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Linfoma di Hodgkin, guarire non basta: i rischi possono persistere per decenni

Linfoma di Hodgkin rischi guarire

Il linfoma di Hodgkin è oggi uno dei tumori ematologici con le migliori probabilità di guarigione: negli Stati Uniti la sopravvivenza relativa a cinque anni sfiora il 90%. Ma superare questa importante soglia non significa necessariamente che tutti i rischi siano scomparsi. Una grande analisi basata sul registro statunitense SEER ha studiato 19.895 persone sopravvissute almeno cinque anni dopo la diagnosi, cercando di capire cosa accada negli anni successivi. Il risultato richiama l’attenzione sull’importanza del follow-up a lungo termine: rispetto alla popolazione generale, alcuni ex pazienti continuano a presentare un eccesso di mortalità.

Quasi 20mila sopravvissuti sotto la lente

La ricerca ha incluso adulti con un primo linfoma di Hodgkin diagnosticato tra il 2000 e il 2017 e trattati con chemioterapia, con o senza radioterapia, che erano ancora vivi cinque anni dopo la diagnosi. L’età mediana era di 36 anni e il 53% dei partecipanti era costituito da uomini. Gli studiosi hanno confrontato la mortalità osservata nel gruppo con quella attesa in persone della popolazione generale simili per età, sesso, appartenenza etnico-razziale e periodo storico. Questo approccio permette di capire se essere sopravvissuti alla malattia continui ad avere conseguenze misurabili molto tempo dopo le cure.

Il rischio di recidiva diventa basso, ma non arriva a zero

La maggior parte delle recidive del linfoma di Hodgkin si verifica nei primi anni. Superare cinque anni senza malattia rappresenta quindi un segnale molto favorevole, ma esistono recidive tardive. Un’analisi su 6.840 pazienti trattati nei trial del German Hodgkin Study Group ha identificato 141 recidive oltre i cinque anni. L’incidenza cumulativa delle recidive tardive raggiungeva circa il 2,5% a dieci anni, il 4,3% a quindici e il 6,9% a vent’anni dalla diagnosi. Sono percentuali relativamente basse, ma mostrano che il rischio non presenta un confine netto al quinto anniversario.

Dopo anni cambiano soprattutto i pericoli da sorvegliare

Il punto fondamentale è che il rischio a lungo termine non riguarda soltanto il ritorno del linfoma. Alcune delle terapie che hanno permesso di ottenere percentuali così elevate di guarigione possono lasciare effetti tardivi. Il National Cancer Institute segnala tra le principali conseguenze a lungo termine secondi tumori, malattie cardiovascolari, danni polmonari e altri problemi d’organo. Dopo circa 15-20 anni, la mortalità cumulativa legata a secondi tumori, patologie cardiovascolari o fibrosi polmonare può superare quella direttamente attribuibile al linfoma di Hodgkin.

I secondi tumori rappresentano un capitolo importante

Una nuova analisi SEER presentata nel 2026 ha esaminato 39.430 sopravvissuti al linfoma di Hodgkin, registrando 3.092 secondi tumori maligni. Nel complesso, l’incidenza risultava circa il 60% superiore a quella attesa nella popolazione generale. La buona notizia è che il rischio relativo è diminuito nei pazienti trattati più recentemente, probabilmente anche grazie all’evoluzione delle terapie e alla riduzione dell’esposizione radioterapica. Il problema non è però scomparso, soprattutto per chi è stato curato in giovane età e dispone davanti a sé di molti decenni durante i quali possono emergere effetti tardivi.

Cuore e vasi richiedono attenzione

Anche la salute cardiovascolare occupa un posto importante nella sorveglianza a lungo termine. Alcuni trattamenti storicamente utilizzati contro il Hodgkin, in particolare determinate chemioterapie e la radioterapia che coinvolgeva il torace, possono aumentare a distanza di anni il rischio di problemi cardiaci. Il quadro dipende naturalmente dal trattamento ricevuto, dalle dosi, dall’età e dai normali fattori di rischio cardiovascolare. Proprio perché molte persone vengono curate dal Hodgkin quando sono giovani, effetti relativamente piccoli possono diventare rilevanti nel corso di una vita molto lunga. Le terapie moderne mirano anche a ridurre queste tossicità.

Follow-up non significa sottoporsi continuamente a scansioni

La necessità di sorveglianza non deve essere confusa con l’esecuzione indefinita di PET o TAC periodiche. Il National Cancer Institute sottolinea che, nei pazienti con PET-TC negativa alla fine del trattamento, le scansioni di routine non sono generalmente consigliate per cercare una recidiva, anche per limitare falsi positivi e ulteriore esposizione alle radiazioni. Dopo la fase iniziale, il follow-up deve concentrarsi anche sugli effetti tardivi delle cure e adattarsi alla storia terapeutica individuale. Sintomi sospetti, risultati dell’esame clinico o alterazioni degli esami possono invece giustificare approfondimenti mirati.

Essere guariti e continuare a prendersi cura della propria salute

Il messaggio dello studio non deve quindi creare allarme. Per la maggioranza dei pazienti, le prospettive dopo il linfoma di Hodgkin sono eccellenti e diventano particolarmente favorevoli dopo anni senza recidive. I dati ricordano però che la medicina della guarigione oncologica non termina quando si raggiunge il traguardo dei cinque anni. Conoscere le terapie ricevute, controllare i fattori di rischio cardiovascolare, non fumare e aderire ai programmi di prevenzione oncologica appropriati può diventare parte della cura a lungo termine. Oggi la sfida non è soltanto guarire sempre più persone dal Hodgkin, ma permettere loro di vivere per decenni riducendo al minimo le conseguenze della malattia e delle terapie che l’hanno sconfitta.

Immagine di gpointstudio su Magnific

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