Scienza

Delfini e conchiglie: così imparano a cacciare con gli strumenti

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Non tutte le tecniche di caccia nascono allo stesso modo. Alcune sono legate all’istinto, altre sembrano essere il risultato di osservazione, esperienza e apprendimento sociale. È proprio questo il caso di alcuni delfini tursiopi osservati al largo della costa del Queensland, in Australia, mentre utilizzano grandi conchiglie come veri e propri strumenti per catturare le loro prede.

Il comportamento, conosciuto come “shelling”, è raro e particolarmente interessante perché potrebbe fornire nuovi indizi sulla capacità dei delfini di apprendere strategie complesse dagli altri membri del gruppo.

La conchiglia diventa uno strumento di caccia

La tecnica è sorprendentemente elaborata. Il delfino insegue un pesce fino a spingerlo all’interno di una grande conchiglia vuota che si trova sul fondale.

A quel punto l’animale raccoglie la conchiglia e la porta verso la superficie. Il movimento provoca la fuoriuscita dell’acqua e il pesce, rimasto intrappolato all’interno, scivola direttamente nella bocca del delfino.

Non si tratta quindi semplicemente di utilizzare un oggetto trovato nell’ambiente: la conchiglia viene selezionata, raccolta e manipolata all’interno di una precisa strategia alimentare.

Per gli studiosi, questo rappresenta un interessante esempio di uso di strumenti nel mondo animale, un comportamento osservato in diverse specie ma ancora relativamente raro tra i mammiferi marini.

Due osservazioni nel Queensland

Le nuove osservazioni sono state effettuate nel Great Sandy Marine Park, al largo di Hervey Bay, e hanno riguardato delfini tursiopi della specie Tursiops aduncus.

I ricercatori hanno documentato due episodi distinti avvenuti tra luglio e ottobre 2025. Le immagini mostrano gli animali mentre emergono dall’acqua trasportando le grandi conchiglie utilizzate durante la caccia.

La scoperta è particolarmente interessante perché nella stessa area erano già state raccolte immagini di delfini impegnati in questo comportamento, anche nel 2013 e nel 2019. Quelle osservazioni, tuttavia, non erano ancora confluite in una documentazione scientifica pubblicata.

Il nuovo studio, apparso su Marine Mammal Science, aggiunge quindi osservazioni scientificamente documentate e materiale video che permettono di studiare più attentamente il fenomeno.

Il dettaglio che ha incuriosito gli scienziati

Uno degli episodi osservati presenta un elemento ancora più interessante.

Una femmina adulta è stata vista emergere con una conchiglia. Durante l’azione, il pesce è riuscito a scappare e la madre ha abbandonato momentaneamente il guscio per inseguirlo.

Pochi minuti dopo, il piccolo ha raccolto un’altra conchiglia e ha iniziato a tenerla con movimenti simili a quelli appena osservati nella madre.

La sequenza ha attirato immediatamente l’attenzione dei ricercatori perché potrebbe essere compatibile con una forma di apprendimento sociale verticale, cioè un comportamento acquisito osservando un genitore.

Ma è importante non andare oltre ciò che le immagini consentono di dimostrare. Gli scienziati non possono ancora affermare che la madre stesse intenzionalmente “insegnando” al piccolo la tecnica.

Potrebbe trattarsi di imitazione, di esplorazione spontanea da parte del cucciolo oppure di una combinazione di osservazione ed esperienza. Per stabilire come venga effettivamente trasmesso il comportamento saranno necessarie molte altre osservazioni.

Un comportamento già noto a Shark Bay

Il “shelling” non è completamente nuovo per la scienza. Una tecnica simile è stata studiata soprattutto nella popolazione di delfini tursiopi di Shark Bay, nell’Australia occidentale.

In quella popolazione gli studiosi hanno raccolto numerose evidenze secondo cui l’utilizzo delle conchiglie costituisce una strategia alimentare specializzata e può essere trasmesso socialmente tra gli individui.

La presenza di un comportamento simile anche nel Queensland apre quindi una domanda affascinante: la tecnica è stata inventata una sola volta e poi diffusa, oppure si è sviluppata indipendentemente in popolazioni diverse?

Al momento non esiste una risposta definitiva.

La distanza geografica tra le due popolazioni e le caratteristiche delle osservazioni rendono plausibile l’ipotesi che il comportamento possa essersi sviluppato separatamente. Ma servono ulteriori dati per ricostruire la sua storia evolutiva.

I delfini hanno una propria “cultura”?

È proprio qui che la scoperta diventa particolarmente interessante.

Quando un comportamento complesso viene acquisito attraverso l’osservazione di altri individui e successivamente trasmesso all’interno di una popolazione, gli studiosi parlano di trasmissione sociale.

In alcune specie questo processo può generare tradizioni comportamentali che cambiano da una popolazione all’altra. È uno dei motivi per cui si parla, con le dovute cautele, di una sorta di cultura animale.

Nei delfini sono già state osservate diverse forme di apprendimento sociale: dalle tecniche di alimentazione alle modalità di interazione con l’ambiente.

Il “shelling” aggiunge un ulteriore tassello perché richiede una sequenza di azioni relativamente complessa: trovare una preda, spingerla nella conchiglia, recuperare il guscio, trasportarlo e manipolarlo per ottenere il pesce.

Imparare dagli altri per sopravvivere

La possibilità di apprendere nuove strategie dagli altri individui potrebbe rappresentare un importante vantaggio evolutivo.

Un giovane delfino non deve necessariamente inventare da zero una tecnica efficace di caccia: può osservare un adulto, sperimentare il comportamento e progressivamente perfezionarlo.

Questo tipo di apprendimento permette alle popolazioni animali di conservare e diffondere soluzioni utili senza che ogni individuo debba necessariamente svilupparle autonomamente.

Ed è proprio questo il motivo per cui i ricercatori considerano preziose anche osservazioni apparentemente semplici come quella di un cucciolo che raccoglie una conchiglia.

Una finestra sull’intelligenza dei mammiferi marini

La nuova ricerca non dimostra che i delfini possiedano una forma di insegnamento intenzionale paragonabile a quella umana. Mostra però quanto possa essere sofisticato il rapporto tra intelligenza, ambiente e apprendimento sociale in questi animali.

La conchiglia, un oggetto apparentemente banale del fondale marino, può diventare uno strumento all’interno di una strategia di caccia complessa. E il fatto che un giovane delfino possa osservare un adulto mentre la utilizza solleva interrogativi importanti su come le conoscenze vengano trasmesse all’interno delle popolazioni.

Studiare questi comportamenti significa quindi non soltanto scoprire qualcosa in più sui delfini, ma anche comprendere meglio come l’intelligenza e la cultura possano evolvere nel mondo animale.

Forse, sotto la superficie dell’oceano, alcune delle lezioni più interessanti sull’apprendimento non arrivano dai libri, ma viaggiano da una madre a un cucciolo attraverso una semplice conchiglia.

Foto di Alfred Stadlmann da Pixabay

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