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DJI ROMO P2, la recensione: il robot aspirapolvere che porta LiDAR, IA e robotica a un altro livello

DJI ROMO P2, la recensione: il robot aspirapolvere che porta LiDAR, IA e robotica a un altro livello

DJI è un nome che associamo immediatamente a droni, stabilizzatori e sistemi di imaging, ma il ROMO P2 dimostra quanto l’azienda abbia deciso di trasferire il proprio know-how nel campo della robotica anche all’interno della casa. Non siamo davanti al classico robot aspirapolvere che si limita a mappare una stanza, seguire una traiettoria e tornare alla base quando la batteria si scarica. Il DJI ROMO P2 è progettato come un sistema autonomo nel quale navigazione, riconoscimento degli ostacoli, aspirazione, gestione della polvere e manutenzione della macchina lavorano insieme.

Il risultato è un prodotto particolarmente ambizioso, venduto nella configurazione con stazione base dotata di serbatoi dell’acqua a 1.069 euro, che concentra una quantità notevole di tecnologia in un robot da 351 × 351 × 98 mm e 4,9 kg. La caratteristica più interessante, però, non è un singolo numero: è il modo in cui DJI ha utilizzato tecnologie tipiche della robotica avanzata per risolvere alcuni dei problemi storicamente più difficili dei robot domestici, dalla gestione dei bordi al superamento delle soglie, passando per il riconoscimento degli oggetti e la riduzione della manutenzione.

Design ed Estetica

Il ROMO P2 ha un aspetto immediatamente riconoscibile. La struttura del robot misura 351 mm in larghezza, 351 mm in profondità e 98 mm in altezza, dimensioni che lo collocano nella fascia dei dispositivi più completi senza però renderlo eccessivamente ingombrante. Il peso di 4,9 kg restituisce una sensazione di solidità, particolarmente importante considerando la quantità di componenti meccanici ed elettronici presenti all’interno.

L’estetica trasparente contribuisce a differenziarlo dai tradizionali robot aspirapolvere. Non è soltanto una scelta estetica: rende evidente la volontà di DJI di mostrare parte della complessità tecnologica del dispositivo, quasi come se il ROMO P2 fosse un oggetto di robotica più che un semplice elettrodomestico. La stazione base è naturalmente molto più importante dal punto di vista dimensionale. Con 425 × 453 × 440 mm e un peso di 10 kg, richiede uno spazio dedicato, ma questa volumetria è direttamente legata alle funzioni che integra. Al suo interno trovano posto un serbatoio dell’acqua pulita da 4 litri, uno per l’acqua sporca da 3,2 litri e un sacchetto per la polvere da ben 2,4 litri.

Materiali e Costruzione

 

La costruzione del ROMO P2 è strettamente legata alla sua vocazione robotica. Il corpo trasparente ospita un sistema composto da motori, batteria, sensori, sistemi di navigazione e componenti dedicati alla raccolta dello sporco, mantenendo contemporaneamente un’altezza inferiore ai 10 centimetri. È un dato particolarmente importante perché i 98 mm di altezza consentono al robot di infilarsi sotto numerosi mobili, pur lasciando spazio sufficiente per l’integrazione di un sistema di rilevamento molto più sofisticato rispetto a quello presente nei robot di generazioni precedenti.

La robustezza emerge soprattutto osservando il sistema dedicato al superamento degli ostacoli. DJI ha introdotto vere e proprie gambe robotiche dinamiche, capaci di affrontare ostacoli a gradino singolo fino a 4 cm e configurazioni a doppio gradino fino a 8,5 cm. Quest’ultimo valore è particolarmente significativo perché affronta uno dei limiti più evidenti dei robot aspirapolvere tradizionali: la difficoltà nel passare autonomamente tra superfici caratterizzate da dislivelli importanti.

Hardware e Specifiche Tecniche

Il cuore del ROMO P2 è un sistema hardware progettato per gestire contemporaneamente aspirazione, navigazione autonoma e comunicazione wireless. Il robot utilizza il modello CRR2P, ha una potenza nominale di 35 W, una tensione nominale di 14,4 V e integra una batteria agli ioni di litio da 5.000 mAh, con un’energia complessiva di 72 Wh.

