Da decenni, il Triangolo delle Bermuda affascina e inquieta: navi e aerei che scompaiono senza lasciare traccia, storie di vortici oceanici, anomalie magnetiche e persino presunti rapimenti alieni. La zona, delimitata da Florida, Bermuda e Grandi Antille, copre un’area compresa tra 1,3 e 3,9 milioni di chilometri quadrati. Qui, secondo i registri, nel corso dell’ultimo secolo si sarebbero perse più di 50 imbarcazioni e una ventina di velivoli.
Ma per Karl Kruszelnicki, scienziato e divulgatore australiano, non c’è nulla di paranormale: si tratta di un fenomeno spiegabile con statistica, meteorologia e fallibilità umana.
Una questione di probabilità
Kruszelnicki sottolinea che il Triangolo delle Bermuda è una delle aree più trafficate al mondo sia per il trasporto marittimo che per quello aereo. In un contesto simile, il numero di incidenti risulta proporzionato a quello registrato in altre rotte con condizioni simili. In altre parole, più mezzi transitano in una zona, più è probabile che si verifichino eventi tragici.
Il ruolo dell’ambiente e della navigazione
A supporto di questa tesi, già nel 2010 la NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) aveva chiarito che le sparizioni non avvengono con frequenza superiore rispetto ad altre vaste aree oceaniche. La Guardia Costiera degli Stati Uniti concorda: la reputazione del Triangolo è frutto di una narrazione romanzata, più che di dati concreti.
Gli scienziati evidenziano alcuni fattori ambientali chiave:
- Corrente del Golfo: potente e imprevedibile, capace di alterare rapidamente le condizioni meteorologiche.
- Navigazione complessa: la presenza di numerose isole nel Mar dei Caraibi aumenta il rischio di errore.
- Anomalie magnetiche locali: in rare circostanze, le bussole possono puntare verso il nord geografico invece del nord magnetico, disorientando i piloti.
Dal Volo 19 ai miti di Atlantide
Uno degli episodi più celebri associati al Triangolo è la scomparsa del Volo 19 nel 1945. Cinque aerei militari statunitensi svanirono durante un’esercitazione; le ricostruzioni indicano che le condizioni meteo avverse e la disorientazione dei piloti furono i fattori determinanti.
Col tempo, però, la narrativa popolare ha preferito spiegazioni più suggestive: città sommerse come Atlantide, mostri marini e interferenze extraterrestri.
Il verdetto della scienza
Dal 2017, Kruszelnicki ribadisce la sua posizione: i numeri parlano chiaro e il “mistero” non è altro che la somma di traffico intenso, meteo pericoloso ed errori umani. Il fascino del Triangolo delle Bermuda, dunque, resta più nella leggenda che nella realtà.
Foto di Larry White da Pixabay

