Caffè e il rischio contaminazione da microplastica

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Le nostre conoscenze sull’argomento microplastica stanno aumentando sempre di più tra nuove risposte, nuove domande e cambi di rotta. Si tratta di un fenomeno recente e quindi sempre più studi si stanno concentrando sui possibili impatti sull’ambiente e sull’uomo. Per esempio, una recente ricerca ha scoperto un rischio nascosto dietro al caffè che beviamo al mattino che potrebbe essere contaminato da una grande quantità di questi frammenti.

Partiamo dal discorso che si tratta di un fenomeno che, a differenza di altri, può variare molto tra paese e paese perché si parla del caffè da bere nelle tazze d’asporto. Da noi si preferisce berlo al volo al bar piuttosto che uscire dai locali sorseggiando e per questo il rischio è quasi inesistente. In questi paesi in cui invece avviene, ci sono milioni di persone che bevono da tazze di plastica, o di cartone, con coperchi quasi sempre dello stesso materiale.

 

Caffè: il problema dei contenitori

Altri studi hanno evidenziato in precedenza come il calore è un elemento chiave importante nel fenomeno delle microplastiche nella vita di tutti i giorni. Riscaldare del cibo nel microonde in un contenitore di plastica può favorire la liberazione dei frammenti di microplastica. Per il caffè, il discorso è lo stesso. Servito bollenti in quei contenitori, i suddetti finiscono per rilasciare più del dovuto all’interno della bevanda.

Le parole dei ricercatori: “Per le bevande calde, l’opzione migliore è utilizzare una tazza riutilizzabile in acciaio inossidabile, ceramica o vetro, poiché questi materiali non rilasciano microplastiche. Se dobbiamo usare un bicchiere usa e getta, la nostra ricerca suggerisce che i bicchieri di carta rivestiti di plastica generalmente rilasciano meno particelle rispetto ai bicchieri di plastica pura, sebbene nessuno dei due sia privo di microplastica.”

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