Scienza

Monopattini elettrici, 38.000 casi svelano i rischi

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I monopattini elettrici sono ormai una presenza abituale nelle città, utilizzati per gli spostamenti quotidiani e, soprattutto, per coprire rapidamente brevi distanze. Ma dietro la loro praticità si nasconde una questione sempre più importante per la sicurezza stradale: quali sono le conseguenze degli incidenti e chi corre i rischi maggiori?

A provare a rispondere è un nuovo studio pubblicato su Scientific Reports, che ha analizzato complessivamente 38.440 registrazioni provenienti da due differenti banche dati. I ricercatori hanno messo a confronto gli incidenti che coinvolgono gli utilizzatori di monopattini elettrici con quelli che riguardano motociclisti e ciclisti, cercando di individuare eventuali differenze nella tipologia e nella gravità delle lesioni.

Il risultato più interessante riguarda soprattutto la distribuzione dei traumi: tra le persone ricoverate dopo un incidente, chi viaggiava in monopattino presentava una proporzione particolarmente elevata di traumi cranici, lesioni vascolari e danni agli organi interni.

Più traumi alla testa, ma meno fratture

I numeri aiutano a comprendere meglio il fenomeno. Nel gruppo dei pazienti ospedalizzati, le lesioni cerebrali traumatiche risultavano 3,5 volte più frequenti tra gli utilizzatori di monopattini rispetto ai motociclisti. Il confronto con i ciclisti mostrava invece una frequenza relativa delle lesioni cerebrali di circa 1,7 volte superiore.

Anche le lesioni vascolari presentavano una differenza significativa: erano 3,2 volte più frequenti tra gli utenti dei monopattini rispetto ai motociclisti. Per quanto riguarda gli organi interni, il rapporto era invece di circa 1,5 volte.

Curiosamente, il quadro si invertiva per le fratture, che risultavano meno frequenti tra gli utilizzatori di monopattini rispetto ai motociclisti.

È però fondamentale interpretare correttamente questi numeri. Non significa che una persona che sale su un monopattino abbia un rischio 3,5 volte maggiore di riportare un trauma cranico rispetto a un motociclista. Lo studio fotografa infatti la distribuzione delle lesioni tra persone che hanno già subito un incidente e sono state ricoverate, non il rischio assoluto di avere un determinato tipo di incidente.

Perché il monopattino può essere diverso da una bicicletta?

La tipologia stessa del veicolo potrebbe contribuire a spiegare alcune differenze.

Il monopattino presenta ruote relativamente piccole, una pedana bassa e una posizione di guida differente rispetto a una bicicletta o a una motocicletta. Buche, ostacoli, dislivelli e superfici irregolari possono quindi avere conseguenze particolari sulla stabilità.

In caso di caduta, inoltre, il corpo può essere proiettato in avanti e l’impatto può interessare direttamente la testa e la parte superiore del corpo.

Queste sono però possibili interpretazioni e non conclusioni definitive dello studio: per stabilire esattamente quali caratteristiche del mezzo contribuiscano maggiormente a determinati traumi servono ulteriori ricerche.

Giovani e donne tra i gruppi più esposti

Un altro elemento emerso dall’analisi riguarda l’età degli utilizzatori.

I bambini rappresentavano una quota significativamente maggiore degli incidenti associati ai monopattini rispetto a quelli che coinvolgevano motociclisti e ciclisti. Nei dati forniti dagli operatori di noleggio, inoltre, gli incidenti tendevano a essere più gravi tra i ragazzi nella fascia 16-19 anni.

Anche il sesso sembrava avere un ruolo: le donne presentavano una maggiore frequenza di collisioni segnalate rispetto agli uomini. Ma, ancora una volta, questi dati devono essere letti con cautela, perché non permettono automaticamente di stabilire che essere giovani o donne costituisca di per sé una causa di maggiore gravità dell’incidente.