Il dato che attira immediatamente l’attenzione è naturalmente quello relativo all’aspirazione. DJI dichiara una potenza massima di 36.000 Pa, un valore estremamente elevato che colloca il ROMO P2 nella fascia alta del mercato. Il dato, da solo, non racconta tutta la capacità di pulizia di un robot, perché la quantità effettiva di sporco raccolta dipende anche dalla geometria dei condotti, dalla spazzola, dalla tenuta del sistema e dalla capacità di mantenere un flusso d’aria efficace. Tuttavia, avere a disposizione una pressione di aspirazione di questa entità permette al sistema di lavorare con un margine importante soprattutto sulle superfici tessili.

Il contenitore interno della polvere ha una capacità di 215 ml, una scelta comprensibile considerando che DJI trasferisce gran parte della gestione dello sporco direttamente alla base. Il robot non deve quindi necessariamente possedere un enorme serbatoio interno, perché una volta terminato il ciclo può trasferire il contenuto nel sacchetto della stazione, che arriva invece a 2,4 litri.

Dal punto di vista energetico, DJI dichiara un’autonomia massima di circa 3 ore. Questo valore è stato misurato a 25 °C, durante il funzionamento esclusivamente in modalità aspirazione e con modalità Quiet, considerando il passaggio dal 100% al 12% della batteria. È quindi un dato di laboratorio e non un’indicazione assoluta per qualsiasi modalità di utilizzo. La batteria viene ricaricata attraverso un sistema con potenza di 55 W e richiede circa 2,5 ore per completare un ciclo da 0 a 100%, con il robot posizionato sulla base e la funzione di asciugatura disattivata.

Anche la connettività è articolata. Il ROMO P2 supporta Wi-Fi 802.11b/g/n e 802.11a/n/ac, operando quindi sia sulle reti a 2,4 GHz sia sulle bande a 5 GHz compatibili. Il Bluetooth è invece di tipo 5.0. Per il Wi-Fi, la potenza EIRP è inferiore a 20 dBm nella banda da 2,4000 a 2,4835 GHz, inferiore a 23 dBm tra 5,150 e 5,350 GHz, inferiore a 23 dBm tra 5,470 e 5,725 GHz e inferiore a 14 dBm tra 5,725 e 5,835 GHz. Il trasmettitore Bluetooth opera invece con una potenza EIRP inferiore a 10 dBm nella banda compresa tra 2,400 e 2,4835 GHz.

Prestazioni

È proprio nelle prestazioni che il ROMO P2 mostra la parte più interessante del progetto DJI. I 36.000 Pa di aspirazione rappresentano la base meccanica, ma la differenza rispetto a un sistema tradizionale viene dalla capacità di adattare il comportamento alle condizioni ambientali.

Il sistema di adattamento multiscenario basato sull’intelligenza artificiale permette al robot di modificare il proprio comportamento quando incontra superfici differenti. Sui tappeti, per esempio, la macchina aumenta la capacità di aspirazione e sfrutta una piastra di pressione che si abbassa per creare una tenuta parziale contro la superficie. La logica è interessante perché evita di interpretare il dato dei Pascal come una semplice gara numerica. Una pressione elevata diventa realmente utile quando il robot riesce a sfruttarla nel punto giusto e nelle condizioni corrette.

Un altro aspetto particolarmente riuscito è il DualSweep, il sistema progettato per limitare l’accumulo di capelli e peli. Spazzole laterali e rullo principale lavorano attraverso una configurazione con aree di spazzolamento sovrapposte, riducendo la probabilità che i capelli rimangano intrappolati nel sistema.

