Analizzando quasi una ventina di studi che interessano avere gatti domestici, una nuova analisi ha sottolineato di cui si era già discusso decenni in precedenza. Seconda la suddetta, averne anche solo uno potrebbe aumentare del doppio il rischio di soffrire di schizofrenia. Già a partire dal 1995 si ha questo dubbio e la colpa è legata a un parassito noto in questi animali ovvero il Toxoplasma gondii. Nonostante collegamenti lontani nel tempo, il risultati successivi sono stati contrastanti.
Alcuni studi dice che l’esposizione ai gatti domestici più significativi in termini del rischio di sviluppo di questa condizioni psicologica è nei bambini. Utilizzando una scala di misurazioni, si vedono comportamenti tipici della schizofrenia che va di fatto a influenzare il modo con cui si pensa, i sentimenti e di conseguenza anche il comportamento in generale. L’analisi in questione ha ridotto la finestra temporale di maggiore rischio tra i 9 e i 12 anni.
Il rischio dietro i gatti domestici: i parassiti
Di norma, il parassita T. gondii viene trasmesso all’uomo mangiando carne poco cotta o bevendo acqua inquinata. Se nell’equazione ci aggiungiamo i gatti, allora i casi di contatto possono aumentare di molto. Basta un morso da parte di un esemplare infetto per venirne a contatto, ma il rischio maggiore avviene con il contatto con le feci. Di fatto si tratta di un parassita estremamente comune tanto che negli Stati Uniti, per esempio, 40 milioni ne sono infetti senza mostra sintomi; è oltre il 10% della popolazione.
Le parole dei ricercatori: “La nostra revisione supporta l’ipotesi di un’associazione tra il possedere un gatto e i disturbi correlati alla schizofrenia. C’è bisogno di più studi di alta qualità, basati su campioni ampi e rappresentativi, per comprendere meglio il fatto di possedere un gatto come possibile fattore di modifica del rischio per i disturbi mentali.”

