Un recente studio suggerisce che una particolare conformazione del cranio, riscontrata in persone affette dalla sindrome di Chiari di tipo 1, potrebbe essere una traccia genetica lasciata dai Neanderthal nel nostro DNA. Questo legame evolutivo potrebbe spiegare perché così tante persone soffrono di mal di testa, dolori cervicali e altri disturbi neurologici.
La sindrome di Chiari e la compressione cerebrale
La malformazione di Chiari si verifica quando la base del cranio è più piccola e piatta rispetto alla norma. Questo provoca lo schiacciamento del cervelletto – la parte del cervello responsabile dell’equilibrio e della coordinazione – all’interno del canale spinale del collo.
Si tratta di una condizione abbastanza comune: si stima che 1 persona su 100 ne sia affetta, sebbene molti non manifestino sintomi evidenti. Quando presenti, i disturbi includono mal di testa ricorrenti, dolore al collo, apnea notturna, vertigini e intorpidimento degli arti.
Un’intuizione nata in sala operatoria
È stato il neurochirurgo brasiliano Yvens Barbosa Fernandes il primo a notare, circa 15 anni fa, una strana somiglianza tra i crani dei suoi pazienti e quelli dei Neanderthal, in particolare per quanto riguarda l’osso occipitale. Questa osservazione ha spinto il ricercatore a ipotizzare un collegamento evolutivo diretto.
Lo studio recentemente pubblicato su Evolution, Medicine, and Public Health ha testato quella teoria attraverso modelli 3D digitali di crani moderni e fossili antichi.
Il confronto con i crani preistorici
I ricercatori hanno confrontato i crani di 46 persone affette da Chiari con quelli di 57 individui senza la malformazione, analizzando accuratamente le loro scansioni TC. I risultati sono stati poi messi a confronto con otto crani fossili di Neanderthal, Homo erectus, Homo heidelbergensis e primi Homo sapiens.
La scoperta chiave è stata che solo i crani dei Neanderthal presentavano la stessa conformazione della base cranica osservata nei pazienti con Chiari. Le altre specie antiche, compresi i primi sapiens, avevano strutture compatibili con i crani moderni sani.
Una firma genetica nell’osso occipitale
Secondo la ricercatrice Kimberly Plomp, questa scoperta è una nuova prova di come i tratti genetici dei Neanderthal sopravvissuti all’incrocio con l’Homo sapiens possano ancora oggi influenzare la nostra salute.
È un retaggio che, sebbene affascinante dal punto di vista evolutivo, può avere conseguenze invalidanti per chi ne porta i segni nel cranio. In questo senso, la paleontologia e la medicina si incontrano per spiegare i misteri del presente attraverso il passato remoto.
Come ha concluso Barbosa Fernandes: “Se c’è meno spazio alla base del cranio, c’è meno spazio per il cervello moderno. E il risultato è un potenziale problema neurologico”.
Quando l’evoluzione ha un prezzo
Non tutto ciò che abbiamo ereditato dai nostri antenati è un vantaggio. In questo caso, una semplice variazione nella forma del cranio, trasmessa dai Neanderthal, potrebbe ancora oggi influire sulla qualità della vita di milioni di persone. E ora, grazie alla scienza, ne conosciamo finalmente l’origine.
Foto di นพเก้า ตุลาทอง da Pixabay

