La polipillola: quattro farmaci salva cuore in una sola compressa

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Da un recente studio è emerso che una singola pillola, che combina più farmaci per la prevenzione delle patologie cardiovascolari, riduce il rischio di eventi come infarti, ictus e morte improvvisa nelle persone di età superiore ai 50 anni. Questo studio ha esaminato, su larga scala, l’efficacia di una cosiddetta polipillola, una combinazione di quattro farmaci per ridurre il colesterolo e la pressione sanguigna, contenente almeno un antipertensivo e un ipolipemizzante.

Polipillola

I ricercatori hanno dichiarato che chi assumeva la polipillola, aveva il 30% di possibilità in meno di incorrere in una malattia cardiovascolare. “Si è parlato molto dell’utilizzo di questo semplice farmaco combinato a dose fissa per la prevenzione delle malattie cardiovascolari e penso che abbiamo dimostrato che come strategia può funzionare“, ha affermato il Prof. Tom Marshall, coautore dello studio dell’Università di Birmingham.

La sperimentazione ha coinvolto oltre 6.800 partecipanti di età compresa tra 50 e 75 anni, tutti provenienti dall’Iran rurale, dove quasi il 34% dei decessi prematuri è dovuto a malattie coronariche e il 14% è da ictus. Complessivamente i ricercatori del Regno Unito, degli Stati Uniti e dell’Iran hanno preso in esame 3.417 persone, dando loro solo consigli sullo stile di vita e l’alimentazione, mettendoli a confronto con un egual numero di individui trattati con la polipillola.

Polipillola

 

Una conclusione promettente per le patologie cardiovascolari

La conclusione è stata che oltre il 90% delle persone che venivano trattate con la polipillola non hanno avuto disturbi, evitando così almeno due eventi cardiovascolari per i 5 anni di assunzione del farmaco.

Gli autori dello studio hanno affermato che ci sono anche vantaggi economici e pratici nell’assunzione  della polipillola. Ma anche se lo studio è stato accolto con favore nella comunità scientifica, uno dei suoi vantaggi potrebbe esserne un “limite“, poichè secondo il Prof. Jeremy Pearson, direttore del British Heart Foundation, lo studio non si adatterebbe al diverso reddito che si ha nel Regno Unito nei confronti dell Iran.

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