La scena può essere impressionante: il bambino si mette improvvisamente seduto nel letto, urla, piange, suda e sembra terrorizzato. Può avere gli occhi aperti, respirare velocemente e apparire perfino sveglio, ma non risponde normalmente ai genitori che cercano di tranquillizzarlo. Dopo alcuni minuti torna a dormire e, al mattino, spesso non ricorda nulla. È la manifestazione tipica del terrore notturno, o sleep terror, una parasonnia particolarmente frequente durante l’infanzia. Nonostante l’intensità dell’episodio, nella maggior parte dei bambini si tratta di un fenomeno benigno destinato a ridursi con la crescita.
Il bambino non è davvero sveglio
Il dettaglio fondamentale è proprio questo: durante un terrore notturno il cervello si trova in una condizione di risveglio incompleto dal sonno profondo non-REM. Alcuni sistemi cerebrali sembrano attivarsi mentre altri rimangono ancora immersi nel sonno. Il risultato è un comportamento apparentemente contraddittorio: il bambino può avere gli occhi spalancati, muoversi e gridare, ma essere confuso e difficilmente consolabile. Gli episodi si verificano soprattutto nella prima parte della notte, quando il sonno profondo è più abbondante. Possono durare pochi minuti, anche se occasionalmente si protraggono più a lungo.
Non è la stessa cosa di un incubo
Terrori notturni e incubi vengono spesso confusi, ma sono fenomeni differenti. L’incubo compare più frequentemente durante il sonno REM, soprattutto nella seconda metà della notte: il bambino si sveglia, cerca conforto e può ricordare il sogno spaventoso. Nel terrore notturno, invece, il piccolo rimane sostanzialmente addormentato e generalmente non conserva un ricordo dettagliato dell’episodio. Per questo chiedergli la mattina successiva “che cosa hai sognato?” potrebbe non portare ad alcuna risposta. Il terrore che osservano i genitori, quindi, non implica necessariamente che il bambino stia vivendo un sogno terrificante.
Perché succede proprio ai bambini
I terrori notturni sono più comuni nell’infanzia e tendono a diminuire con la maturazione del sistema nervoso e l’adolescenza. Non esiste una singola causa. Una certa predisposizione familiare alle parasonnie sembra avere un ruolo e sonnambulismo e terrori notturni possono presentarsi nella stessa famiglia. Gli episodi possono inoltre essere favoriti da tutto ciò che frammenta o altera il sonno: privazione di sonno, stanchezza eccessiva, febbre, stress, cambiamenti degli orari o ambienti insoliti. In alcuni casi anche disturbi che interrompono ripetutamente il sonno, come l’apnea ostruttiva, meritano di essere presi in considerazione.
Svegliarlo con forza può non essere una buona idea
L’istinto di un genitore è abbracciare il bambino e cercare immediatamente di svegliarlo. Durante un terrore notturno, però, questo tentativo può essere difficile e talvolta aumentare momentaneamente agitazione e confusione. In genere è preferibile rimanere vicino, parlare con calma e soprattutto assicurarsi che il bambino non possa farsi male. Se si alza dal letto, bisogna proteggerlo da scale, finestre, mobili appuntiti o altri pericoli senza immobilizzarlo inutilmente. Una volta terminato l’episodio, normalmente il bambino torna spontaneamente a un sonno tranquillo.
La prevenzione comincia dal sonno regolare
Poiché la mancanza di sonno può favorire gli episodi, una delle strategie più utili consiste nel proteggere la regolarità del riposo. Orari relativamente costanti, una routine serale tranquilla e una quantità di sonno adeguata all’età possono aiutare. Può essere utile anche annotare per qualche settimana quando avvengono gli episodi, quanto durano e a che ora il bambino si è addormentato. Quando i terrori compaiono quasi sempre alla stessa ora e sono molto frequenti, il medico può valutare strategie comportamentali come i risvegli programmati, effettuati prima del momento in cui solitamente inizia l’episodio.
Quando è meglio parlarne con il pediatra
Nella maggioranza dei casi i terrori notturni non richiedono farmaci né esami. Una valutazione medica diventa però importante quando gli episodi sono molto frequenti, provocano lesioni, disturbano significativamente il sonno, persistono oltre l’età in cui sono abituali oppure presentano caratteristiche insolite. Anche russamento intenso, pause respiratorie, marcata sonnolenza diurna o movimenti ripetitivi e stereotipati meritano attenzione. Alcune manifestazioni notturne, comprese determinate crisi epilettiche, possono infatti essere confuse con una parasonnia. Un video dell’episodio registrato in sicurezza e un diario del sonno possono fornire informazioni utili al pediatra o allo specialista.
Spaventa soprattutto chi è sveglio
Forse l’aspetto più rassicurante dei terrori notturni è che l’esperienza dei genitori può essere molto più angosciante di quella del bambino. Vedere un figlio gridare con gli occhi aperti senza riuscire a consolarlo fa pensare che stia vivendo una paura terribile; in realtà il piccolo non è pienamente cosciente e, nella maggior parte dei casi, al risveglio non ricorderà l’accaduto. La priorità è quindi proteggerlo durante l’episodio e garantirgli un sonno sufficiente e regolare. I terrori notturni non sono normalmente il segnale di un problema psicologico nascosto: sono soprattutto uno degli strani modi in cui un cervello ancora in maturazione può attraversare il confine tra sonno profondo e veglia.
