Quando si pensa alla prevenzione del tumore della prostata, difficilmente il primo alimento che viene in mente è un bicchiere di latte. Eppure da anni gli epidemiologi studiano il possibile rapporto tra consumo di latticini e questa neoplasia. Il World Cancer Research Fund considera oggi le prove suggestive, ma ancora limitate: un elevato consumo di prodotti lattiero-caseari potrebbe aumentare il rischio di tumore prostatico. È una distinzione fondamentale. Non significa che bere latte provochi il cancro, né che un uomo debba necessariamente eliminare yogurt e formaggi.
Gli studi hanno coinvolto centinaia di migliaia di uomini
Il sospetto non nasce da un singolo esperimento. Una revisione delle precedenti meta-analisi ha esaminato studi comprendenti, nelle analisi più grandi, fino a 848.395 partecipanti e oltre 38.000 tumori della prostata. Alcuni lavori hanno rilevato un modesto aumento del rischio tra gli uomini con consumi maggiori di latticini, ma i risultati non sono stati uniformi. Per esempio, le stime variavano a seconda che si considerassero latte, formaggio, quantità consumata e tipologia di prodotto. Gli autori concludevano che esistono segnali di un’associazione, ma anche una considerevole eterogeneità tra gli studi.
Uno dei sospettati è il calcio
Un elemento particolarmente studiato è il calcio, di cui latte e derivati rappresentano importanti fonti alimentari. Nell’analisi del World Cancer Research Fund, ogni aumento di 400 milligrammi al giorno del calcio proveniente dai latticini era associato a circa un 6% di incremento del rischio relativo di tumore prostatico. Una precedente valutazione più ampia delle diete ricche di calcio aveva anch’essa osservato un’associazione positiva. Queste percentuali descrivono però rischi relativi osservati a livello di popolazione: non significano che il 6% degli uomini che assumono quella quantità di calcio svilupperà un tumore.
Perché latte e calcio potrebbero influenzare la prostata?
Sono stati proposti diversi meccanismi biologici. Elevate quantità di calcio potrebbero interferire con il metabolismo della vitamina D, mentre latte e latticini possono influenzare segnali metabolici come l’IGF-1, un fattore coinvolto nella crescita e proliferazione cellulare. Sono ipotesi plausibili, ma nessuna permette ancora di affermare che sia stato identificato il meccanismo responsabile del possibile aumento del rischio. Inoltre i latticini sono alimenti molto diversi tra loro: latte, yogurt, burro e formaggi differiscono per grassi, fermentazione, proteine e micronutrienti. Trattarli come un’unica categoria può quindi nascondere effetti differenti.
Il paradosso: per l’intestino il risultato va nella direzione opposta
La storia diventa ancora più interessante quando si osservano altri tumori. Secondo il World Cancer Research Fund esistono forti evidenze che i latticini riducano il rischio di tumore colorettale, un effetto attribuito in buona parte proprio al calcio. Lo stesso gruppo di alimenti, dunque, potrebbe avere relazioni differenti con tumori differenti. È uno dei motivi per cui il WCRF non formula una raccomandazione generale di eliminare i latticini: il bilancio complessivo tra possibili benefici e rischi è più complesso di quanto suggerisca l’etichetta “alimento cancerogeno” o “anticancro”.
Associazione non significa causa
La maggior parte delle informazioni disponibili proviene da studi epidemiologici osservazionali. I ricercatori seguono grandi gruppi di persone, registrano ciò che mangiano e osservano chi sviluppa determinate malattie. Possono correggere statisticamente i risultati per numerosi fattori, ma non possono eliminare ogni possibile confondente. Dieta, peso corporeo, attività fisica, screening, fumo, genetica e condizioni socioeconomiche possono intrecciarsi. Lo stesso WCRF sottolinea che, quando si studiano alimentazione e cancro, dimostrare definitivamente un rapporto causale è particolarmente difficile perché lo sviluppo della malattia può richiedere decenni.
Non serve quindi bandire latte e formaggi
I latticini apportano proteine, calcio, vitamina B12 e iodio e possono far parte di un’alimentazione equilibrata. Il messaggio scientifico non è quindi “gli uomini devono smettere di bere latte”. Piuttosto, le evidenze suggeriscono prudenza verso consumi molto elevati, evitando di assumere quantità eccessive di calcio con l’idea che “più sia sempre meglio”. Anche sostituire automaticamente tutti i latticini senza pianificare la dieta può essere controproducente, perché eventuali alternative vegetali differiscono per proteine e micronutrienti e, quando utilizzate come sostituti, è utile verificare che siano adeguatamente fortificate.
Il rischio di tumore alla prostata dipende da molto più di un alimento
Il tumore della prostata è una malattia multifattoriale: età, familiarità, genetica e altri fattori hanno un peso importante, mentre il ruolo preciso della dieta continua a essere studiato. Le evidenze attuali permettono di dire che consumi elevati di latticini e calcio potrebbero essere associati a un modesto aumento del rischio, non che un bicchiere di latte sia la causa della malattia. La lezione più utile è quindi evitare gli estremi: più che demonizzare un singolo alimento, la prevenzione oncologica guarda all’insieme dello stile di vita e della dieta. Ed è proprio questa differenza tra un’associazione statistica e una causa dimostrata che trasforma un titolo allarmante in un’informazione davvero utile.
