Corea del Sud contro il phishing: riconoscimento facciale per i cellulari

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La lotta alle truffe digitali entra in una nuova fase in Corea del Sud. In un Paese tra i più avanzati al mondo sul piano tecnologico, il governo ha deciso di alzare ulteriormente l’asticella della sicurezza: per acquistare e registrare un nuovo numero di telefono cellulare sarà necessario sottoporsi a un riconoscimento facciale in tempo reale. Una misura drastica, che racconta quanto il problema del furto di identità e del phishing sia diventato strutturale.

L’annuncio, arrivato dal Ministero della Scienza e della Tecnologia, segna un cambio di passo nella gestione delle identità digitali e apre un dibattito che va ben oltre i confini sudcoreani.

Perché il telefono è diventato l’anello debole

Negli ultimi anni, il numero di frodi basate su numeri di telefono registrati illegalmente è cresciuto in modo esponenziale. I criminali, spesso in possesso di grandi quantità di dati personali sottratti durante violazioni informatiche, riescono ad attivare linee mobili usando identità altrui. Una volta ottenuto un numero “pulito”, lo utilizzano per truffe telefoniche, phishing vocale e raggiri sempre più sofisticati.

In Corea del Sud questo fenomeno ha assunto dimensioni tali da spingere il governo a intervenire direttamente sul processo di registrazione degli account di telefonia mobile, considerato uno dei principali punti di accesso per le attività fraudolente.

Come funzionerà il riconoscimento facciale

La nuova politica prevede che gli operatori di telefonia mobile verifichino l’identità dei nuovi clienti tramite riconoscimento facciale, in aggiunta ai controlli già esistenti. Finora, per acquistare una SIM o attivare un contratto era sufficiente presentare un documento di identità valido presso il punto vendita. D’ora in avanti, questo non basterà più.

Il processo avverrà attraverso l’applicazione “PASS”, sviluppata congiuntamente dai tre principali operatori del Paese — SK Telecom, LG Uplus e Korea Telecom — e già ampiamente utilizzata per l’accesso ai servizi pubblici. I clienti dovranno scansionare il proprio volto in tempo reale: il sistema confronterà l’immagine con la fotografia presente sul documento di identità.

Secondo il governo, questa verifica renderà estremamente difficile attivare una linea mobile utilizzando solo dati rubati.

Biometria sì, ma con limiti dichiarati

L’introduzione del riconoscimento facciale ha sollevato immediate preoccupazioni sulla tutela della privacy e sull’uso dei dati biometrici. Per rispondere alle critiche, le autorità sudcoreane hanno assicurato che il sistema non memorizzerà le informazioni facciali degli utenti.

La scansione servirà esclusivamente a verificare la corrispondenza tra il volto della persona e la fotografia sul documento di identità, senza creare un archivio biometrico permanente. Un chiarimento necessario, ma che non ha spento del tutto il dibattito su sicurezza, controllo e sorveglianza.

Un contesto segnato da violazioni massive

La decisione del governo va letta alla luce di un contesto particolarmente critico. La Corea del Sud, con una popolazione di circa 52 milioni di persone, ha subito nel solo 2025 due gravi violazioni di dati che hanno coinvolto più della metà dei residenti.

Uno dei casi più clamorosi ha riguardato Coupang, la principale piattaforma di e-commerce del Paese, che ha esposto accidentalmente oltre 30 milioni di dati personali. Lo scandalo è stato tale da costare il posto all’amministratore delegato dell’azienda.

Il caso SK Telecom e la perdita di fiducia

Non meno grave è stato l’incidente che ha coinvolto SK Telecom, il maggiore operatore mobile sudcoreano. Le autorità hanno scoperto pratiche di sicurezza informatica giudicate inadeguate: credenziali dell’infrastruttura lasciate in chiaro su server accessibili via Internet e milioni di dati utente archiviati senza crittografia.

Per questo, SK Telecom è stata multata inizialmente per 100 milioni di dollari. Ma il colpo più pesante è arrivato con la decisione della Commissione per la mediazione delle controversie dei consumatori: un risarcimento complessivo da 1,55 miliardi di dollari, destinato a 23 milioni di clienti. Ogni utente riceverà l’equivalente di circa 57 euro, metà come credito in bolletta e metà sotto forma di punti fedeltà.

Non solo grandi operatori: il ruolo degli MVNO

Il governo ha chiarito che la responsabilità non ricade esclusivamente sui grandi operatori. Secondo i dati ufficiali, nel 2024 il 92% dei telefoni cellulari contraffatti è stato registrato tramite operatori virtuali di rete mobile (MVNO), spesso caratterizzati da controlli meno stringenti.

Proprio per questo, le nuove regole prevedono anche un rafforzamento della supervisione sui rivenditori e l’obbligo di informare chiaramente i clienti sui rischi legati all’uso improprio dei numeri di telefono.

Sicurezza contro libertà: un equilibrio delicato

La mossa della Corea del Sud rappresenta uno dei tentativi più avanzati al mondo di contrastare il phishing intervenendo direttamente sull’identità digitale. Da un lato, promette di ridurre drasticamente le frodi; dall’altro, solleva interrogativi su privacy, proporzionalità e normalizzazione dei controlli biometrici.

In un’epoca in cui il telefono è diventato la chiave d’accesso a banche, servizi pubblici e vita sociale, la battaglia contro le truffe passa sempre più dal volto. La domanda che resta aperta è se questo nuovo livello di controllo sarà percepito come una protezione necessaria o come un ulteriore sacrificio della libertà individuale in nome della sicurezza.

Foto di Le Vu su Unsplash

Federica Vitale
Federica Vitalehttps://federicavitale.com
Ho studiato Shakespeare all'Università e mi ritrovo a scrivere di tecnologia, smartphone, robot e accessori hi-tech da anni! La SEO? Per me è maschile, ma la rispetto ugualmente. Quando si suol dire "Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere" (Amleto, l'atto indovinatelo voi!)

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