Siamo noi i marziani? L’ipotesi affascinante sull’origine extraterrestre della vita terrestre

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Siamo davvero figli della Terra o potremmo avere un’origine… marziana? È una domanda che sembra uscita da un romanzo di fantascienza, eppure continua ad affascinare anche la comunità scientifica. L’idea che la vita terrestre possa non essere nata sul nostro pianeta, ma essere arrivata dallo spazio – magari proprio da Marte – è una delle ipotesi più suggestive nel dibattito sull’origine della vita.

Non è la teoria dominante, ma merita di essere esplorata. A farlo è Seán Jordan, professore di chimica all’Università di Dublino, in un’analisi pubblicata su The Conversation, in cui valuta punti di forza e criticità di questa ipotesi.

Un enigma ancora aperto: come è iniziata la vita sulla Terra

Nonostante decenni di studi, gli scienziati non hanno ancora chiarito con precisione quali passaggi chimici abbiano trasformato la materia inerte in biologia, né quando siano comparse le prime forme di vita. Sappiamo che la vita esiste sulla Terra da oltre quattro miliardi di anni, ma il “come” e il “dove” restano in parte avvolti nel mistero.

Ed è qui che entra in gioco Marte.

Marte e Terra: due mondi simili all’inizio

Marte si è formato circa 4,6 miliardi di anni fa, mentre la Terra è leggermente più giovane, con un’età stimata di 4,54 miliardi di anni. Nelle loro fasi iniziali, entrambi i pianeti erano mondi estremi, con superfici fuse che si sono raffreddate lentamente nel tempo.

Secondo molte ricostruzioni, il Marte primordiale avrebbe avuto condizioni sorprendentemente simili a quelle della Terra delle origini:

  • un’atmosfera più densa e protettiva,
  • acqua liquida sotto forma di oceani, fiumi e laghi,
  • attività geotermica con sorgenti idrotermali e ambienti caldi, potenzialmente favorevoli alla nascita della vita.

In linea teorica, dunque, la vita avrebbe potuto emergere su entrambi i pianeti in modo indipendente.

L’impatto che cambiò tutto (sulla Terra)

C’è però una differenza cruciale tra i due mondi. Circa 4,51 miliardi di anni fa, un pianeta roccioso delle dimensioni di Marte – noto come Theia – entrò in collisione con la proto-Terra. Da questo impatto catastrofico nacquero la Terra così come la conosciamo oggi e la Luna.

Questo evento avrebbe completamente rifuso la superficie terrestre. Se la vita fosse già comparsa prima, difficilmente sarebbe sopravvissuta.

Marte, invece, pur subendo numerosi impatti durante la fase caotica iniziale del Sistema Solare, non sembra aver vissuto un evento di rifusione globale. Alcune regioni potrebbero essere rimaste relativamente stabili per centinaia di milioni di anni.

Una finestra temporale favorevole su Marte

Se la vita fosse emersa su Marte poco dopo la sua formazione, avrebbe potuto evolversi senza grandi interruzioni per almeno mezzo miliardo di anni. Un vantaggio non trascurabile rispetto alla Terra, che ha dovuto “ripartire da zero” dopo l’impatto che ha generato la Luna.

Con il collasso del campo magnetico marziano, però, il destino del pianeta è cambiato: l’atmosfera si è dispersa, l’acqua liquida è scomparsa e la superficie è diventata ostile alla vita come la conosciamo.

LUCA e il tempo dell’origine della vita

Per capire se la vita avrebbe potuto nascere “in tempo” sulla Terra, gli scienziati guardano a LUCA, l’Ultimo Antenato Comune Universale: il microrganismo da cui discende tutta la vita attuale.

Uno studio pubblicato nel 2024 su Nature Ecology & Evolution ha stimato che LUCA vivesse già 4,2 miliardi di anni fa, prima di quanto si pensasse. Questo significa che:

  • LUCA non fu la prima forma di vita,
  • già allora esistevano piccoli ecosistemi microbici relativamente complessi.

Se così fosse, la vita avrebbe avuto meno di 300 milioni di anni per emergere sulla Terra dopo la formazione della Luna. Un tempo sorprendentemente breve… o forse sufficiente?

L’ipotesi marziana: vita in viaggio

Secondo l’ipotesi della panspermia marziana, microrganismi potrebbero essersi formati su Marte e aver raggiunto la Terra a bordo di meteoriti espulsi dal pianeta in seguito a grandi impatti.

In questo scenario, la vita avrebbe “risparmiato tempo”, arrivando su una Terra ormai raffreddata e pronta ad accoglierla.

Ma il viaggio sarebbe stato tutt’altro che semplice.

Sopravvivere allo spazio: una sfida estrema

Per arrivare da Marte alla Terra, eventuali microrganismi avrebbero dovuto:

  • sopravvivere all’impatto che li ha espulsi dalla superficie marziana,
  • resistere al vuoto dello spazio e ai raggi cosmici,
  • superare l’ingresso nell’atmosfera terrestre e un nuovo impatto.

Il genoma ricostruito di LUCA suggerisce adattamenti a calore e radiazioni UV, tipici di ambienti idrotermali, ma non indica particolari capacità di “resistenza spaziale”.

Secondo Seán Jordan, la probabilità che tutto questo sia avvenuto è molto bassa. Per quanto complessa possa sembrare la transizione dalla chimica alla biologia, resta – a suo giudizio – più plausibile di una migrazione vitale interplanetaria riuscita.

Un’ipotesi affascinante, ma non necessaria

Alcuni esperimenti e simulazioni suggeriscono che microrganismi estremamente resistenti, soprattutto in forma di spore e protetti all’interno di grandi meteoriti, potrebbero teoricamente sopravvivere a un viaggio interplanetario. Le ricerche in questo campo sono ancora in corso.

Resta però una domanda chiave: se la vita fosse arrivata sulla Terra da Marte, perché non si sarebbe poi diffusa dalla Terra al resto del Sistema Solare nei successivi quattro miliardi di anni?

Allora, siamo marziani?

Probabilmente no. L’ipotesi marziana resta affascinante e stimolante, ma non necessaria per spiegare l’origine della vita sulla Terra. Come conclude Jordan, le evidenze attuali suggeriscono che la vita abbia potuto emergere qui, nel nostro pianeta, grazie a condizioni che – per quanto estreme – erano sorprendentemente favorevoli.

E forse è proprio questo il dato più straordinario: non che veniamo da Marte, ma che la vita sia riuscita a nascere, quasi subito, su una Terra ancora giovane e turbolenta.

Foto di mannette da Pixabay

Federica Vitale
Federica Vitalehttps://federicavitale.com
Ho studiato Shakespeare all'Università e mi ritrovo a scrivere di tecnologia, smartphone, robot e accessori hi-tech da anni! La SEO? Per me è maschile, ma la rispetto ugualmente. Quando si suol dire "Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere" (Amleto, l'atto indovinatelo voi!)

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