Molecole d’acqua sono state individuate sorprendentemente vicino a Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio situato al centro della nostra galassia. La scoperta arriva dalle osservazioni del James Webb Space Telescope e riguarda IRS 3, una stella evoluta distante appena 0,55 anni luce dal buco nero. È un ambiente che gli astronomi considerano estremamente ostile, attraversato da intense radiazioni, venti stellari e potenti effetti gravitazionali. Eppure acqua e polvere sembrano riuscire a sopravvivere proprio qui, mostrando che la chimica del centro galattico è più resistente di quanto potessimo immaginare.
Il protagonista è Sagittarius A*
Sagittarius A* si trova a circa 26.000 anni luce dalla Terra e possiede una massa equivalente a circa quattro milioni di Soli. Nel 2022 l’Event Horizon Telescope ne ha mostrato per la prima volta l’ombra, confermando direttamente la presenza del gigantesco oggetto compatto al centro della Via Lattea. La regione circostante è tutt’altro che tranquilla: stelle, gas e polveri si muovono in un ambiente dominato dalla gravità del buco nero, mentre il materiale caldo produce emissioni variabili e brillamenti osservabili anche nell’infrarosso e nei raggi X.
L’acqua non è dentro il buco nero
La scoperta richiede però una precisazione importante: gli astronomi non hanno trovato acqua nel buco nero, né immediatamente accanto al suo orizzonte degli eventi. Le molecole sono state rilevate nell’involucro di IRS 3, una stella appartenente al ramo asintotico delle giganti (AGB), cioè una stella anziana che sta perdendo i propri strati esterni. IRS 3 si trova a circa 0,55 anni luce da Sagittarius A*: una distanza enorme in termini terrestri, ma straordinariamente piccola su scala galattica.
Il Webb ha osservato un enorme guscio di polvere
Utilizzando il Mid-Infrared Instrument (MIRI), Webb ha studiato la radiazione infrarossa proveniente dalla stella e dal materiale che la circonda. Gli astronomi hanno ricostruito una struttura stratificata di polvere di silicati estesa fino a circa 10.000 unità astronomiche dalla stella. La temperatura cambia enormemente lungo questo involucro: nelle regioni interne può raggiungere circa 1.200 kelvin, mentre nelle zone più esterne scende fino a circa 100 kelvin. È proprio all’interno di questo complesso ambiente circumstellare che gli scienziati hanno ottenuto la prima chiara evidenza della presenza di acqua attorno a IRS 3.
Come può l’acqua sopravvivere in un ambiente simile?
È la domanda che rende la scoperta particolarmente interessante. Nel centro galattico, la radiazione energetica può distruggere le molecole, spezzandone i legami chimici. Ma la materia espulsa dalla stella può creare regioni sufficientemente dense da fornire una sorta di protezione. Gas e polvere assorbono parte della radiazione circostante e permettono a molecole relativamente fragili di esistere più a lungo. L’osservazione suggerisce quindi che le atmosfere estese delle stelle morenti possano funzionare come piccole “oasi chimiche” anche in una delle regioni più estreme della galassia.
Le stelle morenti continuano ad arricchire la galassia
IRS 3 offre inoltre uno sguardo su un processo fondamentale per l’evoluzione cosmica. Quando stelle di massa bassa o intermedia raggiungono le ultime fasi della loro esistenza, espellono grandi quantità di gas e polvere nello spazio. Questo materiale contiene elementi e molecole che possono successivamente entrare in nuove nubi interstellari e partecipare alla formazione di altre stelle e, in ambienti adatti, di sistemi planetari. La scoperta mostra che questo ciclo di arricchimento chimico può continuare persino nelle immediate vicinanze cosmiche di un buco nero supermassiccio.
Un centro galattico meno sterile del previsto
Già precedenti osservazioni avevano mostrato la presenza di gas molecolare freddo molto vicino a Sagittarius A*. ALMA, per esempio, ha individuato piccole nubi ricche di idrogeno molecolare a circa un anno luce dal buco nero. Nel 2026 lo stesso osservatorio ha inoltre fornito prove di un vento caldo proveniente da Sagittarius A*, capace di interagire con il gas freddo circostante. La presenza di acqua nell’involucro di IRS 3 aggiunge ora un nuovo tassello: anche in questa regione caotica possono esistere ambienti localmente favorevoli alla sopravvivenza di molecole complesse.
Una scoperta che cambia lo sguardo sui nuclei galattici
Il risultato non significa che esistano oceani o condizioni favorevoli alla vita vicino a Sagittarius A*: l’acqua rilevata è molecolare e associata al materiale circumstellare. La sua presenza ha però un significato astrofisico importante. Dimostra che polvere e molecole possono resistere molto più vicino a un buco nero supermassiccio di quanto un’immagine semplicistica di questi ambienti potrebbe suggerire. Studiare IRS 3 permetterà quindi di comprendere meglio come le stelle evolvono, perdono materia e alimentano il mezzo interstellare nei centri delle galassie. Persino nel turbolento cuore della Via Lattea, insomma, l’acqua riesce a trovare un posto dove sopravvivere.
