L’inquinamento da microplastica è un fenomeno recente, forse nella sua creazione, ma dell’attenzione da parte del mondo, sì. Come per tutti i fenomeni recenti però, ogni giorno ci sono nuove scoperte e ogni giorno ci sono anche errori. Per esempio, secondo un nuovo studio, i protocolli di misurazione della presenza dei frammenti, che sia in natura o nell’uomo, sono fallaci portando a risultati errati.
La microplastica, frammenti che ci staccano da oggetti più grossi, sono effettivamente ovunque. Secondo gli studi più recenti, basta bere da una bottiglia d’acqua, mangiare un ramen riscaldato nel microonde e altro ancora per ingerire migliaia di frammenti. Ma se in realtà questi frammenti avessero inquinato i campioni di studi solo in un secondo momento?
Il reale inquinamento da microplastica
Per i ricercatori dell’Università del Michigan, i protocolli standard non tengono conto di una fonte di inquinamento postuma. Nonostante tutte le precauzioni del caso, come la scelta di un vestiario organico, nei test hanno registrato una concentrazione di microplastica nell’aria eccessivamente elevata. La colpa era solo dei guanti da laboratorio. Nello specifico, della sostanza usata nella produzione degli stessi che serve per staccarli dal macchinario.
Le parole degli autori: “La scienza è un processo iterativo. Nuovi ambiti di ricerca, tra cui le microplastiche ambientali, introducono nuove sfide per la comunità scientifica. Nell’affrontare queste nuove sfide, incontreremo degli intoppi, come la contaminazione imprevista. Sebbene abbiamo dovuto scartare il nostro set di dati iniziale, ci aspettiamo che le lezioni apprese sulla contaminazione dei guanti possano essere utili ad altri scienziati. Inoltre, prevediamo di continuare la nostra ricerca sulla contaminazione atmosferica da microplastiche nel Michigan, ma questa volta senza guanti.”

