L’autismo è una di quelle condizioni protagonista di molti studi rispetto ai decenni precedenti e questo ha permesso di scoprire molti nuovi aspetti. In tutto questo però, si continua a credere come si trattasse di un qualcosa che interessasse con una prevalenza di diverse magnitudo maggiore i maschi rispetto alle femmine. Secondo un nuovo studio però, questa differenza è in realtà errata, ma piuttosto un errore nelle metodologie delle diagnosi, soprattutto in età infantile.
Lo studio svedese si è basato sui dati di milioni di persone. Da un lato viene evidenziato come in età le diagnosi di autismo siano sostanzialmente in parità tra i due sessi mentre se si guarda all’età dello sviluppo, la bilancia pende gravemente verso i ragazzi con un rapporto di 4 a 1. Un problema quindi legato alla metodologia che di solito si basa su un parere di chi segue il bambino, dai genitori, agli insegnanti e operatori medici.
La differenza di autismo tra maschi e femmine
Non c’è una reale risposta dietro questa differenza e quindi non c’è neanche una soluzione proposta sul come migliorare queste diagnosi di autismo nell’età interessata dalla differenza. Non è neanche chiaro come lo studio svedese possa interessare anche altri paesi. Essendo una condizione complessa, gli aspetti demografici e socioeconomici sono importanti quindi possono essere una chiave di lettura da non ignorare cercando di fare comparizioni internazionali.
Le parole dei ricercatori: “Questo rapporto tra maschi e femmine potrebbe quindi essere sostanzialmente inferiore a quanto si pensasse in precedenza, al punto che, in Svezia, potrebbe non essere più distinguibile dall’età adulta. Queste osservazioni evidenziano la necessità di indagare perché i gruppi femminili ricevano la diagnosi più tardi rispetto agli individui maschi. Ulteriori ricerche dovrebbero concentrarsi sulle differenze fenotipiche nel modo in cui l’ASD si manifesta in base al sesso e sulle implicazioni per le pratiche di screening e diagnosi.”

