Tra i tanti fattori che secondo la medicina moderna contribuiscono alla comparsa del morbo di Alzheimer c’è la qualità del sonno. Di base è un’informazione risaputo in quanto quando dormiamo il cervello si ripulisce dalle scorie accumulate durante il giorno, spesso gli scarti dei processi fisiologici. Basandosi su questo quindi può non sorprendere che una ricerca ha scoperto come alcuni farmaci già esistenti, dei sonniferi, siano in grado di ridurre il rischio di sviluppare la suddetta patologia in età avanzata.
Nello specifico, il sonnifero che sembra avere un impatto positivo nella prevenzione al morbo di Alzheimer è il suvorexant. E’ un trattamento comune e nei test fatti sui volontari che lo hanno assunto per due notte di fila, tenuti sotto controllo in una clinica, gli esami cerebrali hanno confermato un calo delle proteine da sempre associate alla malattia, gli accumuli di beta-amiloide e di tau.
Alzheimer, sonniferi e dormire
Lo studio rafforza proprio la tesi secondo cui una notte passata a dormire in tranquillità aiuti il cervello a rimanere più sano. Detto questo, l’uso prolungato dei sonniferi non può essere un cura a lungo termine o un trattamento per il morbo di Alzheimer. L’aspetto più critico è che questi farmaci aiutano si a dormire, ma risultano rendere più complicato entrare nelle fasi più profonde del sonno.
Le parole dei ricercatori: “Se si riesce a ridurre la fosforilazione della tau, potenzialmente si verificherebbe una minore formazione di grovigli e una minore morte neuronale. Spero che alla fine svilupperemo farmaci che sfruttino il legame tra sonno e Alzheimer per prevenire il declino cognitivo. Sarebbe prematuro per le persone preoccupate di sviluppare l’Alzheimer interpretarlo come un motivo per iniziare ad assumere suvorexant ogni notte. Non ci siamo ancora arrivati”.

