La melatonina è uno degli integratori più utilizzati al mondo per favorire il sonno ed è generalmente considerata sicura quando impiegata per brevi periodi e secondo le indicazioni del medico. Tuttavia, un nuovo studio presentato durante le Scientific Sessions dell’American Heart Association ha acceso il dibattito sulla sua sicurezza nel lungo termine. Secondo i ricercatori, l’uso continuativo della melatonina per almeno un anno sarebbe associato a un aumento del rischio di insufficienza cardiaca. Gli autori precisano però che si tratta di uno studio osservazionale e che i risultati non dimostrano un rapporto diretto di causa-effetto.

Cosa ha scoperto lo studio

I ricercatori hanno analizzato i dati sanitari di oltre 130.000 adulti con insonnia, confrontando chi assumeva melatonina da almeno un anno con persone che non la utilizzavano. Durante il periodo di osservazione, gli utilizzatori a lungo termine hanno mostrato una probabilità più elevata di ricevere una diagnosi di insufficienza cardiaca, oltre a un maggior numero di ricoveri per questa patologia e a un aumento della mortalità per tutte le cause. Sebbene i risultati siano statisticamente significativi, gli stessi autori sottolineano che potrebbero essere influenzati anche da altri fattori non completamente misurabili.

Che cos’è l’insufficienza cardiaca

L’insufficienza cardiaca è una condizione cronica nella quale il cuore non riesce a pompare sangue in quantità sufficiente per soddisfare le esigenze dell’organismo. Tra i sintomi più comuni figurano affanno, facile affaticamento, gonfiore alle gambe e ridotta capacità di svolgere attività fisica. Le cause possono essere molteplici e comprendono ipertensione, malattia coronarica, diabete, danni al muscolo cardiaco e alterazioni delle valvole cardiache. Si tratta di una patologia complessa, nella quale intervengono fattori genetici, ambientali e legati allo stile di vita.

Perché i risultati non dimostrano che la melatonina sia la causa

Uno degli aspetti più importanti dello studio riguarda la sua natura osservazionale. Questo tipo di ricerca consente di individuare associazioni, ma non può stabilire se un fattore provochi direttamente un altro. È possibile, ad esempio, che le persone che assumono melatonina soffrano di insonnia più grave o presentino condizioni come stress cronico, depressione, ansia o altre patologie che, a loro volta, possono contribuire ad aumentare il rischio cardiovascolare. Per chiarire il legame saranno necessari studi clinici controllati.

La melatonina resta un integratore ampiamente utilizzato

La melatonina è un ormone prodotto naturalmente dalla ghiandola pineale che regola il ritmo sonno-veglia. Come integratore viene impiegata soprattutto per trattare disturbi del sonno, jet lag e alterazioni del ritmo circadiano. Nella maggior parte dei casi è considerata ben tollerata quando utilizzata per periodi limitati, mentre le evidenze sulla sicurezza dell’assunzione cronica sono ancora oggetto di studio.

Gli esperti invitano a non interrompere autonomamente il trattamento

Dopo la diffusione dei risultati, cardiologi e specialisti del sonno hanno raccomandato di non trarre conclusioni affrettate. Chi assume melatonina non dovrebbe sospenderla autonomamente, soprattutto se è stata prescritta dal medico. Al contrario, è opportuno discutere con il proprio specialista la necessità di proseguire la terapia, valutando eventuali alternative e affrontando le cause dell’insonnia quando possibile.

Dormire bene resta fondamentale per il cuore

Paradossalmente, anche l’insonnia cronica rappresenta un fattore associato a un aumento del rischio cardiovascolare. Dormire poco o male può favorire ipertensione, infiammazione, alterazioni metaboliche e altri problemi che incidono sulla salute del cuore. Per questo motivo gli esperti ricordano che il trattamento dei disturbi del sonno rimane importante e che, per l’insonnia persistente, la terapia cognitivo-comportamentale è spesso considerata il trattamento di prima scelta, eventualmente affiancato da altri interventi valutati dal medico.

Servono ulteriori conferme

La nuova ricerca rappresenta un importante segnale che merita attenzione, ma non modifica da sola le attuali raccomandazioni cliniche. Saranno necessari studi prospettici e sperimentazioni controllate per stabilire se la melatonina abbia realmente un ruolo nell’aumento del rischio di insufficienza cardiaca o se l’associazione osservata dipenda da altri fattori. Fino ad allora, il consiglio resta quello di utilizzare gli integratori con prudenza, evitando l’automedicazione prolungata e confrontandosi sempre con un professionista sanitario prima di intraprendere trattamenti di lunga durata.

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