Scienza

Il Kazakhstan ha cambiato fuso orario: cosa è successo alla salute di 19 milioni di persone

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Il 1° marzo 2024 il Kazakhstan ha compiuto un esperimento sociale involontario di dimensioni eccezionali. Il Paese, esteso per circa 3.000 chilometri da est a ovest, è passato da due fusi orari a uno solo, UTC+5. Nelle regioni che utilizzavano UTC+6, comprese città come Astana e Almaty, gli orologi sono stati portati indietro di un’ora; le regioni occidentali, già su UTC+5, non hanno invece modificato l’orario. Questa differenza ha offerto ai ricercatori una rara opportunità: osservare cosa accade alla salute di milioni di persone quando l’orologio sociale viene improvvisamente spostato rispetto ai ritmi ai quali erano abituate.

Quasi 19 milioni di osservazioni sanitarie

A sfruttare questo enorme “esperimento naturale” sono state ricercatrici delle università mediche di Semey e Astana. Lo studio, pubblicato su Scientific Reports, ha combinato circa 19 milioni di osservazioni provenienti dai registri clinici nazionali con un’indagine su 13.648 persone, utilizzando dati raccolti tra gennaio 2022 e marzo 2025. Le autrici hanno confrontato 15 unità amministrative orientali interessate dal cambio di orario con cinque aree occidentali rimaste sullo stesso fuso. In questo modo hanno cercato di distinguere gli eventuali cambiamenti successivi alla riforma dalle normali oscillazioni nell’utilizzo dei servizi sanitari.

Nei primi sei mesi aumentano le visite cardiovascolari

Il segnale più evidente è emerso durante la fase acuta, cioè nei primi sei mesi dopo il cambiamento. Nelle regioni che avevano spostato indietro gli orologi, le consultazioni mediche per problemi cardiovascolari sono aumentate relativamente dell’11,4% rispetto alle regioni occidentali utilizzate come controllo. Non significa che l’11,4% della popolazione abbia sviluppato improvvisamente una malattia cardiaca: il dato descrive una variazione relativa nell’utilizzo dei servizi sanitari. È una distinzione fondamentale, perché lo studio misura soprattutto visite e indicatori sanitari osservati dopo la riforma, non nuovi casi di patologia attribuibili direttamente al cambio dell’ora.

A est aumentano soprattutto i problemi di sonno

Le differenze più impressionanti riguardavano il sonno. L’indagine ha evidenziato un marcato gradiente geografico: procedendo verso le longitudini orientali, dove il rapporto tra ora ufficiale e luce solare era cambiato maggiormente, aumentava la probabilità di riferire disturbi del sonno. Nelle zone più orientali, intorno agli 82 gradi di longitudine est, le probabilità aggiustate risultavano oltre quattro volte superiori rispetto alle aree di riferimento. Venivano segnalate anche più cefalee. Un’altra indagine nazionale condotta successivamente ha stimato che nel 2025 circa il 28% degli adulti kazaki presentasse una scarsa qualità del sonno, pur precisando che quel dato, da solo, non può essere attribuito alla riforma.

Il problema è lo scontro tra tre diversi orologi

Per comprendere il fenomeno bisogna distinguere almeno tre tempi: l’orologio ufficiale, l’orologio solare e quello biologico. Il nostro ritmo circadiano viene sincronizzato soprattutto dalla luce, in particolare da quella ricevuta al mattino. Spostare l’orario civile modifica invece il momento in cui lavoro, scuola, pasti e sonno avvengono rispetto all’alba e al tramonto. Quando questi segnali non coincidono, l’organismo deve riadattare progressivamente sonno, secrezione ormonale, temperatura corporea e altre funzioni fisiologiche. È uno dei motivi per cui la cronobiologia considera importante l’allineamento tra orari sociali e ciclo naturale luce-buio.

Dopo alcuni mesi, però, qualcosa cambia

Il risultato forse più interessante arriva osservando cosa è successo nel lungo periodo. Le anomalie non sono rimaste costanti. Monitorando i dati fino all’inizio del 2025, i ricercatori hanno osservato una progressiva convergenza verso le tendenze precedenti alla riforma. Nell’ultima fase dello studio, l’utilizzo dei servizi sanitari non mostrava più una differenza statisticamente significativa rispetto ai livelli previsti sulla base dell’andamento precedente. In altre parole, i segnali più forti sembrano essere stati transitori e gli indicatori osservabili si sono sostanzialmente stabilizzati entro circa un anno.

Questo significa che il corpo si è adattato?

È una spiegazione plausibile, ma non ancora dimostrata. Le autrici parlano di possibili processi di riadattamento circadiano, ma sottolineano che lo studio è osservazionale. La diminuzione delle differenze potrebbe dipendere dall’adattamento biologico, da cambiamenti nelle abitudini quotidiane, da modifiche degli orari lavorativi oppure da altri fattori. Inoltre, un aumento delle visite mediche non dimostra automaticamente un peggioramento fisiologico provocato dal nuovo fuso. Gli stessi ricercatori definiscono i risultati evidenze descrittive di una risposta della popolazione e dei servizi sanitari, non una dimostrazione definitiva del meccanismo causale.

Un gigantesco laboratorio per studiare il nostro orologio biologico

Il caso kazako offre qualcosa di difficilmente riproducibile in laboratorio: milioni di persone sottoposte contemporaneamente alla stessa riorganizzazione dell’orario civile, con una parte del Paese rimasta invariata e utilizzabile come confronto. I risultati suggeriscono che modificare improvvisamente il rapporto tra orologio, luce e abitudini quotidiane può accompagnarsi a conseguenze sanitarie misurabili, soprattutto nei primi mesi, ma mostrano anche una notevole capacità di adattamento. Lo studio non stabilisce se UTC+5 sia complessivamente migliore o peggiore per la salute dei kazaki. Dimostra però quanto una decisione apparentemente amministrativa possa trasformarsi in una questione biologica: cambiare l’ora sull’orologio richiede pochi secondi, mentre al nostro organismo può servire molto più tempo per riscrivere la propria giornata.

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