Quando il Sole scompare dietro l’orizzonte, siamo portati a pensare che il giorno sia finito. In realtà, la notte non comincia nel momento esatto del tramonto. Per un periodo più o meno lungo, il cielo continua a ricevere e diffondere la luce solare, mentre il paesaggio passa lentamente dalla luminosità del giorno all’oscurità.
È il crepuscolo, una delle transizioni più suggestive della giornata e, allo stesso tempo, un fenomeno astronomico regolato da parametri molto precisi. Non esiste quindi un unico crepuscolo: gli astronomi ne distinguono tre fasi, definite in base a quanto il centro del Sole è sceso sotto la linea dell’orizzonte.
La differenza può sembrare sottile a chi osserva il cielo a occhio nudo, ma tra il primo chiarore e il buio necessario per vedere distintamente le stelle accadono molte cose.
Perché il cielo resta luminoso dopo il tramonto
La spiegazione si trova nell’atmosfera terrestre. Anche quando il Sole non è più visibile dalla nostra posizione, i suoi raggi continuano a raggiungere gli strati dell’atmosfera che si trovano ancora illuminati. Le molecole presenti nell’aria diffondono la luce e producono quella luminosità residua che accompagna il passaggio dal giorno alla notte.
È anche il motivo per cui il tramonto sulla Terra è così diverso da quello che si potrebbe osservare su un corpo celeste privo di atmosfera. Sulla Luna, per esempio, non esiste lo stesso processo di diffusione della luce atmosferica: quando il Sole scende sotto l’orizzonte, il cambiamento della luminosità è molto più netto.
Il crepuscolo terrestre, invece, è una zona di passaggio, non un confine.
Il primo passaggio: il crepuscolo civile
La prima fase è il crepuscolo civile, quello che percepiamo più facilmente nella vita quotidiana. Comincia quando il Sole è appena sceso sotto l’orizzonte e termina quando il suo centro raggiunge 6 gradi di profondità.
In questa fase il cielo conserva ancora una quantità significativa di luce naturale. È possibile muoversi all’aperto e distinguere abbastanza bene ciò che ci circonda, anche se la visibilità diminuisce progressivamente. È il momento in cui nelle città si accendono i lampioni e sulle strade diventano necessari i fari delle automobili.
Anche il cielo comincia a cambiare volto: possono essere già visibili alcuni degli oggetti astronomici più luminosi, mentre il colore del paesaggio passa gradualmente dalle tonalità calde del tramonto a quelle più fredde della sera.
La durata non è uguale dappertutto. Dipende dalla latitudine, dalla stagione e dall’inclinazione con cui il Sole attraversa l’orizzonte. Alle medie latitudini può durare all’incirca mezz’ora, ma vicino ai poli la transizione può diventare molto più lunga.
Quando il mare e il cielo iniziano a confondersi
Dopo il crepuscolo civile arriva il crepuscolo nautico, quando il Sole si trova tra 6 e 12 gradi sotto l’orizzonte.
Il nome racconta una parte importante della sua storia. In questa fase la luminosità è ormai molto ridotta, ma il cielo conserva ancora una certa luce. Il termine “nautico” è legato infatti alla navigazione tradizionale: le condizioni di visibilità consentivano ai navigatori di distinguere ancora l’orizzonte e di utilizzare le stelle più luminose come riferimento per l’orientamento.
È una fase particolarmente interessante anche dal punto di vista visivo. Il confine tra cielo e paesaggio diventa progressivamente meno netto, soprattutto sul mare, mentre aumentano le stelle visibili.
La luce artificiale diventa ormai importante per le attività all’aperto, ma la notte astronomica non è ancora arrivata.
L’ultima soglia prima del buio
Quando il Sole scende tra 12 e 18 gradi sotto l’orizzonte, inizia il crepuscolo astronomico. È la fase più vicina alla notte vera e propria.
A questo punto la luce residua è molto debole e, per un osservatore casuale, può sembrare che il cielo sia ormai completamente buio. Per chi osserva le stelle, però, la differenza è significativa: durante questa fase diventano progressivamente visibili oggetti celesti sempre meno luminosi.
Quando il crepuscolo astronomico termina, il cielo raggiunge condizioni di oscurità sufficienti per l’osservazione astronomica più accurata, sempre tenendo conto di inquinamento luminoso, condizioni atmosferiche e presenza della Luna.
Per questo, chi vuole osservare oggetti celesti poco luminosi deve spesso aspettare parecchio dopo il tramonto. Come indicazione generale, circa un’ora e mezza dopo il tramonto si entra in condizioni molto più favorevoli per osservare il cielo notturno.
Non tutti i tramonti durano allo stesso modo
La durata del crepuscolo cambia considerevolmente a seconda del luogo in cui ci troviamo.
Alle medie latitudini, per esempio, il crepuscolo tende a essere più breve nei periodi dell’anno in cui il Sole attraversa l’orizzonte con maggiore inclinazione rispetto alla superficie terrestre. In estate, invece, la traiettoria apparente del Sole può rendere più lunga la transizione verso il buio.
La situazione diventa ancora più particolare avvicinandosi ai poli. Durante determinate fasi dell’anno, il Sole può rimanere così vicino all’orizzonte da impedire il raggiungimento delle condizioni di oscurità completa. In alcune regioni polari, dunque, il crepuscolo può accompagnare l’intera notte.
All’equatore, al contrario, il Sole tende a scendere sotto l’orizzonte con un angolo più ripido e la transizione dalla luce all’oscurità è generalmente più rapida.
Tre crepuscoli, una sola transizione
C’è qualcosa di sorprendente nel modo in cui percepiamo il tramonto. Per noi può sembrare un istante: il Sole scompare, il cielo cambia colore e poco dopo arriva la notte. Dal punto di vista astronomico, invece, il passaggio è molto più graduale.
Il crepuscolo civile, quello nautico e quello astronomico sono tre momenti della stessa trasformazione, definiti da precise posizioni del Sole rispetto all’orizzonte. Una sequenza invisibile nella sua precisione, ma perfettamente riconoscibile nei suoi effetti.
E forse è proprio questo a rendere il crepuscolo così affascinante: non è né giorno né notte. È una condizione intermedia, una soglia in cui il paesaggio conserva ancora qualcosa della luce appena trascorsa mentre il cielo si prepara lentamente a cambiare completamente volto.
Il giorno, dunque, non finisce bruscamente.
Per qualche tempo, continua a esistere tra la luce e il buio.
