Immaginate di salire su un treno a Londra, accomodarvi al vostro posto e, meno di un’ora dopo, scendere nel cuore di New York. Nessun aeroporto, nessun volo transatlantico, nessun controllo delle turbolenze: soltanto un convoglio lanciato a velocità vertiginosa dentro un gigantesco tunnel sotto l’Oceano Atlantico.
È lo scenario alla base del progetto di un tunnel transatlantico che, almeno sulla carta, potrebbe ridurre il viaggio tra Londra e New York a circa 54 minuti. Una prospettiva che sembra uscita da un romanzo di fantascienza, ma che si basa su tecnologie e concetti di ingegneria realmente studiati. Il problema è che tra una possibilità teorica e un’infrastruttura funzionante esiste ancora un oceano di difficoltà.
Un viaggio sotto l’oceano a 8.000 chilometri orari
Il segreto del progetto non sarebbe un normale treno ad alta velocità. Per percorrere la distanza tra le due città in meno di un’ora servirebbe un sistema completamente diverso, basato sul principio dei tubi a bassa pressione o quasi sotto vuoto.
Riducendo drasticamente l’aria presente nel tunnel, si diminuirebbe la resistenza aerodinamica. Il veicolo potrebbe così raggiungere velocità impensabili per la ferrovia tradizionale, teoricamente nell’ordine di migliaia di chilometri orari.
Le stime associate allo scenario dei 54 minuti parlano di velocità intorno alle 5.000 miglia orarie, cioè circa 8.000 chilometri orari. È una velocità enormemente superiore a quella dei treni commerciali attuali e rappresenta uno dei principali ostacoli tecnologici del progetto.
Non sarebbe quindi semplicemente un nuovo Eurostar. Sarebbe un sistema di trasporto completamente nuovo, nel quale levitazione magnetica, controllo della pressione e propulsione ad altissima velocità dovrebbero funzionare insieme.
Un tunnel lungo migliaia di chilometri
La parte più impressionante, però, non sarebbe necessariamente il treno.
Sarebbe il tunnel.
La distanza tra Londra e New York è di circa 5.500 chilometri. Costruire una struttura continua di questa lunghezza sotto l’Atlantico significherebbe realizzare una delle opere ingegneristiche più imponenti mai tentate dall’umanità.
Per avere un termine di paragone, il Channel Tunnel, che collega Regno Unito e Francia, possiede una sezione sottomarina di circa 38 chilometri. È una grande infrastruttura, ma rappresenta una scala completamente diversa rispetto a un collegamento transatlantico.
E non si tratta soltanto di scavare.
Un’opera di questo tipo dovrebbe affrontare pressioni enormi, temperature e condizioni geologiche differenti, infiltrazioni d’acqua, manutenzione e sistemi di sicurezza capaci di intervenire rapidamente in caso di emergenza.
Perché il vuoto è così importante
Il concetto alla base del progetto ricorda quello dell’Hyperloop, anche se un collegamento transatlantico richiederebbe una scala e una complessità enormemente superiori.
In un ambiente con pochissima aria, il veicolo incontrerebbe una resistenza molto più bassa. Questo consentirebbe, almeno teoricamente, di aumentare enormemente la velocità senza consumare la stessa quantità di energia necessaria per spingere un convoglio attraverso l’atmosfera.
Il treno potrebbe inoltre utilizzare sistemi di levitazione magnetica, eliminando gran parte dell’attrito meccanico tra ruote e rotaie.
Il risultato, sulla carta, è affascinante: una capsula pressurizzata che viaggia all’interno di un ambiente quasi privo d’aria a velocità paragonabili a quelle di un aereo supersonico.
Ma proprio qui emerge una delle contraddizioni fondamentali del progetto: più aumenta la velocità, più diventano importanti sicurezza, controllo e affidabilità.
E se qualcosa andasse storto?
