Marte e il volto umano: perché vediamo ciò che non esiste

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NASA/JPL-Caltech/UArizona

Il Pianeta Rosso e la nostra mente: una lunga storia di illusioni

Dal “volto di Marte” immortalato dalla sonda Viking 1 nel 1976 alle più recenti “porte marziane” o “rocce-zebra”, il Pianeta Rosso continua a stimolare l’immaginario collettivo. Ogni volta che un’immagine curiosa arriva dallo spazio, l’umanità sembra cercare tracce della propria presenza, anche dove non ci sono.

Ma cosa vediamo davvero? E perché?

Pareidolia: quando il cervello collega puntini inesistenti

Quello che accade si chiama pareidolia, un fenomeno psicologico molto comune. Si tratta della tendenza del cervello umano a riconoscere forme familiari – volti, animali, oggetti – in elementi casuali, come nuvole, ombre o rocce. È un meccanismo evolutivo che ci aiuta a individuare rapidamente ciò che può rappresentare un volto umano, ad esempio per riconoscere emozioni o pericoli.

Sullo sfondo di Marte, con le sue luci taglienti e le geometrie insolite, questo fenomeno si amplifica.

Marte: il catalogo delle illusioni

Dalla “faccia di Cydonia” – una collina piatta scambiata per un volto umano – fino alla più recente Zebra Rock, scattata dal rover Perseverance nel cratere Jezero, ogni dettaglio diventa potenzialmente “qualcos’altro”.

Nel 2022, ad esempio, una formazione geologica simile a una porta fece ipotizzare l’esistenza di un tempio alieno. In realtà era il frutto di erosione naturale e giochi d’ombra. Lo stesso vale per i cosiddetti “ragni di Marte”, formazioni osservate al polo sud e causate dal gas che fuoriesce da sotto la superficie di ghiaccio secco.

Fantasia e scienza possono convivere

Sebbene la scienza abbia smentito ogni illusione, queste immagini continuano ad affascinarci. Perché? Perché ci raccontano quanto abbiamo bisogno di vedere noi stessi anche nei luoghi più remoti. E, in un certo senso, ci avvicinano all’Universo.

Alla fine, forse non troveremo alieni su Marte. Ma troveremo qualcosa di altrettanto misterioso: noi stessi.

Ph. NASA/JPL-Caltech/UArizona

Federica Vitale
Federica Vitalehttps://federicavitale.com
Ho studiato Shakespeare all'Università e mi ritrovo a scrivere di tecnologia, smartphone, robot e accessori hi-tech da anni! La SEO? Per me è maschile, ma la rispetto ugualmente. Quando si suol dire "Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere" (Amleto, l'atto indovinatelo voi!)

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