Scienza

Confrontare il proprio aspetto con quello del passato può danneggiare l’immagine corporea

aspetto danneggiare immagine corporea

Non serve necessariamente scorrere fotografie di influencer o osservare il corpo di qualcun altro per sentirsi insoddisfatti del proprio aspetto. A volte il termine di paragone più potente siamo noi stessi nel passato. Una vecchia fotografia, un video di dieci anni prima o semplicemente il ricordo di come apparivamo possono trasformarsi in un modello con cui giudicare il corpo presente. Un nuovo studio pubblicato su Body Image suggerisce che questo comportamento, definito self-oriented appearance comparison, meriti molta più attenzione: confrontarsi frequentemente con una precedente versione di sé percepita come migliore è associato a un’immagine corporea più negativa.

La ricerca finora guardava soprattutto agli altri

Per decenni gli studi sull’immagine corporea hanno analizzato principalmente il confronto sociale: osserviamo amici, celebrità, modelli o persone sui social e valutiamo il nostro aspetto rispetto al loro. Il nuovo lavoro sposta invece lo specchio verso il passato. Secondo Tracy Tylka, professoressa di psicologia clinica alla Ohio State University, questa forma di confronto è stata sorprendentemente trascurata. L’idea è nata anche dall’esperienza clinica della coautrice Nichole Wood-Barcalow, che aveva osservato persone confrontare ripetutamente il proprio aspetto presente con vecchie fotografie, video o ricordi.

Quasi 1.900 adulti hanno partecipato ai due studi

Le ricercatrici hanno coinvolto due differenti campioni online di adulti statunitensi. Il primo comprendeva 973 persone, con un’età media di 39,6 anni; il secondo 885 partecipanti, con un’età media di 38,5 anni. Donne e uomini erano rappresentati in proporzioni molto simili, insieme a una piccola percentuale di persone non binarie. L’obiettivo principale era sviluppare e validare uno strumento scientifico di 11 domande, la Self-Oriented Comparison Scale for Appearance, o SOCS-A, capace di misurare sistematicamente quanto le persone confrontino il corpo presente con quello che avevano in precedenza.

Esistono due modi molto diversi di guardare indietro

Lo studio distingue tra confronto “verso l’alto” e “verso il basso”. Nel primo caso pensiamo che il nostro aspetto precedente fosse migliore: più giovani, magri, muscolosi o comunque più vicini all’immagine che desideriamo. Nel secondo riteniamo invece che il corpo attuale sia migliore di quello passato. La distinzione è fondamentale. Il confronto verso l’alto risultava associato a caratteristiche negative, mentre quello verso il basso appariva generalmente neutro o collegato a caratteristiche positive. Quest’ultimo può, per esempio, accompagnarsi alla sensazione di aver raggiunto un obiettivo o superato una precedente insoddisfazione.

Idealizzare il vecchio corpo è associato a conseguenze più negative

Chi effettuava più frequentemente confronti verso l’alto riportava maggiore immagine corporea negativa e comportamenti alimentari disfunzionali, ma anche livelli inferiori di immagine corporea positiva, alimentazione intuitiva e benessere. Ancora più interessante, questa forma di confronto spiegava una quota specifica delle differenze nella vergogna corporea e nei comportamenti alimentari problematici anche tenendo conto del confronto con altre persone e della tendenza alla ruminazione. Questo suggerisce che guardare continuamente alla propria versione passata non sia semplicemente un’altra manifestazione del confronto sociale, ma un fenomeno psicologico almeno in parte distinto.

Invecchiamento, gravidanza e malattia possono cambiare lo specchio

Il fenomeno potrebbe diventare particolarmente rilevante durante i grandi cambiamenti del corpo. Pubertà, gravidanza, menopausa, andropausa, malattie, variazioni di peso e normale invecchiamento possono modificare profondamente l’aspetto. Vecchie fotografie permettono però di conservare una versione precedente praticamente immutabile con cui confrontarsi. Tylka sottolinea che la ricerca sull’immagine corporea si è concentrata storicamente soprattutto su giovani donne, dedicando meno attenzione all’invecchiamento. E proprio con il passare degli anni aumenta inevitabilmente la distanza tra il corpo presente e quello conservato nelle fotografie di decenni prima.

Le donne sembrano confrontarsi più spesso con un passato “migliore”

La scala funzionava in maniera comparabile tra i generi, ma sono emerse alcune differenze nei punteggi. Le donne mostravano livelli significativamente maggiori di confronto verso l’alto, mentre gli uomini riportavano maggiormente quello verso il basso. Gli autori interpretano il risultato alla luce delle pressioni sociali sull’aspetto femminile e sull’aspettativa di conservare caratteristiche associate alla giovinezza. Non significa naturalmente che il problema riguardi esclusivamente le donne. La scala è stata progettata proprio per poter studiare il fenomeno in persone con differenti identità ed esperienze e potrebbe essere utilizzata in futuro anche in contesti clinici.

Attenzione: lo studio non dimostra che guardare vecchie foto faccia male

La conclusione richiede una precisazione fondamentale. La ricerca non dimostra che osservare una vecchia fotografia causi disturbi alimentari o insoddisfazione corporea. Il lavoro è soprattutto uno studio psicometrico e correlazionale: potrebbe anche accadere che chi possiede già un’immagine corporea negativa sia più incline a idealizzare il proprio passato. Gli autori chiedono infatti ulteriori ricerche longitudinali e studi in Paesi e culture differenti. Il risultato apre però una prospettiva importante anche per la psicoterapia: quando si affrontano problemi legati all’immagine corporea, potrebbe non bastare chiedersi “con chi mi sto confrontando?”. A volte la domanda decisiva potrebbe essere “con quale versione passata di me stesso sto cercando di competere?”.

Immagine di magnific

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