Dalla Stazione Spaziale Internazionale è stato visto un buco nero in azione

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Un telescopio a bordo dell’ISS è riuscito nell’impresa di registrare le radiazioni in uscita da un buco nero mentre questo assorbi l’energia nelle sue vicinanze. Questa fortuita registrazione ha portato ad un nuovo studio sui buchi neri il quale potrebbe portare gli astronomi a comprendere meglio questi enti misteriosi. Ma cosa sono i buchi neri? Sono vaste aree dello spazio così compatte da avere una forte attrazione gravitazionale, talmente forte da attirare a se grandi quantità di materia ed energia, inclusa la luce visibile.

Sappiamo in aggiunta che risucchiando la materia essi vanno incontro ad un processo di accrescimento emettendo raggi X ad alta energia. È proprio qui che entra in gioco la Stazione Spaziale Internazionale che grazie ad un telescopio è riuscita ad effettuare la misurazione ad alta risoluzione dei raggi X emanati dall’acquisizione di materia.

 

Avvistamento raro

Erin Kara, borsista post dottorato presso l’Università del Maryland e il NASA Goddard Space Flight Center, ha confermato: “C’è stato un dibattito su come si evolvono i buchi neri; li vediamo entrare in queste folli esplosioni quando hanno un disco di materiale che vi cade dentro … Qual è il responsabile dello scoppio è qualcosa su cui si è dibattuto da quando sono stati scoperti.

Lo studio prevedeva la necessità di conoscere l’intensità dei raggi X e l’intervallo di tempo nel quale essi venivano sprigionati. Per risalire a questi dati gli scienziati hanno cercato gli echi di luce: cioè alcuni dei raggi X sprigionati dalla corona, la parte più esterna del buco nero, che finiscono per colpire il disco di accrescimento liberando altri raggi X con un energia minore. Dai risultati è emerso che l’eco più breve implicava che il disco di accrescimento si avvicinava molto più velocemente di quanto si pensasse all’orizzonte degli eventi, cioè l’insieme dei punti abbastanza lontani dal buco nero per non essere influenzati dal suo campo gravitazionale.

Questo comporta il restringimento della corona piuttosto che un avvicinamento del disco di accrescimento. Tuttavia non si può basare una teoria su un unico caso particolare, dato che i dati raccolti provengono da un’ unica fonte si potrebbe presupporre che il comportamento del buco nero sia un caso particolare e non una regola. Se in caso contrario, l’accrescimento di questo buco nero non sia un caso particolare, potrebbe chiarire un’inconsistenza tra i più grandi buchi neri supermassicci e questi piccoli buchi neri di massa stellare spiegando invece come essi siano molto più simili tra di loro di quanto si credesse.

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