Scienza

Emicrania e ictus, scoperto perché il cervello può diventare più vulnerabile all’ischemia

emicrania ictus

L’emicrania non è semplicemente un forte mal di testa. È una complessa malattia neurologica e, soprattutto quando accompagnata da aura, è associata a un aumento del rischio relativo di ictus ischemico. Capire perché è stato per anni uno dei grandi interrogativi della neurologia. Un possibile collegamento si chiama spreading depolarization: un’onda di alterazione dell’attività elettrica che attraversa lentamente la corteccia cerebrale. È coinvolta nell’emicrania con aura, ma compare anche nel cervello colpito da ischemia. In quest’ultimo caso può contribuire alla progressione del danno.

Un’onda elettrica attraversa lentamente la corteccia

Durante la cortical spreading depolarization, enormi quantità di ioni si spostano attraverso le membrane delle cellule nervose. Neuroni e cellule gliali perdono temporaneamente il normale equilibrio elettrico e devono consumare energia per ripristinarlo. Nel cervello adeguatamente perfuso questo fenomeno è generalmente reversibile. Nell’emicrania è considerato il principale meccanismo neurofisiologico alla base dell’aura, che può manifestarsi con luci, zig-zag nel campo visivo, formicolii o disturbi del linguaggio. La situazione cambia radicalmente, però, quando il tessuto cerebrale non riceve abbastanza sangue e ossigeno.

Se manca energia, la stessa onda diventa pericolosa

Ripristinare l’equilibrio ionico dopo una depolarizzazione costa molta energia cellulare. Se un’arteria cerebrale è ostruita, però, ossigeno e glucosio scarseggiano proprio quando i neuroni ne avrebbero maggiormente bisogno. Le spreading depolarizations che si propagano attorno all’area ischemica possono quindi aumentare ulteriormente la richiesta metabolica. Studi sperimentali mostrano che queste onde contribuiscono all’espansione delle lesioni dopo l’ictus. Una ricerca pubblicata nel settembre 2026 su Brain conferma inoltre che la loro risposta vascolare cambia in funzione dello stato della perfusione: ciò che il tessuto sano riesce a compensare può diventare dannoso nel tessuto metabolicamente compromesso.

Il cervello emicranico potrebbe avere una soglia differente

È qui che nasce l’ipotesi della vulnerabilità all’ictus. Esperimenti su topi geneticamente modificati per riprodurre la rara emicrania emiplegica familiare hanno mostrato una maggiore suscettibilità alle spreading depolarizations. Quando veniva provocata un’ischemia, questi animali sviluppavano prima la depolarizzazione anossica, presentavano più onde peri-infartuali e mostravano infarti più grandi rispetto agli animali di controllo. Il tessuto poteva andare incontro a infarto anche in presenza di un’ischemia meno intensa. Sono risultati importanti per comprendere il meccanismo, ma derivano da modelli animali di una forma genetica rara e non possono essere automaticamente estesi a tutte le persone con emicrania.

Anche i piccoli vasi potrebbero entrare nella storia

Un altro esperimento ha mostrato che una spreading depolarization può essere seguita da una prolungata riduzione del flusso sanguigno. Nei topi, questo fenomeno ha prodotto ipossia e ischemia in alcune aree particolarmente vulnerabili, soprattutto nei territori di confine riforniti dalle arterie penetranti. Gli autori hanno proposto che il meccanismo possa contribuire a spiegare alcune lesioni della sostanza bianca osservate alla risonanza magnetica nelle persone con emicrania con aura. Anche in questo caso si tratta di evidenze sperimentali: non significa che ogni attacco emicranico produca piccoli ictus o danni cerebrali permanenti.

Il rischio riguarda soprattutto l’emicrania con aura

Dal punto di vista clinico, la distinzione più importante riguarda proprio l’aura. Le linee guida dell’American Heart Association/American Stroke Association riconoscono l’emicrania con aura come fattore associato al rischio di ictus ischemico e dedicano particolare attenzione alla combinazione con altri fattori vascolari. Nelle donne, per esempio, il rischio merita una valutazione specifica quando sono presenti contemporaneamente fumo o contraccettivi ormonali combinati contenenti estrogeni. Questo non significa che la pillola sia vietata a chiunque soffra di mal di testa: tipo di emicrania, formulazione contraccettiva e altri fattori personali devono essere valutati clinicamente.

Aura e ictus possono anche assomigliarsi

Esiste poi un problema pratico: alcuni sintomi dell’aura emicranica possono ricordare un ictus o un attacco ischemico transitorio. Disturbi visivi, alterazioni della sensibilità e difficoltà nel parlare possono comparire in entrambe le condizioni. Chi soffre abitualmente di aura può conoscere il proprio schema ricorrente, ma un sintomo improvviso, nuovo, insolitamente intenso o diverso dal solito non dovrebbe essere automaticamente attribuito all’emicrania. Debolezza improvvisa di un lato del corpo, difficoltà nel parlare, perdita della vista, asimmetria del volto o altri deficit neurologici acuti richiedono una valutazione urgente, perché nell’ictus il tempo necessario per iniziare il trattamento è cruciale.

Avere l’emicrania non significa essere destinati all’ictus

Il messaggio finale richiede quindi equilibrio. L’emicrania non significa che un ictus sia inevitabile e, nelle persone giovani senza altri fattori di rischio, il rischio assoluto rimane generalmente basso. La ricerca sta però mostrando che emicrania e ischemia potrebbero condividere un meccanismo sorprendente: la stessa onda neuroelettrica che in un cervello ben perfuso può contribuire all’aura, in un tessuto privo di sufficiente sangue può trasformarsi in un ulteriore carico metabolico. Studi sperimentali indicano inoltre che una maggiore suscettibilità a queste depolarizzazioni può amplificare il danno ischemico. La scoperta non trasforma quindi l’emicrania in una causa diretta dell’ictus, ma aiuta a spiegare perché, in determinate condizioni, alcuni cervelli potrebbero essere più vulnerabili quando la circolazione viene improvvisamente compromessa.

Immagine di katemangostar su Magnific

Indice dei contenuti 7 sezioni
Continua a leggere Diabete, glicemia troppo bassa e stabile? Il controllo eccessivo potrebbe avere un costo diabete controllo costo