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CO2 atmosferica e sangue umano: uno studio rileva cambiamenti sorprendenti nella chimica del corpo

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L’aumento della CO2 nell’atmosfera non sta soltanto riscaldando il pianeta: secondo una nuova ricerca, potrebbe essere associato anche a cambiamenti misurabili nella chimica del sangue umano. Analizzando oltre vent’anni di dati sanitari statunitensi, due ricercatori australiani hanno osservato un progressivo aumento del bicarbonato nel sangue, accompagnato da una diminuzione di calcio e fosforo. Il dato più sorprendente è che la variazione del bicarbonato procede parallelamente all’aumento della concentrazione atmosferica di anidride carbonica. Gli autori ipotizzano quindi che l’organismo possa già mostrare segnali di adattamento a un’atmosfera che sta cambiando.

Vent’anni di dati sulla popolazione americana

Lo studio, pubblicato nel 2026 sulla rivista Air Quality, Atmosphere & Health, ha utilizzato i dati della grande indagine americana NHANES, che raccoglie informazioni sanitarie e nutrizionali sulla popolazione degli Stati Uniti. I ricercatori hanno esaminato i livelli medi di bicarbonato, calcio e fosforo misurati tra il 1999 e il 2020, utilizzando migliaia di campioni per ciascun ciclo dell’indagine. Questi valori sono stati poi confrontati con l’andamento della CO2 atmosferica misurata nello stesso periodo.

Il bicarbonato è aumentato di circa il 7%

Il cambiamento più evidente riguarda il bicarbonato sierico, una sostanza fondamentale per mantenere stabile l’equilibrio acido-base dell’organismo e per trasportare indirettamente la CO2 nel sangue. Il valore medio è passato da circa 23,7-23,8 mEq/L alla fine degli anni Novanta a 25,3 mEq/L nel 2019-2020, con un incremento vicino al 7%. Nello stesso arco temporale la concentrazione atmosferica di CO2 è salita da circa 369 parti per milione a oltre 410 ppm. I due fenomeni mostrano quindi andamenti simili.

Perché la CO2 modifica il bicarbonato

Il collegamento è fisiologicamente plausibile. Il nostro metabolismo produce continuamente anidride carbonica, che viene trasportata dal sangue fino ai polmoni ed eliminata respirando. Gran parte della CO2 viene convertita in bicarbonato grazie all’enzima anidrasi carbonica. Quando nell’organismo aumenta la CO2, il sistema acido-base può rispondere modificando la quantità di bicarbonato per mantenere il pH entro limiti molto stretti. È un meccanismo ben conosciuto in condizioni di esposizione a concentrazioni elevate di CO2; molto meno chiaro è cosa accada con incrementi atmosferici piccoli ma protratti per tutta la vita.

Calcio e fosforo, invece, sono diminuiti

Parallelamente all’aumento del bicarbonato, gli studiosi hanno osservato una riduzione media di circa il 2% del calcio e del 7% del fosforo nel sangue. Anche questi minerali partecipano ai complessi sistemi utilizzati dall’organismo per controllare l’equilibrio acido-base. Gli autori ipotizzano quindi che le tre tendenze possano essere collegate. Tuttavia, i valori medi osservati rimangono attualmente all’interno degli intervalli considerati normali e lo studio non dimostra che queste variazioni stiano provocando malattie nella popolazione.

La previsione per il 2076 va interpretata con cautela

Proiettando linearmente l’andamento osservato, gli autori calcolano che il bicarbonato medio potrebbe raggiungere intorno al 2076 il limite superiore di 30 mEq/L utilizzato come riferimento per il sangue venoso. Calcio e fosforo potrebbero invece avvicinarsi ai rispettivi limiti inferiori più avanti nel secolo. Sono però estrapolazioni, non previsioni certe: presuppongono che le tendenze continuino allo stesso ritmo per decenni, mentre fisiologia umana, emissioni e concentrazioni atmosferiche potrebbero seguire traiettorie differenti.

Lo studio non dimostra che la causa sia la CO2

Questo è il limite fondamentale. I ricercatori hanno individuato una correlazione temporale, non un rapporto di causa-effetto. I dati provengono da persone differenti analizzate nei vari cicli NHANES e molti fattori possono influenzare bicarbonato, calcio e fosforo: dieta, farmaci, malattie, funzione renale e cambiamenti nelle procedure di laboratorio. Non è stata inoltre misurata l’esposizione personale alla CO2 di ciascun partecipante. Gli stessi autori riconoscono queste incertezze e sostengono che siano necessarie ulteriori ricerche per verificare direttamente l’ipotesi.

Una nuova domanda sugli effetti del cambiamento atmosferico

La scoperta apre quindi una questione ancora largamente inesplorata: quali conseguenze potrebbe avere sul corpo umano respirare per un’intera vita un’atmosfera con concentrazioni di CO2 progressivamente maggiori? Oggi i livelli atmosferici superano 420 ppm, rispetto ai circa 280 ppm dell’epoca preindustriale. Non ci sono prove che le concentrazioni esterne attuali siano direttamente tossiche per le persone, ma lo studio suggerisce che possano meritare attenzione anche gli effetti fisiologici molto piccoli e cumulativi. Per ora il cambiamento nel sangue è un indizio, non una diagnosi: capire se sia davvero causato dalla CO2 sarà il passaggio decisivo.

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