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3I/ATLAS è ricca di metanolo: la cometa interstellare rivela una chimica mai vista prima

3I/ATLAS metanolo cometa

Non appartiene al nostro Sistema solare e proprio per questo ogni molecola individuata al suo interno rappresenta una specie di messaggio proveniente da un altro sistema planetario. 3I/ATLAS, scoperta nel luglio 2025, è il terzo oggetto interstellare conosciuto dopo 1I/’Oumuamua e 2I/Borisov. La sua traiettoria iperbolica ha mostrato che non è gravitazionalmente legata al Sole: è entrata nel nostro sistema, ha attraversato la regione planetaria e continuerà il suo viaggio nello spazio interstellare. Ora la sua composizione sta rivelando qualcosa di ancora più interessante.

ALMA ha trovato grandi quantità di metanolo

Utilizzando l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA), gli astronomi hanno rilevato nella chioma della cometa il metanolo, CH₃OH, insieme all’acido cianidrico, HCN. Le osservazioni sono state effettuate prima del perielio, tra agosto e ottobre 2025, quando 3I/ATLAS si trovava tra circa 2,6 e 1,7 unità astronomiche dal Sole. Il risultato più sorprendente non è semplicemente la presenza del metanolo, molecola già conosciuta nelle comete, ma la sua eccezionale abbondanza rispetto all’HCN. Lo studio è stato pubblicato su The Astrophysical Journal Letters.

Un rapporto tra i più alti mai osservati

In due delle osservazioni utilizzate per confrontare le molecole, il rapporto di produzione CH₃OH/HCN è risultato rispettivamente di circa 124 e 79, tenendo conto delle relative incertezze. Sono valori tra i più elevati misurati nelle comete attraverso osservazioni radio. Secondo i ricercatori, soltanto la particolare cometa del Sistema solare C/2016 R2 (PanSTARRS) presenta un arricchimento ancora più estremo. Osservazioni indipendenti effettuate con il radiotelescopio IRAM da 30 metri hanno confermato che 3I/ATLAS possiede una composizione molecolare decisamente peculiare.

Il metanolo sembra arrivare anche da minuscoli granelli ghiacciati

ALMA ha permesso di osservare anche dove vengono liberate le molecole. L’HCN appariva compatibile con un’emissione proveniente direttamente dal nucleo, mentre il metanolo mostrava una distribuzione differente e risultava più abbondante sul lato rivolto verso il Sole. L’analisi indica che almeno una parte del CH₃OH potrebbe essere prodotta nella chioma, probabilmente attraverso minuscoli granelli ghiacciati espulsi dal nucleo che, riscaldati dalla radiazione solare, continuano a sublimare. In pratica potrebbero comportarsi come una popolazione di “mini-comete” attorno alla cometa principale. Gli autori precisano però che i dati non consentono di escludere definitivamente un’origine interamente dal nucleo.

Avvicinandosi al Sole, la produzione è aumentata rapidamente

Un altro indizio è arrivato osservando 3I/ATLAS durante il suo avvicinamento al Sole. Tra agosto e ottobre la produzione di metanolo è aumentata rapidamente, mostrando un’accelerazione intorno alle 2 unità astronomiche, in prossimità della regione in cui la sublimazione dell’acqua diventa molto più importante per l’attività cometaria. Il comportamento suggerisce che metanolo, acqua e granelli ghiacciati possano essere fisicamente collegati all’interno del materiale della cometa. Studiare come questi gas vengono liberati permette agli astronomi di ricostruire non soltanto ciò che contiene 3I/ATLAS, ma anche come i suoi ghiacci sono organizzati.

La sua chimica racconta un ambiente molto diverso dal nostro

Il metanolo è soltanto uno degli elementi insoliti del puzzle. Le osservazioni precedenti avevano mostrato una chioma particolarmente ricca di anidride carbonica rispetto all’acqua. Successivamente ALMA ha misurato nell’acqua di 3I/ATLAS un rapporto isotopico del deuterio estremamente elevato rispetto alle comete del Sistema solare. Quest’ultimo risultato indica condizioni di formazione molto fredde, probabilmente inferiori a circa 30 kelvin. Nel loro insieme, queste caratteristiche suggeriscono che 3I/ATLAS si sia formata in un ambiente chimicamente molto diverso da quello in cui nacquero la maggior parte delle nostre comete.

Metanolo non significa vita extraterrestre

La parola “organica” può facilmente generare equivoci. Il metanolo è una molecola organica, ma la sua presenza non rappresenta una biosignatura e non dimostra che sulla cometa sia mai esistita vita. Molecole organiche relativamente complesse possono formarsi attraverso normali processi chimici nei ghiacci e nelle nubi interstellari, senza alcun intervento biologico. La scoperta è importante per un’altra ragione: molecole contenenti carbonio possono essere incorporate nei piccoli corpi durante la formazione dei sistemi planetari e successivamente trasportate attraverso lo spazio. 3I/ATLAS ci permette di osservare direttamente questo processo in materiale formatosi attorno a un’altra stella.

Un frammento di un sistema planetario lontano nel nostro cortile cosmico

Ogni oggetto interstellare offre un’opportunità rarissima: analizzare materiale proveniente da un sistema planetario che altrimenti sarebbe impossibile raggiungere. Nel caso di 3I/ATLAS, isotopi, metanolo, CO₂ e altre molecole stanno costruendo una vera impronta digitale chimica del luogo in cui è nata. Alcune analisi suggeriscono persino un’origine molto antica, anche se ricostruire con precisione età e sistema d’origine rimane difficile. La scoperta dell’abbondanza di metanolo non ci dice quindi che abbiamo trovato vita aliena. Ci offre qualcosa di forse più concreto: un campione naturale della chimica con cui possono nascere pianeti e comete attorno ad altre stelle, arrivato spontaneamente fino al nostro Sistema solare.

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