Le cellule T sono la chiave per trovare un vaccino contro il coronavirus

Le cellule T sono gli elementi fondamentali per riuscire a trovare un efficace vaccino contro il nuovo coronavirus Covid-19

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Una misteriosa rete di globuli bianchi in grado di cercare e distruggere le cellule infettate dal coronavirus ha assunto una nuova importanza mentre gli epidemiologi continuano la loro ricerca di un vaccino, non affatto semplice. Questi globuli, chiamati cellule T, sono come cecchini in un plotone di soldati del sistema immunitario mentre perseguitano e uccidono l’infezione. Proprio per questo, gli scienziati sperano di riuscire ad utilizzarle per trovare il giusto rimedio contro il Covid-19, inibendolo e disattivandolo.

Il corpo umano, infatti, intraprende una guerra costante contro gli invasori e la produzione di un vaccino contro il coronavirus richiederà ai biologi molecolari di imbrigliare quegli armamenti. Ciò include i linfociti B, che secernono anticorpi che neutralizzano i patogeni, e i linfociti T, che distruggono i patogeni e le molecole tossiche che producono.

 

L’importanza delle cellule T per trovare un vaccino

Nadia Roan, professore associato presso l’UCSF ed esperta di cellule T, ha affermato che la chiave per un vaccino potrebbe essere capire come ispirare le cellule T a prendere di mira il coronavirus anche in assenza di anticorpi, i cavalli di battaglia del sistema immunitario umano.

Roan e i suoi colleghi hanno scoperto che una popolazione robusta di cellule T che attaccano il coronavirus emerge dopo infezioni lievi e queste cellule persistono per mesi e possono moltiplicarsi. I risultati, che sono stati accettati per la pubblicazione il 14 agosto sulla rivista scientifica “Cell Reports Medicine”, suggeriscono che queste cellule possono svolgere un ruolo importante nella battaglia contro il virus e per trovare finalmente un vaccino efficace.

“Abbiamo trovato una raccolta diversificata di cellule T che riconoscono SARS-CoV-2, ciascuna al servizio delle proprie funzioni specializzate”, ha detto Roan. “È importante sottolineare che queste cellule sono persistite per oltre due mesi dopo il recupero dall’infezione e sono state in grado di espandersi notevolmente di numero”.