Scienza

Covid-19 e Alzheimer: scoperto legame con placche nel cervello e negli occhi

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Foto di <a href="https://unsplash.com/it/@davidmatos?utm_content=creditCopyText&utm_medium=referral&utm_source=unsplash">David Matos</a> su <a href="https://unsplash.com/it/foto/modello-anatomico-umano-xtLIgpytpck?utm_content=creditCopyText&utm_medium=referral&utm_source=unsplash">Unsplash</a>

Un nuovo studio scientifico getta luce su un possibile legame preoccupante tra Covid-19 e la malattia di Alzheimer. I ricercatori hanno scoperto che l’infezione da SARS-CoV-2 può innescare l’accumulo di placche beta-amiloidi, le stesse associate allo sviluppo dell’Alzheimer, non solo nel cervello ma anche negli occhi. Una scoperta che potrebbe spiegare alcuni sintomi neurologici persistenti osservati nei pazienti affetti da long Covid e aprire nuove strade di ricerca su come il virus influenzi il sistema nervoso centrale.

Lo studio, condotto su modelli animali e tessuti umani post mortem, ha rilevato che, dopo l’infezione, si verifica una risposta infiammatoria anomala che accelera i processi neurodegenerativi. Le placche beta-amiloidi sono accumuli di proteine tossiche che ostacolano la comunicazione tra neuroni e sono uno dei principali biomarcatori dell’Alzheimer. La loro presenza in quantità elevate è considerata un segnale precoce della malattia.

Covid e Alzheimer: un nuovo studio rivela legami con danni neurologici e oculari

Particolarmente sorprendente è stata la scoperta dell’accumulo di queste placche anche nella retina e in altre strutture oculari. Gli occhi, infatti, sono una sorta di “finestra sul cervello”, e le alterazioni retiniche potrebbero diventare un indicatore precoce per valutare i danni neurologici post-Covid. Questo apre all’ipotesi di poter monitorare gli effetti dell’infezione attraverso esami oculari non invasivi, in grado di individuare segni precoci di deterioramento cognitivo.

Sebbene non tutti i pazienti Covid svilupperanno problemi neurodegenerativi, i risultati suggeriscono che il virus potrebbe amplificare il rischio nei soggetti già predisposti o accelerare processi latenti. Ciò potrebbe contribuire a spiegare il perché molti pazienti affetti da long Covid lamentino problemi di memoria, confusione mentale e difficoltà cognitive anche mesi dopo la guarigione dall’infezione acuta.

I ricercatori sottolineano l’importanza di continuare a monitorare i pazienti a lungo termine e di includere valutazioni neurologiche nei protocolli di follow-up. Inoltre, evidenziano la necessità di investire in studi che valutino come le varianti del virus possano differire nell’impatto neurologico e se le vaccinazioni possano offrire una protezione anche contro questi effetti collaterali meno visibili ma potenzialmente gravi.

Cambiare il modo in cui valutiamo gli effetti a lungo termine del Covid

Questa scoperta alimenta anche l’interesse verso il legame tra infezioni virali e disturbi neurodegenerativi. In passato, virus come l’herpes e l’influenza sono stati sospettati di giocare un ruolo nell’innesco dell’Alzheimer, ma il Covid-19 sembra avere un impatto più diretto e diffuso sul cervello, probabilmente a causa della sua capacità di attraversare la barriera emato-encefalica.

Dal punto di vista clinico, i ricercatori auspicano che queste evidenze portino a una maggiore integrazione tra neurologia, virologia e oftalmologia, favorendo diagnosi precoci e strategie terapeutiche multidisciplinari. Se confermati, questi risultati potrebbero cambiare il modo in cui valutiamo gli effetti a lungo termine del Covid sulla salute cognitiva.

Mentre la pandemia sembra rallentare, i suoi effetti collaterali sul cervello potrebbero emergere con più chiarezza nei prossimi anni. Capire il legame tra Covid-19 e Alzheimer non solo aiuta a proteggere i pazienti più vulnerabili, ma sottolinea l’importanza della prevenzione e della ricerca continua su malattie che restano tra le più complesse e devastanti del nostro tempo.

Foto di David Matos su Unsplash

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