Una compressa assunta prima di dormire potrebbe cambiare il trattamento dell’apnea ostruttiva del sonno (OSA), disturbo nel quale le vie respiratorie si restringono o collassano ripetutamente durante la notte. In uno studio clinico di fase 3, il farmaco sperimentale AD109 ha ridotto di circa il 44% l’indice di apnea-ipopnea (AHI), cioè il numero di apnee e riduzioni significative del respiro registrate ogni ora di sonno. I risultati dello studio SynAIRgy, pubblicati sull’American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine, rappresentano uno dei progressi più interessanti nella ricerca di una terapia farmacologica specificamente diretta ai meccanismi dell’OSA.
Perché durante il sonno smettiamo di respirare
Nell’apnea ostruttiva, i muscoli che contribuiscono a mantenere aperte le vie aeree superiori diventano meno efficaci durante il sonno. In persone predisposte, la gola può restringersi fino a interrompere temporaneamente il passaggio dell’aria. Il fenomeno può ripetersi decine di volte ogni ora, provocando cadute dell’ossigeno e micro-risvegli che frammentano il riposo. L’OSA può manifestarsi con russamento, sonnolenza diurna e difficoltà di concentrazione ed è associata a importanti conseguenze cardiovascolari e metaboliche. Il trattamento deve quindi fare qualcosa di più che eliminare semplicemente il rumore del russamento.
AD109 prova a mantenere aperta la gola dall’interno
La particolarità di AD109 è il suo meccanismo. La pillola combina aroxibutinina e atomoxetina, due molecole che agiscono attraverso differenti sistemi neurochimici per sostenere l’attività dei muscoli delle vie aeree mentre dormiamo. L’obiettivo è rendere la gola meno incline al collasso. Si tratta di una strategia molto diversa dalla CPAP, che attraverso una maschera mantiene invece le vie respiratorie aperte applicando continuamente aria a pressione positiva. AD109 tenta quindi di intervenire su una componente neuromuscolare alla base dell’ostruzione anziché contrastare il collasso attraverso una pressione meccanica esterna.
Lo studio ha coinvolto 646 persone per sei mesi
Il trial randomizzato ha coinvolto 646 adulti in 69 centri negli Stati Uniti e in Canada. L’età mediana era di 58 anni e i partecipanti presentavano forme di apnea da lievi a gravi; tutti avevano rifiutato la CPAP oppure non riuscivano a tollerarla. Il valore mediano iniziale dell’AHI era di 19,6 eventi per ora. Dopo 26 settimane, nel gruppo AD109 la riduzione stimata dell’indice è stata del 44,1%, contro il 17,6% osservato con placebo. La differenza media tra trattamento e placebo era di quattro eventi respiratori in meno ogni ora.
Sono migliorati anche i livelli di ossigeno
Il risultato non riguardava soltanto il numero delle interruzioni respiratorie. Il farmaco ha migliorato anche l’indice di desaturazione dell’ossigeno e il cosiddetto hypoxic burden, una misura dell’esposizione complessiva dell’organismo alle riduzioni dell’ossigeno durante il sonno. Oltre il 40% dei pazienti trattati è passato a una categoria di gravità inferiore e circa il 18% ha raggiunto quello che i ricercatori hanno definito controllo completo dell’OSA. Non tutti gli indicatori, però, sono migliorati: per esempio, non è stata osservata una differenza statisticamente significativa rispetto al placebo nella misura PROMIS della fatica percepita.
Il prezzo da pagare sono gli effetti collaterali
Una pillola è apparentemente più semplice di una maschera, ma questo non significa che sia priva di problemi. Gli effetti indesiderati più frequenti con AD109 comprendevano secchezza della bocca, nausea, insonnia e difficoltà a urinare. Il dato più rilevante è che il 21,2% dei partecipanti che assumevano il farmaco ha interrotto il trattamento a causa degli eventi avversi, contro il 3,1% nel gruppo placebo. Nello studio non sono stati registrati eventi avversi gravi considerati correlati al trattamento, ma tollerabilità e sicurezza nel lungo periodo saranno aspetti cruciali se la terapia arriverà alla pratica clinica.
È davvero arrivato il momento di dire addio alla CPAP?
Per ora, no. La CPAP rimane il trattamento di riferimento e di prima linea per molti pazienti con apnea ostruttiva, ed è altamente efficace quando utilizzata correttamente. Il problema è che alcune persone trovano difficile dormire ogni notte con maschera, tubo e pressione dell’aria, compromettendo l’aderenza alla terapia. Una recente guida clinica sulla farmacoterapia dell’OSA conferma che la CPAP continua a rappresentare lo standard di riferimento. AD109 potrebbe quindi diventare soprattutto un’alternativa per pazienti selezionati che non riescono a utilizzare la CPAP, anziché sostituirla indiscriminatamente.
Una nuova era per il trattamento dell’apnea?
AD109 ha ricevuto dalla FDA statunitense la designazione Fast Track e l’azienda sviluppatrice, Apnimed, ha presentato la domanda per l’approvazione del farmaco; secondo le informazioni diffuse dall’American Thoracic Society, una possibile decisione regolatoria è attesa nel primo trimestre del 2027, se la domanda verrà accettata per la revisione. I risultati di fase 3 sono promettenti, ma il titolo “addio CPAP” resta quindi prematuro. La vera novità è un’altra: per la prima volta una terapia orale mirata ai meccanismi neuromuscolari dell’apnea ostruttiva ha prodotto risultati significativi in un grande studio avanzato. Se efficacia e sicurezza saranno confermate, in futuro il trattamento dell’OSA potrebbe diventare molto più personalizzato, offrendo finalmente una possibilità in più a chi oggi non riesce a convivere con la maschera.
