Covid-19: le varianti di coronavirus sono mutate per infettare nuovi animali

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Come sappiamo comunque dai primi giorni della pandemia, il virus che causa il Covid-19 può passare dagli animali come il fatto che sia arrivato. Un aspetto però da sottolineare è il fatto che non tutte le specie possono essere colpite, o comunque risultano suscettibili. Secondo una nuova ricerca statunitense, alcune varianti possono colpire i topi selvatici, cosa che il ceppo originario non poteva.

Nello specifico si tratta delle varianti Alpha e Beta che possono replicarsi nel sistema respiratorio dei topi. Questo è sia una notizia positiva in quanto a livello di laboratorio permette di studiare più a fondo gli effetti del Covid-19 a lungo termine, ma anche negativa. La popolazione selvatica di topi in alcuni luoghi è enorme e il fatto che il virus possa circolare liberamente tra di loro potrebbe aiutare a dare vita nuove varianti.

 

Covid-19: la possibilità di replicazione nei topi

Le parole degli autori: “Il virus è ora in grado di infettare le specie animali molto più facilmente di prima. Quindi ciò solleva preoccupazioni su pipistrelli, roditori e altri animali selvatici. Potrebbe esserci un’altra pericolosa mutazione che si verifica negli animali e alla fine salta negli esseri umani.”

Lo abbiamo visto soprattutto in Europa l’estate del 2020 con i visoni. Il coronavirus girava con una facilità preoccupante tra i suddetti e praticamente ovunque i governi hanno obbligato all’esecuzione di massa. Si era di fatto creata una nuova variante in Danimarca che era passata dall’uomo, ma per fortuna i casi di Covid-19 erano molto pochi e non hanno permesso una diffusione generale.

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