Se vostra madre o vostro padre ha festeggiato il centesimo compleanno, avete automaticamente ricevuto un biglietto per arrivare alla stessa età? No, ma potreste partire con qualche vantaggio. Un nuovo studio pubblicato il 26 agosto 2026 su JAMA Network Open ha esaminato una delle questioni più affascinanti della ricerca sull’invecchiamento: quanto della longevità eccezionale dei genitori si trasmette ai figli? Analizzando tre coorti indipendenti, i ricercatori hanno scoperto che i discendenti dei centenari presentano una mortalità inferiore e tendono a sviluppare più tardi alcune importanti patologie associate all’età.
Tre studi e migliaia di persone sotto osservazione
La forza della ricerca sta soprattutto nelle sue dimensioni e nella possibilità di confrontare popolazioni differenti. Gli scienziati hanno utilizzato i dati di LonGenity, del New England Centenarian Study e della UK Biobank, con periodi di osservazione che in alcuni casi si estendevano per decenni. Le analisi principali comprendevano complessivamente 4.030 figli di centenari e controlli, distribuiti nelle tre coorti. Per essere classificato come figlio di un centenario era sufficiente avere almeno un genitore vissuto 100 anni o più.
Il rischio di morte risultava inferiore del 42%
Il risultato più impressionante riguarda la sopravvivenza. Combinando i dati dei diversi studi, i figli dei centenari mostravano un rischio relativo di morte inferiore del 42% rispetto ai gruppi di confronto, con un hazard ratio di 0,58. In termini temporali, la mortalità risultava posticipata mediamente di circa 3,1 anni. È importante interpretare correttamente questi numeri: una riduzione del rischio relativo non significa che il 42% dei figli dei centenari vivrà più a lungo, né tantomeno che arriverà a 100 anni. Indica una differenza statistica nella velocità con cui si verificavano i decessi durante il periodo studiato.
Anche cuore e pressione sembrano beneficiare dell’eredità familiare
Il vantaggio non riguardava soltanto la durata della vita. La meta-analisi ha rilevato nei figli dei centenari un rischio inferiore di circa il 33% per le malattie cardiovascolari e del 32% per l’ipertensione. La comparsa dell’ipertensione risultava inoltre ritardata mediamente di circa 5,2 anni. Per l’ictus sono emersi segnali favorevoli in due delle tre coorti, mentre per il cancro non è stata osservata un’associazione significativa e consistente. La longevità familiare, quindi, non sembra rappresentare uno scudo universale contro tutte le malattie dell’invecchiamento.
Quanto dipende dai geni?
Una parte della spiegazione potrebbe essere scritta nel DNA. I centenari costituiscono da tempo un modello privilegiato per studiare varianti genetiche associate alla longevità e alla resistenza alle malattie. Ma i figli non ereditano soltanto geni: spesso condividono con i genitori abitudini alimentari, ambiente, condizioni socioeconomiche e comportamenti sviluppati nell’arco di molti anni. Proprio nel 2026 uno studio sui discendenti del New England Centenarian Study ha osservato abitudini alimentari leggermente più favorevoli in questo gruppo. Separare completamente patrimonio genetico e ambiente rimane quindi estremamente difficile.
Non serve avere due genitori centenari
Curiosamente, le ricerche precedenti suggeriscono che un solo genitore eccezionalmente longevo possa essere sufficiente per osservare un vantaggio. Uno studio italiano su 374 persone aveva confrontato individui con un genitore centenario e l’altro longevo, persone con un solo genitore longevo e controlli senza genitori particolarmente longevi. I figli dei centenari mostravano condizioni funzionali migliori e un rischio inferiore per diverse patologie, ma la longevità del secondo genitore non sembrava aggiungere un vantaggio sostanziale. È un’ulteriore indicazione del fatto che l’ereditarietà della longevità è complessa e non segue una semplice regola matematica.
Un genitore centenario non è una garanzia per arrivare a 100 anni
Lo studio del 2026 presenta inoltre limiti importanti. Alcune informazioni sulle malattie erano auto-riferite, le coorti erano prevalentemente composte da persone bianche e non tutti i possibili fattori legati allo stile di vita potevano essere controllati perfettamente. Soprattutto, si tratta di uno studio osservazionale: può dimostrare che longevità dei genitori e salute dei figli sono associate, ma non stabilire esattamente quali geni, comportamenti o condizioni ambientali producano il vantaggio. Avere un padre o una madre centenari aumenta dunque le probabilità di un invecchiamento favorevole, ma non determina il destino individuale.
La vera eredità potrebbe essere invecchiare più lentamente
Il dato più interessante potrebbe allora non essere la possibilità di spegnere 100 candeline, ma il modo in cui si arriva alla vecchiaia. I figli dei centenari sembrano rappresentare un modello naturale di invecchiamento più sano, caratterizzato da una comparsa ritardata di alcune malattie e da una maggiore sopravvivenza. Il New England Centenarian Study studia queste famiglie dal 1995 proprio per identificare i fattori biologici e ambientali che favoriscono una vita eccezionalmente lunga. Capire quali meccanismi proteggono queste persone potrebbe essere molto più importante che prevedere chi diventerà centenario: potrebbe aiutare la medicina a individuare strategie capaci di prolungare non soltanto la vita, ma soprattutto gli anni trascorsi in buona salute.
Foto di Sabine van Erp da Pixabay
