Per milioni di persone che convivono con il diabete, camminare può diventare una sfida dolorosa. La perdita di sensibilità ai piedi, nota come neuropatia diabetica, colpisce circa la metà dei pazienti nel corso della malattia, portando spesso a dolore cronico, cadute e, nei casi più gravi, amputazioni.
Ma un’innovazione svizzera potrebbe cambiare radicalmente questa storia.
Dall’ETH di Zurigo, uno dei centri di ricerca più prestigiosi d’Europa, arriva Leia, un paio di calzini intelligenti sviluppati dalla start-up MYNERVA. Questa tecnologia è in grado di ripristinare artificialmente le sensazioni perdute nella pianta del piede, aiutando i pazienti diabetici a ritrovare l’equilibrio e a ridurre il dolore.
Dai libri sull’amputazione a una startup rivoluzionaria
La mente dietro questa invenzione è quella di Greta Preatoni, neuroscienziata italiana e fondatrice di MYNERVA. Fin da bambina, racconta, era affascinata dal mistero del “dolore fantasma” provato dagli amputati. Quel curioso interesse infantile si è trasformato in una carriera e, oggi, in una tecnologia destinata a migliorare la qualità della vita di milioni di persone.
Dopo la laurea in psicologia e neuroscienze, Preatoni ha trovato all’ETH di Zurigo l’ambiente ideale per trasformare le idee in soluzioni concrete. Nel laboratorio del neuroingegnere Stanisa Raspopovic, ha iniziato a lavorare su protesi capaci di restituire la sensazione del terreno agli amputati, riducendo al contempo il dolore cronico.
Da lì, il passo verso un’applicazione più ampia è stato naturale: se la tecnologia poteva aiutare chi aveva perso un arto, perché non adattarla a chi aveva perso la sensibilità per colpa del diabete?
Come funziona Leia, il calzino intelligente
Leia sembra un normale paio di calzini, ma nasconde un sistema di alta ingegneria.
Nella suola sono integrati sensori di pressione invisibili, che creano in tempo reale una mappa dei punti di contatto del piede con il suolo. Queste informazioni vengono inviate a un microcomputer cucito nella parte superiore della calza, che le traduce in segnali elettrici personalizzati.
Piccoli elettrodi tessili stimolano poi i nervi ancora sani del piede, bypassando le aree danneggiate. In questo modo, il cervello riceve di nuovo le informazioni sensoriali necessarie per percepire il terreno sotto i piedi.
Il risultato? Una sensazione di stabilità e sicurezza nei movimenti, accompagnata da una riduzione significativa del dolore neuropatico.
Grazie all’uso dell’intelligenza artificiale, il sistema impara a riconoscere le caratteristiche del passo di ogni individuo e adatta continuamente l’intensità e la frequenza della stimolazione. Ogni paziente riceve così un trattamento personalizzato, cucito — letteralmente — su misura.
Una speranza contro la dipendenza da antidolorifici
Uno degli obiettivi principali di MYNERVA è offrire un’alternativa agli antidolorifici comunemente prescritti per gestire la neuropatia diabetica.
“Molti pazienti desiderano un sollievo duraturo che non comporti effetti collaterali o dipendenza”, spiega Preatoni. Leia risponde proprio a questa esigenza: anziché agire chimicamente sul cervello, modula il segnale nervoso alla fonte, riducendo la percezione del dolore in modo naturale.
Il principio alla base è noto come neuromodulazione sensoriale: stimolando fibre nervose specifiche, il corpo rilascia neurotrasmettitori che inibiscono la trasmissione del dolore, creando un effetto analgesico.
Dal laboratorio alla vita reale
Il percorso di MYNERVA non è stato semplice.
I primi prototipi — racconta Preatoni sorridendo — erano tutt’altro che eleganti: scarponi rigidi pieni di cavi, versioni con velcro, cerniere o lacci. Solo dopo anni di sperimentazione, il team è arrivato all’attuale design morbido e discreto, indistinguibile da un calzino normale.
Oggi, l’azienda conta dieci persone (e un cane di squadra), e gestisce il sistema Leia attraverso una comoda app per smartphone. Questa consente di monitorare i progressi, regolare la stimolazione e adattare il dispositivo alle esigenze quotidiane.
Il prossimo passo sarà il primo studio clinico a lungo termine, in partenza questo autunno, per valutare se Leia non solo allevia il dolore ma previene anche complicazioni secondarie, come le ulcere ai piedi — una delle principali cause di amputazione nei pazienti diabetici.
Un futuro più “sensibile” per la medicina
Il progetto Leia rappresenta un importante passo avanti nella fusione tra neuroscienze e tecnologia indossabile. Restituire la sensibilità ai piedi non significa solo ridurre il dolore, ma anche ridare autonomia, sicurezza e fiducia a chi ogni giorno convive con il diabete.
Se gli studi clinici confermeranno i risultati promettenti dei primi test, queste calze intelligenti potrebbero diventare una nuova frontiera nella terapia del dolore — un piccolo accessorio capace di trasformare radicalmente la qualità della vita.
Come afferma Preatoni con un sorriso:
“Sarebbe un sogno che si avvera se potessimo dimostrare che Leia può davvero cambiare il modo in cui camminiamo, e il modo in cui viviamo il dolore.”

