uccelli in volo sembra sfidare le leggi della fisica. Si muovono in modo sincronizzato, cambiano direzione all’istante, si aprono e si richiudono come un unico organismo. Eppure, secondo la terza legge di Newton, ogni azione dovrebbe avere una reazione uguale e contraria.

Allora perché questi sistemi collettivi — dagli stormi agli sciami di pesci, fino alle folle umane — sembrano “ignorare Newton”?

La risposta non è che le leggi fisiche vengano violate, ma che serva un modello diverso per descrivere ciò che accade.

Il punto chiave: interazioni non reciproche

Nei sistemi classici, come una persona che corre o una palla che rimbalza, le forze sono reciproche: ogni corpo influenza e viene influenzato in modo simmetrico.

Negli stormi di uccelli, invece, le interazioni sono non reciproche.

Ogni uccello non reagisce a tutti gli altri in modo diretto, ma tende a orientarsi soprattutto rispetto a:

  • gli uccelli davanti;
  • quelli immediatamente vicini;
  • i segnali visivi locali del movimento.

Questo crea un flusso di informazione altamente direzionale: non tutti influenzano tutti allo stesso modo.

Il risultato è un comportamento collettivo che appare “unitario”, ma nasce da regole locali molto semplici.

Il nuovo modello della fisica dei sistemi collettivi

Un recente studio pubblicato su Nature Physics ha proposto un modo innovativo per descrivere questi sistemi.

I ricercatori hanno introdotto un’idea sorprendente: per rendere calcolabile un sistema non reciproco, si può immaginare un “partner fittizio” per ogni elemento reale.

In pratica, per ogni uccello dello stormo viene ipotizzato un uccello “specchio” che permette di trasformare un sistema complesso e asimmetrico in un modello matematico più gestibile.

Non si tratta di una realtà biologica, ma di un artificio teorico che consente di applicare strumenti già noti della fisica dei sistemi complessi.

Perché gli stormi si comportano così

Il comportamento degli uccelli in volo ha una funzione molto concreta: sopravvivere.

Seguire il vicino più che l’intero gruppo consente di:

  • reagire rapidamente ai predatori;
  • ridurre il rischio di collisioni;
  • mantenere la coesione del gruppo;
  • ottimizzare il consumo energetico durante il volo.

In altre parole, non serve una “mente collettiva” centrale: bastano regole locali semplici per generare un comportamento globale altamente coordinato.

Newton non è sbagliato: cambia il punto di vista

È importante chiarire un punto: le leggi di Newton non vengono violate.

Piuttosto, non sono sufficienti da sole a descrivere sistemi in cui le interazioni non sono simmetriche e dove il comportamento emerge dal gruppo, non dal singolo individuo.

In questi casi entra in gioco una branca della fisica chiamata fisica dei sistemi complessi, che studia proprio come da interazioni locali possano emergere strutture globali ordinate.

Dal cielo alle folle: una regola universale

Gli stessi principi osservati negli stormi di uccelli si ritrovano anche in altri contesti:

  • banchi di pesci che cambiano direzione all’unisono;
  • sciami di insetti;
  • flussi di persone in spazi affollati;
  • persino alcune dinamiche cellulari.

In tutti questi casi, il comportamento collettivo non dipende da un comando centrale, ma da regole di interazione locali e asimmetriche.

Una nuova idea di ordine naturale

Lo studio degli stormi mostra qualcosa di più profondo: l’ordine non nasce sempre da una regola globale, ma può emergere spontaneamente da interazioni semplici e parziali.

Gli uccelli non ignorano Newton. Piuttosto, ci ricordano che la natura è spesso più efficiente dei modelli con cui proviamo a descriverla.

E che, a volte, per capire il movimento di un intero cielo in volo, bisogna partire dal singolo battito d’ali.

Federica Vitale
Federica Vitalehttps://federicavitale.com
Ho studiato Shakespeare all'Università e mi ritrovo a scrivere di tecnologia, smartphone, robot e accessori hi-tech da anni! La SEO? Per me è maschile, ma la rispetto ugualmente. Quando si suol dire "Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere" (Amleto, l'atto indovinatelo voi!)

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