Gli astronomi lo descrivono come un vero pianeta neonato. Si chiama IRAS 04125+2902 b, o TIDYE-1b, e ha un’età stimata di appena 3 milioni di anni. Può sembrare un periodo enorme, ma su scala astronomica è quasi niente. Se comprimessimo l’età della Terra in quella di una persona di circa 50 anni, questo mondo sarebbe paragonabile a un bambino di appena poche settimane. È inoltre il pianeta più giovane confermato finora attraverso il metodo del transito, una delle principali tecniche utilizzate per individuare gli esopianeti.
Si trova in una vera nursery cosmica
TIDYE-1b orbita attorno a una giovanissima stella nella Nube Molecolare del Toro, una delle regioni di formazione stellare più studiate dagli astronomi, situata a circa 430 anni luce secondo la stima riportata dalla NASA. Qui gas e polveri collassano dando origine a nuove stelle e, attorno a esse, a dischi nei quali possono formarsi pianeti. La stella madre possiede circa il 70% della massa del Sole ed è ancora nella fase precedente alla sequenza principale: stella, disco e pianeta rappresentano quindi un sistema planetario osservato quasi agli inizi della sua evoluzione.
È grande quasi quanto Giove, ma molto più leggero
Il giovane mondo ha un raggio pari a circa 10,7 volte quello terrestre, equivalente a circa il 96% del raggio di Giove. Le misurazioni originarie ponevano invece un limite superiore alla sua massa di appena 0,3 masse gioviane. Dati successivamente catalogati dalla NASA indicano una massa stimata attorno a un quarto di quella di Giove. Il risultato è un pianeta enorme ma relativamente leggero, probabilmente ancora molto gonfio a causa del calore conservato durante la sua recente formazione.
Un anno su questo pianeta dura meno di nove giorni
TIDYE-1b si trova inoltre sorprendentemente vicino alla propria stella. Completa un’orbita in appena 8,83 giorni terrestri, a circa 0,077 unità astronomiche dalla stella. È difficile spiegare la formazione di un pianeta così grande esattamente nella posizione in cui lo osserviamo oggi. Una possibilità è che sia nato più lontano, dove il disco conteneva materiale sufficiente per costruirlo, e successivamente sia migrato verso l’interno. Osservarlo a un’età così precoce permette quindi di mettere alla prova le teorie sulla velocità con cui formazione e migrazione planetaria possono verificarsi.
Normalmente non avremmo dovuto riuscire a vederlo
I pianeti così giovani sono difficilissimi da individuare con il metodo del transito perché rimangono immersi nei dischi di gas e polvere che circondano le stelle appena nate. Questi materiali possono bloccare la nostra visuale. Nel caso di TIDYE-1b, però, la geometria del sistema ha offerto agli astronomi una rara finestra. Il disco esterno appare quasi rivolto verso di noi, con un’inclinazione di circa 30 gradi, mentre l’orbita del pianeta passa quasi di taglio rispetto alla Terra. La regione interna del disco è sufficientemente libera da permetterci di vedere il pianeta attraversare la propria stella.
TESS ha visto la luce della stella diminuire periodicamente
A scoprire il segnale è stato il telescopio spaziale TESS della NASA, progettato proprio per cercare esopianeti attraverso i transiti. Quando un pianeta passa davanti alla sua stella, ne oscura una piccolissima frazione della luce. TESS aveva osservato il sistema già nel novembre 2019 e ha registrato ripetuti transiti negli anni successivi. Osservazioni da Terra hanno poi permesso di escludere spiegazioni alternative, come una stella binaria eclissante sullo sfondo. La regolarità del segnale ogni 8,83 giorni ha confermato l’esistenza del pianeta.
C’è però un mistero: il disco è inclinato nel modo “sbagliato”
La scoperta ha sollevato un altro problema affascinante. In un sistema planetario semplice ci aspetteremmo che stella, pianeti e disco protoplanetario condividano grosso modo lo stesso piano, perché nascono dalla stessa nube rotante di materiale. Qui invece il disco esterno risulta fortemente disallineato rispetto all’orbita del pianeta. Il sistema possiede anche una stella compagna molto distante, a circa 635 unità astronomiche, ma gli autori non hanno ancora stabilito con certezza cosa abbia provocato questa geometria insolita. L’origine del disallineamento rimane quindi uno dei principali enigmi del sistema.
È come osservare una fotografia dell’infanzia dei pianeti
TIDYE-1b non è dunque un pianeta di due settimane, né la scoperta dimostra che tutti i pianeti giganti possano formarsi in appena 3 milioni di anni. Ci offre però qualcosa di rarissimo: un sistema planetario fotografato durante la sua infanzia. Gli astronomi potranno studiare come il pianeta si raffredda, perde parte della sua atmosfera e si contrae, verificando se possa evolvere verso una classe di mondi più piccoli. La scoperta apre soprattutto una nuova finestra sui primi milioni di anni della formazione planetaria, una fase che normalmente rimane nascosta dietro gas e polvere. In pratica, stiamo osservando un mondo quando la sua storia è appena cominciata.
