Dislessia: le regioni genetiche dietro la condizione

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Tra i disturbi dell’apprendimento, il più conosciuto è sicuramente la dislessia che nonostante per parecchio tempo sia stata associata semplicemente a una pigrizia della persona, soprattutto nei bambini, in realtà si tratta di una condizione neurologica ben specifica. Recenti studi hanno individuati anche ragioni genetiche dietro alla stessa, una scoperta a cui si è arrivata andando a interrogare le banche date genetiche di oltre 1,2 milioni di individui.

Oltre a questo, altri individui con una diagnosi di dislessia hanno eseguito dei test per poi analizzare i risultati anche in conseguenza del proprio patrimonio genetico. Le persone hanno dovuto svolgere della attività di lettura e o di scrittura con un focus sull’ortografia e la grammatica. Il risultato è che sono stati individuati 80 regioni nel nostro DNA che possono essere associate alla condizioni e 36 di queste erano state ignorate da ricerche precedenti sull’argomento.

 

La dislessia e il DNA

Un aspetto in comune importante che hanno molte di queste regioni genetiche è lo sviluppo cerebrale nei primi anni di vita e non sorprende che molti di questi siano associati anche ad altre condizioni come l’ADHD. Aver individuato ancora più pezzi del DNA interessati potrebbe sembrare sconfortante, ma in realtà aiuta nella ricerca di possibili trattamenti efficaci.

Le parole dei ricercatori: “Svelare le basi biologiche della dislessia è essenziale per comprendere le differenze nelle capacità di lettura e perché alcune persone hanno difficoltà a leggere per tutta la vita. Abbiamo prodotto il più grande studio genetico sulla dislessia fino ad oggi. Il meccanismo sottostante rimane poco chiaro, tuttavia, la sovrapposizione genetica tra fenotipi correlati al dolore e tratti neuroevolutivi potrebbe suggerire una base biologica condivisa.”

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