Scienza

“Il Big One” potrebbe colpire ora? Cosa dicono gli scienziati dopo gli ultimi terremoti

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Quando la California trema, soprattutto vicino alle sue grandi faglie, una domanda ritorna inevitabilmente: è il segnale che sta arrivando il “Big One”? Con questa espressione si indica informalmente il grande terremoto che prima o poi colpirà uno dei principali sistemi di faglie dello Stato, con conseguenze potenzialmente devastanti. Gli ultimi eventi sismici hanno nuovamente alimentato le preoccupazioni, ma i sismologi invitano a distinguere due concetti molto diversi. Sappiamo che la California subirà altri grandi terremoti; non sappiamo però stabilire il giorno, il mese o l’anno in cui avverranno.

Un terremoto moderato non significa che ne arriverà uno enorme

Un sisma può essere seguito da eventi più forti, ma nella grande maggioranza dei casi non diventa il precursore di un terremoto catastrofico. Dopo il recente terremoto di magnitudo 3,3 nell’area di South Lake Tahoe, per esempio, gli esperti hanno ricordato che la probabilità che un piccolo terremoto venga seguito da un evento significativamente maggiore rimane bassa. La difficoltà sta nel fatto che un terremoto può essere definito “foreshock”, cioè scossa premonitrice, soltanto dopo che si è verificato il sisma principale. Osservandolo in tempo reale, non possiede una firma inequivocabile che permetta di sapere cosa accadrà.

Ma sotto la California si sta accumulando energia

Questo non significa che le preoccupazioni siano prive di fondamento. Una ricerca recente ha ricostruito l’evoluzione dello stress tettonico lungo le faglie di San Andreas e San Jacinto nella California meridionale. I risultati indicano che alcuni segmenti hanno raggiunto livelli di stress tra i più elevati degli ultimi mille anni. Particolarmente interessante è l’area di Cajon Pass, dove i due grandi sistemi si avvicinano. Secondo gli scienziati, una rottura potrebbe teoricamente propagarsi attraverso questa complessa zona di collegamento. Lo studio, però, non stabilisce quando avverrà il prossimo grande terremoto.

Il silenzio della San Andreas non è necessariamente rassicurante

La faglia di San Andreas è capace di produrre terremoti enormi, ma alcune sue sezioni non hanno registrato grandi rotture da molto tempo. Il segmento meridionale è particolarmente osservato proprio perché un lungo intervallo senza grandi eventi permette alle placche di continuare ad accumulare deformazione. I ricercatori hanno recentemente sottolineato che San Andreas e San Jacinto sono contemporaneamente fortemente cariche di stress. Questo non funziona però come un conto alla rovescia: una faglia non raggiunge una data di scadenza conosciuta oltre la quale deve necessariamente rompersi.

Le probabilità a lungo termine sono invece molto alte

Dove la scienza riesce a essere più precisa è nella valutazione probabilistica del rischio. Nuovi calcoli realizzati nel 2026 utilizzando il modello dell’USGS indicano una probabilità del 74,1% che la Bay Area sperimenti nei prossimi trent’anni un terremoto di magnitudo almeno 6,7 su una delle faglie considerate. Per la San Andreas nella regione la stima raggiunge il 25,5%, mentre il sistema Hayward-Rodgers Creek arriva al 34,3%. Sono percentuali elevate, ma non dicono se il terremoto avverrà domani oppure tra decenni.

Il “Big One” potrebbe perfino non arrivare da solo

Un’altra ricerca ha aggiunto un elemento inquietante. Analizzando circa 3.100 anni di sedimenti marini, gli scienziati dell’Oregon State University hanno trovato indizi secondo cui la zona di subduzione della Cascadia e la San Andreas settentrionale potrebbero essersi attivate a breve distanza temporale in alcune occasioni. In tre episodi degli ultimi 1.500 anni, le due grandi strutture potrebbero aver prodotto terremoti separati soltanto da minuti o ore. L’ultimo possibile episodio risale circa al 1700. Ciò non significa che un terremoto su una faglia farà automaticamente scattare l’altra, ma introduce uno scenario importante per la pianificazione delle emergenze.

Perché non possiamo prevedere il giorno del terremoto

Nonostante sensori, satelliti, GPS e modelli sempre più sofisticati, la previsione deterministica dei terremoti rimane fuori dalla nostra portata. Possiamo misurare quanto velocemente si muovono le faglie, ricostruire terremoti del passato, osservare sciami sismici e stimare probabilità future. Non esiste però un segnale affidabile che compaia sistematicamente prima di un grande terremoto con sufficiente anticipo da consentire una previsione. Anche gli sciami sismici possono impressionare: quello che ha interessato San Ramon ha prodotto decine di terremoti, ma gli esperti hanno sottolineato che fenomeni simili non implicano necessariamente l’arrivo di un evento maggiore.

Quindi il Big One può avvenire oggi? Sì, ma poteva anche ieri

Dal punto di vista scientifico, un grande terremoto potrebbe verificarsi in qualsiasi momento, ma questa affermazione non equivale a dire che gli ultimi sismi dimostrino che sia imminente. È questa la distinzione essenziale. Il rischio della California è strutturalmente elevato perché milioni di persone vivono vicino a sistemi di faglie attive capaci di generare grandi terremoti. Le nuove ricerche sullo stress tettonico rafforzano quindi soprattutto un messaggio di preparazione, non una previsione. Il “Big One” non è un terremoto annunciato da una misteriosa sequenza di piccole scosse: è un rischio geologico permanente per il quale bisogna prepararsi proprio perché la scienza, almeno per ora, non può dirci quando arriverà.

Immagine di magnific

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