L’intelligenza artificiale sta aprendo nuove strade anche nello studio del passato. Un recente lavoro condotto dalla San Diego State University e pubblicato sulla rivista Digital Scholarship in the Humanities ha rivelato connessioni inaspettate tra alfabeti antichi provenienti da aree geografiche lontane.
Il risultato? Alcuni sistemi di scrittura, apparentemente indipendenti, mostrano somiglianze strutturali sorprendenti.
Gli alfabeti messi a confronto
I ricercatori hanno analizzato quattro sistemi di scrittura:
- scrittura etiope (con centinaia di caratteri)
- alfabeto armeno
- alfabeto georgiano (Asomtavruli)
- alfabeto albanese caucasico
Questi alfabeti, sviluppati in contesti storici e geografici diversi, sono stati messi a confronto attraverso un approccio completamente nuovo.
Un’analisi senza contesto
L’aspetto più innovativo dello studio riguarda il metodo. L’intelligenza artificiale è stata progettata per lavorare senza alcuna informazione storica o culturale.
Niente testi religiosi, nessuna conoscenza geografica o cronologica: il modello ha analizzato esclusivamente:
- curve e angoli
- linee rette
- struttura visiva dei simboli
Un approccio “cieco” che punta a eliminare ogni possibile bias umano.
Oltre 28.000 caratteri analizzati
Per addestrare il sistema, i ricercatori hanno utilizzato oltre 28.000 immagini di caratteri etiopi. Una volta apprese le caratteristiche strutturali di questa scrittura, l’IA ha confrontato tali modelli con quelli degli altri alfabeti.
Il risultato è stato misurato attraverso metriche matematiche di somiglianza, rendendo il processo replicabile e verificabile.
Il risultato sorprendente
Tra tutti gli alfabeti analizzati, è stato l’alfabeto armeno a risultare strutturalmente più simile alla scrittura etiope.
Le scritture georgiana e albanese caucasica hanno mostrato una somiglianza minore, mentre – come termine di paragone – l’alfabeto latino ha evidenziato una distanza molto più marcata.
Questo suggerisce che le somiglianze rilevate non siano casuali.
Un riscontro con la storia
Ciò che rende lo studio particolarmente interessante è la convergenza tra dati computazionali e ipotesi storiche.
L’alfabeto armeno fu creato intorno al V secolo d.C., in un periodo in cui la scrittura etiope era già diffusa. Le fonti storiche indicano anche possibili contatti tra queste culture, attraverso viaggiatori e scambi nel Medio Oriente.
L’intelligenza artificiale, pur non avendo accesso a queste informazioni, ha individuato proprio questa connessione come la più significativa.
Un metodo più oggettivo
Secondo i ricercatori, uno dei principali vantaggi di questo approccio è la possibilità di superare i limiti dell’osservazione visiva tradizionale.
Fino a oggi, infatti, il confronto tra alfabeti si basava spesso su interpretazioni soggettive difficili da verificare. L’uso dell’intelligenza artificiale introduce invece:
- criteri misurabili
- riproducibilità dei risultati
- maggiore oggettività
Attenzione alle conclusioni
Nonostante i risultati, gli studiosi invitano alla cautela. La somiglianza tra due sistemi di scrittura non implica necessariamente un rapporto diretto.
Gli alfabeti possono:
- svilupparsi in modo indipendente
- essere influenzati da una fonte comune
- condividere caratteristiche funzionali simili
Nel corso della storia, sistemi come quello greco, romano, persiano e arabo si sono influenzati reciprocamente in modi complessi e non sempre lineari.
Una nuova frontiera per la ricerca
Questo studio dimostra come l’intelligenza artificiale possa diventare uno strumento prezioso anche nelle discipline umanistiche.
Non sostituisce il lavoro degli storici, ma lo affianca, offrendo nuove prospettive e strumenti di analisi.
Il valore delle connessioni
In fondo, la scoperta più interessante non riguarda solo le lettere o le forme, ma il modo in cui culture lontane possono essere più connesse di quanto immaginiamo.
Anche quando la storia sembra separare, la struttura delle cose — persino quella di un alfabeto — può raccontare un legame nascosto.

