Scienza

Per la prima volta rilevate onde radio direttamente da un esopianeta

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Dopo decenni trascorsi a cercarle, gli astronomi potrebbero finalmente aver rilevato onde radio provenienti direttamente da un pianeta al di fuori del Sistema Solare. Il protagonista è Beta Pictoris b, un giovane gigante gassoso situato a circa 63 anni luce dalla Terra. Utilizzando l’array MeerKAT in Sudafrica, un gruppo di astronomi ha identificato rapide emissioni radio ripetute provenienti dalla posizione del pianeta. In passato erano stati osservati segnali radio in sistemi contenenti esopianeti, ma non era stato possibile stabilire inequivocabilmente se arrivassero dal pianeta oppure dalla stella.

Beta Pictoris b è un gigante molto diverso da Giove

Beta Pictoris è una giovane stella famosa tra gli astronomi perché circondata da un grande disco di detriti e da diversi pianeti. Beta Pictoris b è stato scoperto attraverso immagini dirette ed è un gigante gassoso estremamente giovane, ancora caldo per l’energia rimasta dalla sua formazione. Questa caratteristica lo rende un laboratorio eccezionale per studiare l’infanzia dei sistemi planetari. Gli astronomi lo osservano da anni a differenti lunghezze d’onda, ma aggiungere le onde radio significa ottenere accesso a qualcosa che luce visibile e infrarossa faticano a misurare direttamente: il suo campo magnetico.

MeerKAT ha catturato brevi e potenti lampi radio

Il gruppo guidato da Kevin N. Ortiz Ceballos ha utilizzato MeerKAT, una rete di 64 radiotelescopi situata in Sudafrica. Le osservazioni sono state effettuate in quattro occasioni tra il 2025 e il 2026. I ricercatori riferiscono di aver individuato emissione persistente insieme a lampi radio rapidi, ricorrenti e fortemente polarizzati circolarmente, distribuiti tra circa 0,85 e 3,5 gigahertz. Questa particolare combinazione rappresenta un indizio importante sull’origine del fenomeno e ha permesso agli astronomi di distinguerlo dall’attività radio della stella.

No, non abbiamo intercettato gli alieni

Quando si parla di segnali radio provenienti da un altro pianeta, è inevitabile pensare alla ricerca di civiltà extraterrestri. Ma non c’è alcuna indicazione di un’origine tecnologica. I ricercatori interpretano le emissioni come radiazione aurorale prodotta attraverso un fenomeno chiamato electron cyclotron maser instability. Un processo simile genera intense emissioni radio anche nei pianeti magnetizzati del Sistema Solare, soprattutto Giove. Particelle cariche vengono guidate e accelerate dal campo magnetico e producono onde radio. In un certo senso, quindi, gli astronomi potrebbero avere intercettato la versione extraterrestre di una gigantesca aurora.

Il segnale permette di misurare un campo magnetico lontanissimo

Qui si trova forse il risultato scientificamente più importante. La frequenza massima della radiazione prodotta dal meccanismo proposto dipende direttamente dall’intensità del campo magnetico nella regione in cui nasce l’emissione. Sulla base dei segnali osservati, gli autori stimano per Beta Pictoris b un campo di almeno 1,25 kilogauss nella regione sorgente. Sarebbe la prima misurazione diretta dell’intensità di un campo magnetico associato a un esopianeta. Per confronto, si tratterebbe di un ambiente magnetico straordinariamente intenso rispetto ai campi planetari ai quali siamo abituati nel Sistema Solare.

Perché conoscere il magnetismo di un pianeta è così importante

Un campo magnetico non è soltanto una curiosità planetaria. Può influenzare profondamente l’interazione tra un mondo e il vento della propria stella, deviare particelle cariche e contribuire a determinare l’evoluzione della sua atmosfera. Per i pianeti rocciosi questo tema interessa anche gli studi sull’abitabilità, perché l’erosione atmosferica può cambiare radicalmente le condizioni superficiali nel corso di miliardi di anni. Le emissioni radio potrebbero quindi diventare un nuovo strumento per studiare magnetosfere che finora erano praticamente invisibili.

Gli astronomi cercavano questo risultato da decenni

Non è la prima volta che viene annunciato un possibile segnale radio associato a un esopianeta. Nel 2020, per esempio, osservazioni del sistema Tau Boötis con LOFAR avevano prodotto un candidato molto interessante, potenzialmente associato al gigante Tau Boötis b. Successive osservazioni non hanno però confermato in modo definitivo l’emissione planetaria. Anche altri segnali osservati attorno a stelle con pianeti potrebbero derivare dall’interazione magnetica stella-pianeta, ma in quei casi è rimasta aperta la possibilità che fosse la stella stessa a produrli.

Una scoperta straordinaria che deve ancora superare la peer review

C’è infine una cautela fondamentale: al momento il lavoro su Beta Pictoris b è disponibile come preprint su arXiv e deve ancora essere sottoposto al vaglio completo della revisione tra pari. Saranno importanti osservazioni indipendenti e ulteriori rilevazioni dei lampi radio per consolidare l’interpretazione. Se confermato, però, il risultato potrebbe inaugurare un nuovo capitolo nello studio degli esopianeti. Dopo averli individuati attraverso transiti, oscillazioni stellari, immagini e spettri atmosferici, potremmo finalmente iniziare ad ascoltare direttamente le loro magnetosfere. Non è un messaggio proveniente da una civiltà lontana, ma qualcosa di altrettanto prezioso per gli astronomi: la voce naturale di un mondo distante 63 anni luce.

Immagine di kjpargeter su Magnific

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