Quando un oggetto proveniente da un altro sistema stellare attraversa il Sistema Solare, il tempo per osservarlo è poco e le informazioni che riusciamo a raccogliere sono spesso frammentarie. È successo con ‘Oumuamua nel 2017 e più recentemente con 3I/ATLAS, un corpo enigmatico osservato da distanze troppo grandi per permettere un’analisi approfondita. Ma l’Europa non vuole farsi trovare impreparata la prossima volta.
L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) sta infatti lavorando a Comet Interceptor, una missione pensata per intercettare e studiare da vicino uno dei prossimi “visitatori” che entreranno nel nostro Sistema Solare, che si tratti di una cometa dinamicamente nuova o, con un po’ di fortuna, di un vero oggetto interstellare.
Perché gli oggetti interstellari affascinano gli scienziati
Gli oggetti interstellari sono corpi celesti nati attorno a stelle diverse dal Sole e successivamente espulsi dai loro sistemi di origine. Quando uno di essi attraversa il nostro vicinato cosmico, offre un’occasione unica per studiare materiali formatisi altrove, senza dover lasciare il Sistema Solare.
Il problema è che questi oggetti vengono individuati tardi e restano osservabili per un periodo molto breve. Nel caso di 3I/ATLAS, la distanza e la scarsa qualità dei dati hanno alimentato speculazioni e ipotesi contrastanti sulla sua natura, senza però consentire risposte definitive.
Comet Interceptor: una missione in attesa
A differenza delle missioni tradizionali, Comet Interceptor non ha ancora un bersaglio definito. Dopo il lancio, la sonda verrà posizionata nel punto di Lagrange L2 del sistema Terra-Sole, una sorta di “parcheggio gravitazionale” ideale per missioni di osservazione e intercettazione.
Da lì, il veicolo resterà in standby finché non verrà individuato un obiettivo adatto: una cometa dinamicamente nuova, cioè alla sua prima incursione nel Sistema Solare interno, o un oggetto interstellare in traiettoria favorevole.
Le comete dinamicamente nuove come alternative realistiche
Secondo gli studi più recenti, le probabilità di intercettare un oggetto interstellare puro sono basse, soprattutto entro i primi anni di operatività della missione. Le comete dinamicamente nuove, invece, sono più comuni e rappresentano un compromesso scientificamente molto interessante.
Dal 1898 al 2023 ne sono state identificate almeno 132, anche se molte sono estremamente deboli e vengono scoperte solo poco prima di avvicinarsi al Sole. Questo rende cruciale la rapidità di individuazione e decisione.
Il ruolo chiave del telescopio Rubin
Qui entra in gioco il Legacy Survey of Space and Time (LSST) dell’Osservatorio Vera C. Rubin, destinato a rivoluzionare l’osservazione del cielo profondo. Grazie alla sua capacità di scandagliare il cielo con regolarità e precisione senza precedenti, l’LSST dovrebbe individuare molte più comete dinamicamente nuove rispetto al passato.
In teoria, questo permetterà al team di Comet Interceptor di avere più tempo per analizzare le orbite, stimare la luminosità e valutare i rischi, aumentando le probabilità di selezionare un bersaglio valido.
I limiti tecnici che rendono la missione una sfida
Nonostante l’ambizione, la missione deve fare i conti con vincoli molto rigidi. Il primo è il delta-v, cioè l’energia disponibile per cambiare traiettoria, stimato intorno a 1,5 km/s. Un valore modesto, che limita fortemente il numero di oggetti raggiungibili.
Inoltre, l’intercettazione deve avvenire a una distanza compresa tra 0,9 e 1,2 unità astronomiche e vicino al piano dell’eclittica, per rientrare nel raggio d’azione della sonda. Anche l’orientamento rispetto al Sole è critico: i pannelli solari richiedono un’inclinazione compresa tra 45° e 135°.
Il rischio della velocità e della polvere
Uno degli aspetti più delicati è la velocità di sorvolo. Superare i 70 km/s sarebbe fatale, poiché l’impatto con la polvere cometaria potrebbe distruggere le piccole sonde rilasciate per analizzare la chioma.
A questo si aggiunge il problema del degassamento: la cometa deve essere sufficientemente attiva da risultare scientificamente interessante, ma non così instabile da rappresentare una minaccia. Secondo i ricercatori, il livello di attività della cometa di Halley rappresenta un limite superiore accettabile.
Decisioni strategiche e teoria dei giochi
Poiché Comet Interceptor potrà scegliere un solo bersaglio, gli scienziati stanno esplorando scenari decisionali complessi, applicando persino la teoria dei giochi per valutare rischi e benefici. L’obiettivo è evitare di puntare su un candidato promettente che potrebbe disintegrarsi o rivelarsi deludente.
Questo introduce una componente di incertezza inevitabile: la missione viene progettata e lanciata prima ancora di sapere cosa incontrerà.
Un’attesa carica di possibilità
La probabilità di trovare il candidato perfetto nei primi 2-3 anni di missione non è elevata. Più realisticamente, il team dovrà accontentarsi di un obiettivo “sufficientemente buono”, cercando di estrarre il massimo valore scientifico possibile.
Eppure, se la fortuna dovesse aiutare e un oggetto interstellare attraversasse il Sistema Solare nel momento giusto, Comet Interceptor potrebbe offrire uno dei più straordinari incontri scientifici del secolo. Un evento che riecheggia l’“Appuntamento con Rama” immaginato da Arthur C. Clarke: non fantascienza, ma esplorazione reale ai confini del conosciuto.
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