L’elemento più sorprendente rimane però il braccio robotico dedicato alla pulizia dei bordi. DJI lo ha dotato di LiDAR ad alta precisione e di un campo operativo di 123°, ottenendo una portata superiore di 7,8 cm rispetto alla generazione precedente. È una soluzione che affronta uno dei difetti più comuni dei robot aspirapolvere: la difficoltà di raggiungere efficacemente gli angoli e il perimetro delle stanze. Invece di limitarsi ad avvicinare il corpo del robot al muro, il ROMO P2 utilizza un elemento mobile capace di estendere fisicamente l’area raggiunta. È una differenza progettuale importante perché trasforma la pulizia dei bordi da semplice conseguenza della traiettoria a funzione meccanica dedicata.

La navigazione è probabilmente l’ambito nel quale l’esperienza maturata da DJI nel settore dei droni emerge con maggiore evidenza. Il ROMO P2 utilizza un sistema di rilevamento degli ostacoli a livello millimetrico 2.0, basato su LiDAR ToF 3D frontale, doppi sensori di visione fisheye ad alte prestazioni e LiDAR ToF 3D laterale. L’obiettivo non è soltanto costruire una mappa della casa, ma riconoscere in maniera dinamica ciò che si trova davanti al robot.

La differenza è sostanziale. Una navigazione basata esclusivamente sulla mappa può sapere dove si trova una parete, ma una casa reale è continuamente diversa: una sedia viene spostata, un paio di scarpe rimane sul pavimento, un cavo può attraversare una zona che normalmente sarebbe libera. DJI dichiara che il sistema può generalizzare sulla base di ciò che ha già osservato, consentendo al robot di rilevare anche ostacoli mai incontrati precedentemente. È un approccio molto più vicino alla robotica autonoma rispetto alla semplice navigazione geometrica. Particolarmente interessante è anche la presenza di una luce integrata dedicata al rilevamento della polvere, con un’area illuminata dichiarata di 2.000 cm². L’illuminazione controllata permette di aumentare il contrasto dello sporco rispetto alla superficie, facilitando l’identificazione delle particelle che normalmente potrebbero risultare difficili da distinguere.

Esperienza d’Uso

L’esperienza con il ROMO P2 è fortemente caratterizzata dal livello di automazione raggiunto. La sensazione più interessante non è semplicemente quella di avere un robot che pulisce bene, ma di avere un dispositivo che richiede progressivamente meno interventi. La stazione base rappresenta il centro di questo ecosistema. Il serbatoio dell’acqua pulita ha una capacità di 4 litri, mentre quello dell’acqua sporca raggiunge 3,2 litri. La stazione supporta inoltre la soluzione detergente e il profumatore per pavimenti, trasformando la gestione del lavaggio in un processo molto più automatizzato.

Il sistema di raccolta della polvere utilizza un sacchetto da 2,4 litri e la stazione integra anche una luce UV dedicata al sacchetto raccoglipolvere. L’obiettivo complessivo è ridurre la frequenza con cui l’utente deve intervenire manualmente. È qui che il ROMO P2 giustifica realmente una parte del suo prezzo: non tanto attraverso una singola funzione spettacolare, quanto attraverso l’integrazione di molte funzioni che normalmente richiederebbero interventi separati.

Software e Funzionalità Intelligenti

La componente software è essenziale per sfruttare l’hardware del ROMO P2. Il robot deve continuamente interpretare ciò che i sensori rilevano, distinguere gli ostacoli, adattare l’aspirazione e decidere come muoversi negli ambienti. L’IA multiscenario rappresenta quindi una delle componenti più importanti dell’esperienza. Il sistema non applica necessariamente lo stesso comportamento a ogni ambiente, ma modifica la strategia in funzione della superficie e delle condizioni rilevate.

Anche il sistema di rilevamento degli ostacoli sfrutta un approccio che va oltre la semplice distanza. La combinazione tra LiDAR ToF 3D, visione fisheye e LiDAR laterale crea una rappresentazione molto più ricca dell’ambiente. In questo senso, il ROMO P2 sembra quasi una naturale evoluzione della filosofia DJI: non semplicemente automatizzare un movimento, ma costruire un sistema capace di interpretare l’ambiente nel quale si muove.