Entrano infatti in gioco moltissime variabili: esperienza alla guida, velocità, comportamento, condizioni della strada, traffico, utilizzo del casco e caratteristiche del mezzo.

Il casco può fare la differenza

Tra gli elementi che lo studio invita a non trascurare c’è proprio l’uso del casco.

Nei dati analizzati, il suo utilizzo risultava relativamente poco frequente. Questo è particolarmente rilevante considerando che i traumi cranici rappresentavano una parte consistente delle lesioni osservate tra gli utilizzatori di monopattino ricoverati.

Il casco, naturalmente, non elimina il rischio di incidente e non protegge da tutte le possibili lesioni. Può però rappresentare una misura di protezione importante contro alcuni traumi alla testa.

La questione non riguarda quindi soltanto il comportamento del singolo utilizzatore. Gli autori dello studio suggeriscono un approccio più ampio alla sicurezza dei monopattini elettrici, che coinvolga anche infrastrutture, limiti di velocità e progettazione urbana.

Anche il luogo dell’incidente conta

L’analisi ha evidenziato differenze anche in relazione alle caratteristiche delle aree urbane.

Gli incidenti segnalati risultavano più frequenti nelle zone socioeconomicamente svantaggiate, mentre nelle aree più benestanti gli infortuni tendevano a essere più gravi.

Questo dato non significa che le persone con redditi più elevati subiscano incidenti peggiori. I ricercatori hanno infatti analizzato le caratteristiche socioeconomiche delle aree geografiche, non quelle individuali degli utenti.

Anche le differenze tra città suggeriscono che il contesto possa avere un ruolo. Qualità delle strade, organizzazione del traffico, piste ciclabili, limiti di velocità e modalità di utilizzo dei monopattini possono modificare profondamente il livello di sicurezza.

Un’enorme banca dati, ma con qualche limite

La ricerca ha utilizzato due fonti differenti. La prima comprendeva 15.247 casi registrati in Inghilterra e Galles tra il 2020 e il 2022, relativi a persone con lesioni sufficientemente gravi da richiedere un ricovero prolungato, cure intensive o che sono decedute in ospedale.

La seconda comprendeva invece 23.193 incidenti riguardanti monopattini a noleggio in 18 città tra il 2020 e il 2024. I dati coprivano più di 33 milioni di viaggi e quasi 78 milioni di chilometri percorsi.

Le due banche dati, però, non sono direttamente sovrapponibili. I dati ospedalieri riguardano soprattutto gli incidenti più gravi, mentre quelli degli operatori includono anche collisioni e quasi incidenti segnalati dagli stessi utenti.

Inoltre, lo studio è osservazionale e quindi non può dimostrare rapporti di causa-effetto. Mancano informazioni dettagliate su fattori come alcol, sostanze, velocità, condizioni meteorologiche, tipo di caduta e condizioni precise della strada.

La sicurezza passa dalla città, non solo dal casco

Il valore della ricerca sta quindi soprattutto nell’aver individuato uno schema che merita ulteriori approfondimenti. I monopattini elettrici non producono necessariamente gli stessi tipi di conseguenze di una bicicletta o di una motocicletta e alcune categorie di utenti sembrano meritare particolare attenzione.

Per ridurre gli incidenti, secondo gli autori, potrebbe essere necessario intervenire su più fronti: caschi, controllo della velocità, infrastrutture più sicure, limitazioni automatiche in determinate zone e una progettazione più attenta dei mezzi.

Il monopattino, in fondo, è soltanto una parte dell’equazione. La sicurezza dipende dal rapporto tra il veicolo, chi lo guida e l’ambiente nel quale si muove.

E proprio mentre la mobilità elettrica continua a conquistare le città, comprendere meglio come, dove e perché avvengono gli incidenti diventa essenziale per fare in modo che la comodità di uno spostamento rapido non si trasformi in un rischio evitabile.

Foto di Kristof Topolewski da Pixabay

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