In queste ore purtroppo si è tornato a parlare di Isis e attentati, in merito al terribile evento che ha sconvolto Berlino. Questo che stiamo per lasciarci alle spalle è un anno segnato da numerosi fatti di sangue. A inizio estate è toccato a Orlando essere testimone dell’Orrore, quando presso il night club Pulse si è scatenata una sparatoria, la più grande nella storia statunitense. Si tratta di un locale frequentato in gran parte da omosessuali, l’omofobia e l’odio religioso sono la molle che hanno indotto Omar Mateen ad agire.
50 morti – compreso l’attentatore – e 50 feriti, un bilancio drammatico. I familiari delle vittime chiedono giustizia, la rivendicazione da parte dell’Isis rende il fatto ancora più inquietante, nonostante il killer non facesse parte di alcun gruppo organizzato. La radicalizzazione è avvenuta tramite internet ed è su questo tasto che premono i familiari. Una situazione davvero complicata per i colossi della rete.
Isis, quali sono le responsabilità dei social network?
Twitter, Google e Facebook citati in giudizio da alcuni familiari delle vittime di Orlando, l’accusa è quella di aver prestato supporto alle azioni dell’Isis tramite le proprie piattaforme. Un’accusa molto grave, che apre degli interrogativi circa le responsabilità delle grandi aziende che operano on-line.
Si parte da un’affermazione inequivocabile, quella secondo la quale la crescita di Isis sarebbe stata impossibile senza i big del settore tecnologico. C’è chi punta il dito contro gli algoritmi volti a posizionare inserzioni pubblicitarie, tanto da accusare i social network di spartirsi i ricavi con i terroristi dell’Isis.
Il procedimento civile, avviato presso il distretto orientale del Michigan, prosegue ma per ora i tre grandi del web non hanno commentato le accuse. Per Google, Facebook e Twitter si prospetta un periodo difficile, la lotta al terrorismo internazionale passa anche attraverso le misure che intenderanno adottare.