Qualità della Pulizia e Manutenzione

La qualità della pulizia non può essere valutata soltanto attraverso la potenza massima di aspirazione, ma il ROMO P2 dispone di una combinazione particolarmente completa. I 36.000 Pa forniscono una notevole capacità di aspirazione, il sistema DualSweep interviene sulla gestione dei capelli, il braccio a 123° migliora la copertura dei bordi e la luce dedicata da 2.000 cm² aiuta nell’identificazione della polvere.

A tutto questo si aggiunge la stazione base con autopulizia ad alta temperatura e alta pressione. DJI dichiara l’impiego di acqua calda fino a 80 °C, una soluzione pensata per migliorare l’igiene della stazione e ridurre la necessità di interventi manuali. La società dichiara fino a 365 giorni di funzionamento senza manutenzione, una promessa che va naturalmente interpretata come una condizione ideale e non come la garanzia che l’utente non dovrà mai pulire fisicamente il dispositivo. È però indicativa dell’obiettivo progettuale: spostare il più possibile la manutenzione ordinaria dalla persona alla macchina. La stazione può inoltre asciugare il contenitore della polvere del robot, gestire il lavaggio e supportare detergente e profumatore. In altre parole, il P2 non termina il proprio lavoro quando conclude il ciclo di aspirazione: la base si occupa di prepararlo per la sessione successiva.

Autonomia e Gestione Energetica

La batteria da 5.000 mAh, con energia di 72 Wh e tensione nominale di 14,4 V, rappresenta un compromesso ben studiato tra autonomia e dimensioni. Le circa 3 ore di funzionamento dichiarate sono ottenute in modalità Quiet e durante la sola aspirazione, a 25 °C, con scarica dal 100% al 12%. In condizioni più impegnative, soprattutto utilizzando contemporaneamente funzioni di lavaggio, aspirazione ad alta potenza e navigazione complessa, il consumo può naturalmente aumentare.

La ricarica richiede circa 2,5 ore in condizioni di laboratorio, mentre il sistema di ricarica del robot utilizza un ingresso nominale di 20 V e una potenza di 55 W. La base può invece arrivare a consumi molto più elevati durante le operazioni più impegnative. La potenza nominale è di 55 W durante la ricarica, sale a 110 W durante asciugatura e ricarica, arriva a 635 W durante la raccolta della polvere e raggiunge 1.100 W durante l’autopulizia con acqua calda.

Conclusioni

DJI non ha semplicemente preso un robot aspirapolvere e aumentato la potenza di aspirazione. Ha costruito una macchina nella quale percezione dell’ambiente, movimento, pulizia e manutenzione sono strettamente collegati. Il braccio per i bordi, le gambe robotiche, il sistema LiDAR 3D e la gestione intelligente degli ostacoli sono probabilmente gli elementi che spiegano meglio questa filosofia.

Il dato dei 36.000 Pa è impressionante, ma personalmente trovo più interessante il modo in cui viene inserito all’interno di un’architettura molto più ampia. Lo stesso vale per la stazione: i 4 litri di acqua pulita, i 3,2 litri di acqua sporca, il sacchetto da 2,4 litri, l’autopulizia con acqua fino a 80 °C e le funzioni di asciugatura trasformano il prodotto in qualcosa di molto più vicino a un sistema domestico autonomo.

Naturalmente il prezzo rimane importante e le dimensioni della base richiedono uno spazio adeguato.  Il punto è però un altro: il ROMO P2 mostra chiaramente dove stanno andando i robot aspirapolvere di fascia alta. Non più soltanto macchine che seguono una mappa, ma sistemi capaci di vedere, interpretare, adattarsi e intervenire fisicamente sull’ambiente. Ed è probabilmente questa la caratteristica più interessante del DJI ROMO P2. Il suo vero valore non sta nel singolo numero da mettere in evidenza sulla confezione, ma nella quantità di tecnologia che riesce a coordinare per trasformare una delle attività domestiche più ripetitive in un processo sempre più autonomo.

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