Non soltanto una dose di caffeina per iniziare la giornata. Il caffè potrebbe essere associato a caratteristiche metaboliche molto più complesse, dalla quantità di grasso corporeo alla massa muscolare fino agli ormoni sessuali. È quanto emerge da uno studio pubblicato nel 2026 sull’European Journal of Nutrition da ricercatori dell’Università di Oulu, in Finlandia. Analizzando migliaia di persone, gli scienziati hanno osservato che chi consumava maggiori quantità di caffè tendeva ad avere meno grasso totale e viscerale e più massa muscolare scheletrica, nonostante un indice di massa corporea sorprendentemente simile.
Oltre 2.200 persone di 46 anni sotto osservazione
Lo studio ha utilizzato i dati della Northern Finland Birth Cohort 1966, una grande ricerca che segue nel tempo persone nate nel nord della Finlandia. L’analisi ha coinvolto 2.264 partecipanti di 46 anni, il 47% uomini. Solo 70 dichiaravano di non bere caffè; 296 ne consumavano una o due tazze al giorno, 822 tre o quattro e 1.076 almeno cinque. I ricercatori hanno confrontato queste abitudini con composizione corporea, metaboliti presenti nel sangue, indicatori cardiometabolici e ormoni sessuali, considerando anche fattori come attività fisica, fumo, consumo di alcol, istruzione e BMI.
Meno grasso, soprattutto quello viscerale
Le differenze più immediate riguardavano il tessuto adiposo. Nei gruppi che bevevano più caffè erano presenti percentuali inferiori di grasso corporeo, una minore massa grassa complessiva e una quantità leggermente inferiore di grasso viscerale, quello che si accumula attorno agli organi addominali. Nel gruppo con il consumo più elevato, per esempio, la percentuale media di grasso era circa il 27,1%, contro valori intorno al 29-30% nei gruppi con consumi inferiori. Il dato è interessante perché l’eccesso di grasso viscerale è associato a un maggiore rischio cardiometabolico.
Più muscoli, anche se il BMI era praticamente uguale
La sorpresa riguarda la massa muscolare scheletrica, che risultava maggiore tra i forti consumatori: circa 32,5 chilogrammi in media contro valori intorno ai 30-31 chilogrammi negli altri gruppi. Eppure il BMI era sostanzialmente simile, attorno a 27. È un esempio interessante dei limiti dell’indice di massa corporea: due persone possono avere lo stesso BMI ma proporzioni differenti di grasso e tessuto magro. Anche precedenti ricerche sulla popolazione statunitense avevano trovato un’associazione tra consumo di caffè e maggiore massa muscolare, sebbene anche in quel caso non fosse possibile stabilire un rapporto causale.
Nel sangue cambiano anche alcuni segnali metabolici
Gli scienziati hanno analizzato numerosi metaboliti circolanti e trovato un’altra associazione interessante. Un maggiore consumo di caffè era correlato a livelli inferiori di aminoacidi a catena ramificata, i cosiddetti BCAA, sia negli uomini sia nelle donne. Concentrazioni cronicamente elevate di questi metaboliti sono state associate in precedenti ricerche a insulino-resistenza e rischio di diabete di tipo 2. Negli uomini che bevevano più caffè emergeva inoltre un profilo glucosio-insulina considerato più favorevole. Questi risultati potrebbero contribuire a spiegare alcune associazioni epidemiologiche già osservate tra consumo di caffè e salute metabolica.
Il testosterone mostra un risultato apparentemente contraddittorio
La parte più curiosa riguarda gli ormoni sessuali. Negli uomini, ogni tazza giornaliera aggiuntiva era associata, nei modelli statistici aggiustati, a un aumento del testosterone totale di circa 0,29 nmol/L. Crescevano anche testosterone biodisponibile e SHBG, la proteina che lega gli ormoni sessuali nel sangue. Ma contemporaneamente diminuivano modestamente il testosterone libero e l’indice degli androgeni liberi. Non si tratta necessariamente di una contraddizione: aumentando SHBG, una quota maggiore dell’ormone può essere legata alla proteina, modificando il rapporto tra testosterone totale e quello liberamente disponibile.
Nelle donne il quadro è differente
Le associazioni ormonali erano meno estese nelle donne. Un consumo maggiore di caffè risultava principalmente associato a livelli superiori di SHBG e inferiori di testosterone libero e dell’indice degli androgeni liberi. Gli autori parlano quindi di una vera e propria firma ormonale specifica per sesso, particolarmente evidente negli uomini. Ma questo non permette di concludere che bere caffè sia un metodo per “aumentare il testosterone”. Gli ormoni circolanti sono regolati da sistemi estremamente complessi e lo studio mostra associazioni statistiche, non l’effetto di un intervento controllato nel quale alcune persone sono state assegnate a bere più caffè.
Non significa che il caffè faccia dimagrire o costruisca muscoli
È proprio questo il limite fondamentale. La ricerca è trasversale e osservazionale: consumo di caffè e caratteristiche biologiche sono stati confrontati nello stesso periodo. Non possiamo sapere se sia il caffè a produrre una composizione corporea più favorevole o se entrino in gioco dieta, genetica, stile di vita e altre caratteristiche non completamente controllabili statisticamente. Gli stessi autori chiedono studi longitudinali e sperimentazioni cliniche prima di parlare di causalità. Il risultato, quindi, non trasforma la tazzina in un bruciagrassi o in un sostituto dell’allenamento: suggerisce qualcosa di più interessante dal punto di vista scientifico, cioè che l’abitudine di bere caffè è collegata a un profilo metabolico, corporeo e ormonale molto più complesso di quanto pensassimo.
