La scienza vuole “seminare” la vita su un altro sistema solare: ecco come

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Finora, l’unica prova dell’esistenza della vita in qualsiasi parte dell’universo è proprio qui sulla Terra. Certo, la nostra ricerca di organismi extraterrestri è appena iniziata, ma data l’inefficacia dei nostri sforzi fino ad oggi, potrebbe essere il momento di riconoscere la possibilità che l’emergere di forme di vita altrove sia solo un evento molto meno comune di quanto si pensasse. E se la vita è davvero una cosa estremamente rara e preziosa, potrebbe anche valere la pena chiederci se abbiamo l’obbligo di condividerla con altri mondi. 

Questa è la motivazione alla base di una nuova proposta di Claudius Gros, fisico teorico all’Università Goethe di Francoforte. Gros non crede solo che dovremmo diffondere la vita in tutta la galassia, ma ha escogitato un piano per farlo. Il piano, chiamato “Genesis Project“, prende in prestito la tecnologia da un’altra missione interstellare, “Breakthrough Starshot“, un ambizioso programma per inviare la prima sonda su Alpha Centauri, la nostra stella più vicina. Entrambi i progetti fanno uso di sistemi di propulsione laser in grado di accelerare un veicolo spaziale fino a circa un quinto della velocità della luce.

A differenza di Breakthrough Starshot, tuttavia, Genesis Project vuole fare molto di più che portare un sistema alla massima velocità. Vuole rallentarlo una volta arrivato, per rimanere in orbita in modo da far cadere il carico: i mattoni della vita. Il progetto Genesis intende inoltre viaggiare su un sistema molto più lontano di Alpha Centauri. Vuole raggiungere TRAPPIST-1, un sistema promettente per la prospettiva della presenza di vita. Infatti, ospita sette pianeti terrestri temperati. L’unico problema è che è circa 10 volte più lontano da noi di Alpha Centauri.

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Per viaggiare così lontano e rimanere abbastanza a lungo per scaricare il suo carico, un veicolo spaziale di 1,5 tonnellate (come proposto dal piano di Gros) impiegherebbe circa 12.000 anni. Sì, avete letto bene: 12.000 anni. È una testimonianza di quanto sia vasto lo spazio tra i sistemi stellari.

Naturalmente, se il piano di Gros diventerà realtà, nessuno sarà ancora in vita allora per vederne gli sviluppi. Non c’è nemmeno alcuna garanzia che la civiltà umana sopravviverà nei prossimi 12.000 anni. Ecco perché Gros pianifica solo di sviluppare la sua navicella spaziale con i mattoni per la vita, abbastanza per dare il via all’evoluzione. L’umanità potrebbe non sopravvivere, ma la vita potrebbe.

Ma perché dovremmo assumerci la responsabilità di diffondere la vita in tutta la galassia? Gros ritiene che sia il nostro imperativo morale. Potrebbe sembrare uno spreco di risorse, ma forse il futuro della vita stessa dipende da questo.

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