Dopo l’eruzione del Vesuvio i Romani tornarono a Pompei e vissero altri 400 anni

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Pompei è da sempre il simbolo della catastrofe provocata dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., che seppellì la città sotto metri di cenere e lapilli. Eppure, le più recenti indagini condotte nell’Insula Meridionalis, il quartiere meridionale della città, hanno svelato un dettaglio sorprendente: i Romani non abbandonarono del tutto Pompei, ma tornarono a viverci per circa quattro secoli, fino al V secolo d.C.

Questa rivelazione, pubblicata sull’E-Journal of the Excavations of Pompeii, ribalta l’idea di una città cristallizzata per sempre al momento della catastrofe.

Case sopra le rovine

Gli archeologi hanno rinvenuto tracce di rioccupazione: abitazioni costruite ai piani superiori degli edifici, poiché i pianterreni erano sommersi dalla cenere. Le parti inferiori, ancora accessibili dall’interno, venivano riutilizzate come cantine, cucine e spazi per attività domestiche. Forni, caminetti e mulini testimoniano un adattamento ingegnoso alle nuove condizioni.

Non si trattava di una rinascita cittadina nel senso classico, ma di una forma di sopravvivenza urbana: vivere tra le macerie, ricavando nuove possibilità da ciò che era rimasto.

Opportunità, povertà o necessità?

Perché tornare in un luogo devastato? Secondo gli studiosi, le motivazioni potrebbero essere diverse. Alcuni tornarono forse per recuperare beni preziosi o materiali da riuso. Altri, privi di mezzi, trovarono tra le rovine un rifugio accessibile e gratuito.

Pompei, nel post-eruzione, doveva apparire come un territorio senza legge, dove bande di opportunisti e famiglie impoverite si contendevano gli spazi rimasti agibili. Un paesaggio a metà tra il villaggio improvvisato e la città fantasma.

Una popolazione dimenticata

La presenza di questa comunità “ombra” di Pompei era stata ipotizzata già in passato, ma gli scavi ottocenteschi puntavano soprattutto al recupero di affreschi e reperti artistici, trascurando gli strati successivi al 79 d.C. Solo oggi, grazie a nuovi metodi di ricerca, emerge l’evidenza di una popolazione rimasta invisibile per secoli.

L’addio definitivo nel V secolo

Gli scavi suggeriscono che la città fu abitata fino al V secolo, quando un’ulteriore eruzione del Vesuvio, nel 472 d.C., avrebbe reso impossibile ogni tentativo di insediamento stabile. Da allora, Pompei cadde nell’oblio, fino alla sua riscoperta nel XVIII secolo.

Una nuova pagina di storia antica

Questa scoperta apre scenari inediti sulla resilienza dei sopravvissuti e sulla complessità della vita post-catastrofe. Pompei non fu solo una città “morta”, congelata nel tempo, ma anche un luogo di resistenza e adattamento, dove intere generazioni provarono a ricostruire una quotidianità sopra le ceneri del disastro.

Foto di Paul Sloane da Pixabay

Federica Vitale
Federica Vitalehttps://federicavitale.com
Ho studiato Shakespeare all'Università e mi ritrovo a scrivere di tecnologia, smartphone, robot e accessori hi-tech da anni! La SEO? Per me è maschile, ma la rispetto ugualmente. Quando si suol dire "Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere" (Amleto, l'atto indovinatelo voi!)

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