Far cambiare idea agli anti-vax: il risultato di un nuovo studio

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Il movimento anti-vax che negli ultimi anni è cresciuto nella maggior parte dei paesi più industrializzati è considerabile una piaga; un’affermazione al quanto dura, ma non risulta esagerata visto i sempre più casi di focolai di malattie una volta praticamente scomparse. Molte parti hanno provato ad iniziare un dibattito costruttivo con queste persone, ma il risultato è stato pessimo tanto che ormai quasi tutti i paesi stanno rintroducendo l’obbligo vaccinale. Nonostante questa presa di posizione sia importante c’è comunque la questione di far capire l’importanza ai membri di questo movimento di tutto questo.

Un nuovo studio portato avanti dai ricercatori della Brigham Young University hanno cercato un modo per far cambiare idea alle persone sopracitate. Intervistando 600 studenti con diverse posizioni sull’argomento, ovviamente anche anti-vax, si è scoperto che c’è un modo per indurre un cambio di pensiero. Quest’ultimo avverrebbe nel momento in cui si ha un’esperienza diretta con qualcuno che ha vissuto sulla propria pelle una delle malattie sopracitate.

 

Faccia a faccia con la malattia, o con la realtà

Lo studio è stato un successo, apparentemente, ma risulta anche un ottimo spunto di riflessione con tantissimi altri argomenti. Ormai viviamo in un mondo fatto di comodità, benessere economico e salute quindi si fa in fretta a dimenticare gli aspetti negativi come malattie una volta più comuni, come la polio per esempio. È lo stesso effetto del cambiamento climatico, a molti non sembra vero perché i cambiamenti finora sono avvenuti gradualmente e quindi ci si è abituati pian piano. Nel momento in cui ci sarà invece un cambiamento repentino allora l’effetto sarà diverso.

Per concludere ecco una citazione di un microbiologo, Brian Poole: “I vaccini sono vittime del loro stesso successo. Sono così efficaci che la maggior parte delle persone non ha esperienza con le malattie prevenibili con il vaccino, abbiamo bisogno di rianimare le persone con i pericoli di quelle malattie.”

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