Per decenni si è cercato di trovare una soluzione per l’Alzheimer, non solo per cercare di mitigarne il decorso, ma proprio per impedirne la comparsa. I risultati, per i soldi spesi, si possono considerare parecchio deludenti e considerando che la popolazione globale sta invecchiando sempre di più, è un problema. Da un lato però, sembrano esserci trattamenti efficaci e molto comuni per, come detto, almeno ridurre gli effetti caratteristici della patologia, come la cannabis.
Un nuovo studio sottolinea l’efficacia della cannabis, se utilizzata in microdosi, per mitigare i casi più lievi di Alzheimer. La parte importante per quanto riguarda il dosaggio è legata alla capacità di non raggiungere l’effetto stupefacente della sostanza, appena 0,3 mg. Per quanto uno studio piccolo, risulta importante perché esistono pochi dati medici che riguardano un dosaggio sotto il milligrammo.
Utilizzare attentamente la cannabis per trattare l’Alzheimer
Tutta in questa ricerca è piccolo, ma apre strade per approfondimenti importanti. Le microdosi di cannabis hanno perso al gruppo sperimentale di ottenere leggermente più alto rispetto alla controparte di controllo. Il tutto sembra essere collegato al cervello che invecchia e alla degradazione dello stesso a un certo tipo di recettori che la cannabis sembra invece proteggere.
Le parole dei ricercatori Brasiliani: “Studi come questo dimostrano che esistono modi per aggirare questo problema utilizzando dosi così basse da non causare cambiamenti evidenti nella coscienza, ma che possono comunque modulare importanti sistemi biologici, come l’infiammazione e la neuroplasticità. Le microdosi di cannabis possono uscire dalla zona psicoattiva e comunque apportare benefici. Questo potrebbe aprire la strada a nuove formulazioni incentrate sulla prevenzione, soprattutto nelle popolazioni più vulnerabili.”