Un’automobile che si ferma in autostrada è un problema. Un treno ad alta velocità che subisce un guasto è un’emergenza. Un veicolo pressurizzato che viaggia a migliaia di chilometri orari dentro un tunnel sottoposto a condizioni estreme rappresenterebbe una sfida completamente diversa.
La gestione di un’emergenza dovrebbe essere progettata fin dall’inizio.
Servirebbero probabilmente gallerie di servizio, sistemi di evacuazione, compartimenti di sicurezza, alimentazione elettrica ridondante e sofisticati sistemi di monitoraggio. Anche una piccola variazione della pressione all’interno del tubo potrebbe avere conseguenze molto più serie rispetto a quelle che si verificano in una normale galleria ferroviaria.
E poi c’è il problema della manutenzione. Un tunnel lungo migliaia di chilometri non potrebbe essere trattato come una normale infrastruttura: ogni tratto dovrebbe essere continuamente controllato.
Il problema dei costi
Poi arriva la domanda più difficile: quanto costerebbe?
Le stime circolate per il progetto hanno raggiunto cifre astronomiche, nell’ordine delle decine di trilioni di dollari. Nel 2024 Elon Musk ha rilanciato l’idea sostenendo che una sua società specializzata nella costruzione di tunnel potrebbe realizzare un’infrastruttura simile a un costo enormemente inferiore rispetto alle stime più elevate. Non esiste però, al momento, un progetto transatlantico operativo della sua azienda né un piano concreto per costruire il collegamento Londra-New York.
Il punto è fondamentale: non esiste oggi un cantiere per il treno Londra-New York in 54 minuti.
L’idea è una proposta teorica e futuristica, non un servizio ferroviario già finanziato e in fase di costruzione.
Il confronto con l’aereo
La domanda diventa allora: avrebbe davvero senso costruire tutto questo?
Oggi un volo diretto tra Londra e New York richiede generalmente diverse ore, a cui bisogna aggiungere i tempi necessari per raggiungere l’aeroporto, effettuare i controlli e attendere l’imbarco.
Un treno transatlantico da 54 minuti cambierebbe radicalmente il concetto stesso di viaggio intercontinentale.
Londra e New York potrebbero diventare, dal punto di vista della mobilità quotidiana, quasi due città dello stesso sistema urbano globale. Un pendolare potrebbe teoricamente vivere da una parte dell’Atlantico e lavorare dall’altra.
Ma proprio questo scenario solleva un’altra questione: il costo energetico, economico e ambientale necessario per costruire un’infrastruttura gigantesca dovrebbe essere confrontato con quello delle alternative disponibili.
Il futuro dei viaggi è già qui?
Per ora, la risposta è no.
La tecnologia necessaria per realizzare un collegamento transatlantico in meno di un’ora non è disponibile nella forma richiesta dal progetto. Gli esperti sottolineano soprattutto le difficoltà legate alla costruzione di un tunnel lungo migliaia di chilometri, alla gestione delle pressioni oceaniche, alla sicurezza e alla necessità di sviluppare sistemi capaci di far viaggiare veicoli a velocità estreme in condizioni di vuoto.
Questo non significa che l’idea sia completamente inutile.
Progetti come questo spingono infatti a studiare nuove tecnologie di trasporto, levitazione magnetica, tunnel automatizzati, sistemi di propulsione e infrastrutture a bassa pressione. Anche se il tunnel sotto l’Atlantico dovesse rimanere un’utopia, alcune delle tecnologie sviluppate per inseguirla potrebbero trovare applicazioni molto più realistiche.
Per il momento, dunque, il biglietto Londra-New York da 54 minuti rimane nel territorio della fantascienza ingegneristica.
Ma è proprio questo il fascino della proposta: un viaggio che oggi sembra impossibile potrebbe diventare, almeno in parte, il laboratorio nel quale si progettano i trasporti di domani.
Foto di Peter Wieser da Pixabay
