IA contro l’ictus: in Portogallo un modello prevede la mortalità con il 98,5% di precisione

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Una nuova frontiera della medicina predittiva arriva dal Portogallo: un team di ricercatori della NOVA Information Management School (NOVA IMS) e dell’Università dell’Algarve ha messo a punto un modello di intelligenza artificiale in grado di stimare con straordinaria precisione il rischio di morte nei pazienti colpiti da ictus. L’accuratezza dichiarata sfiora il 98,5%, un risultato che promette di trasformare radicalmente il modo in cui medici e infermieri affrontano le prime, cruciali ore dopo l’evento neurologico.

Dati reali, previsioni reali

Il sistema si basa su oltre 330 cartelle cliniche di pazienti ricoverati tra il 2016 e il 2018 presso l’Algarve University Hospital Center. I dati raccolti nelle prime ore dal ricovero hanno permesso agli scienziati di addestrare il modello IA su 24 fattori di rischio, tra cui età, glicemia, livello di coscienza, emoglobina, frequenza respiratoria e punteggio NIHSS (una scala che misura la gravità dell’ictus).

Non si tratta solo di numeri: ogni previsione è accompagnata da un’analisi trasparente dei parametri coinvolti, fornendo ai clinici una guida chiara e affidabile.

Più tempo, meno complicazioni

Il vantaggio più evidente? Tempestività. In un’emergenza neurologica, ogni minuto può fare la differenza tra un recupero e una disabilità permanente. Sapere fin da subito quali pazienti sono a rischio consente di intervenire in modo mirato, riducendo il margine d’errore e ottimizzando le risorse. Il modello portoghese non sostituisce il giudizio clinico, ma lo potenzia, accelerando il processo decisionale e aumentando la consapevolezza.

Un futuro più umano grazie all’algoritmo

Secondo gli sviluppatori, l’applicazione può essere estesa ad altri scenari critici: rischio di riammissione, infezioni nosocomiali, complicanze post-operatorie. In altre parole, l’intelligenza artificiale può rendere la medicina non solo più efficiente, ma anche più umana, perché consente di adattare le cure alla storia e alla condizione di ogni singolo paziente.

Il cervello artificiale, insomma, potrebbe diventare il miglior alleato del cuore umano.

Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

Federica Vitale
Federica Vitalehttps://federicavitale.com
Ho studiato Shakespeare all'Università e mi ritrovo a scrivere di tecnologia, smartphone, robot e accessori hi-tech da anni! La SEO? Per me è maschile, ma la rispetto ugualmente. Quando si suol dire "Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere" (Amleto, l'atto indovinatelo voi!)

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